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Movida centro storico - Replica al comitato San Pellegrino - Così si rischia di far chiudere tutto

5 minuti in più di musica non alimentano l’illegalità…

di Daniele Camilli
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Daniele Camilli

Daniele Camilli 

Viterbo – La legalità è un conto. Il non-senso un altro. Il rispetto delle regole pure. Regole che conosco bene e di cui, certo, non mi lamento. Per questo non mi hanno mai entusiasmato le “curve” ultras di quartiere.

Preferisco quelle da stadio, decisamente meno opportuniste. E non capisco quale meraviglia possa suscitare l’esercizio del diritto di critica e cronaca proprio del lavoro giornalistico. Anche questa è una regola. Non stiamo poi di certo parlando di mafia.

A meno che non si voglia sostenere che 5 minuti in più di musica o apertura alimentino l’illegalità. In tal senso, sarebbe stato più incisivo concentrarsi sugli scavi clandestini nel centro storico e la vendita all’ingrosso dei reperti depredati nei sotterranei.

Oppure su traffici di cocaina e mdma che hanno visto come protagonisti tutt’altre realtà e soggetti ben lontani dai gestori dei locali e tenuti a distanza dagli stessi. Ma su questi problemi non mi pare che la voce dei comitati si sia levata con forza. Tutto il resto, lascia il tempo che trova. Ma a volte il tempo va trovato per dare una risposta. Non capisco dunque così tanto stupore, o fastidio.

Ma tant’è, e nemmeno importa. Soprattutto – a quanto pare – al Comitato San Pellegrino che mi chiama in causa, alludendo pure a miei presunti atteggiamenti diffamatori nei confronti dei residenti, cui appartengo, perché San Pellegrino è parte di un problema generale chiamato appunto centro storico. Un tessuto cittadino il cui degrado – e su questo il Comitato ha perfettamente ragione – è all’ordine del giorno.

Poi, nessuna difesa a oltranza. A meno che il Comitato non abbia rintracciato nel mio articolo una specie di scala musicale caratterizzata da continuo crescendo. Se così fosse, li ringrazio. Anche se, lo ammetto, per il ruolo che i locali rivestono la difesa esplicita non mi sarebbe affatto dispiaciuta. E certamente non me ne sarei pentito. Perché mentre la difesa a oltranza non c’è stata, l’attacco asfissiante contro due ragazzi sì.

Ma il mio è stato solo un articolo. Poi la bella presa di posizione di RockinCura. Uno solo. Scritto, fra l’altro, nel pieno rispetto delle regole deontologiche che caratterizzano il mio mestiere e una testata come Tusciaweb che altrimenti nemmeno lo avrebbe pubblicato. Un articolo nato nemmeno da conoscenza o simpatia, se è questo l’aspetto che si vuole ipotizzare.

Con alcuni gestori di locali non corre buon sangue. Anzi, tutt’altro. Meno ci vediamo e meglio stiamo. Ma è una questione di giustizia e le antipatie personali passano in secondo, terzo e quarto piano. Per quanto riguarda i termini “bossetti e capibastone”, rinvio il Comitato a un’attenta lettura dei testi di Weber per capirne il significato.

Per la comprensione del concetto di jacquerie, può bastare invece un buon testo di storia. Definizioni che non si riferivano certo, e indistintamente, ai residenti del quartiere San Pellegrino per i quali ho il massimo rispetto. Non la spostiamo dunque su questo piano, aizzando inutilmente.

Perché così sarebbe a dir poco strumentale e – in tal caso sì – poco serio. Quindi, “i fatti” di cui sono a conoscenza, in tal caso, sono scritti nero su bianco su testi di Max Weber. Un articolo che non ha suscitato dibattito, purtroppo, ma – tra retromarce e dita puntate – un vero e proprio tiro al piccione, dove il povero piccione è sempre l’ultimo arrivato, l’ultima ruota del carro.

Guarda un po’, chi si guadagna da vivere. E lo fa onestamente. Come il 77, non mi faccio problemi a dirlo, al quale – a questo punto – approfitto anche per esprimere la mia piena solidarietà in veste non di giornalista, ma di residente del centro storico di Viterbo.

Solidarietà al 77 e ai fratelli Orlando e Manfredi Samperi che non sono sobillatori e uomini dediti all’illegalità, ma due ragazzi, come i vostri figli, che hanno investito nel centro storico con impegno e sacrificio. Come tante altre attività presenti in centro. Non ultima “L’Orlo di Munch” alla quale esprimo tutto il mio sostegno e – come per il 77 – la mia solidarietà.

Tuttavia non ritengo né giusto, né opportuno, prendersela con Orlando e Manfredi – questo sembrerebbe trasparire – per i “disordini” citati dal Comitato. Come se per le macchine parcheggiate a tappetino il sabato sera in piazza del plebiscito o il “pisciatoio” in via sant’Angelo uno se la dovesse prendere con i bar. Farlo non avrebbe semplicemente senso. Che senso ha – dunque – farlo con il 77?

Penso infine – sempre in veste di residente – che 3300 euro di multa e 10 giorni di chiusura siano un’esagerazione che non sta né in cielo né in terra. Come non sta né in cielo né in terra dire che le macchine, parcheggiate, e che quotidianamente sfigurano un centro storico che andrebbe chiuso del tutto, appartengano ai gestori dei locali.

Dirlo rasenta l’assurdo. Un assurdo dannoso non solo per il 77, ma anche per il centro storico che a sua volta perderebbe una piccola ma vitale e importante comunità di studenti e lavoratori. Non un covo di scalmanati dediti ad alcool, droghe, devastazione e saccheggio. Pensare questo – questo sì – sarebbe inutile e offensivo.

Per la città innanzitutto. E per tutti quei ragazzi che in questi anni hanno investito la propria vita e, molto spesso, tutti i propri risparmi. Le altre questioni sollevate appartengono alla politica, che non è di mia competenza, e alle complicità che la caratterizzano o che le ruotano attorno.

E che in tutti questi anni hanno fatto gran poco per il centro storico. Se non suscitare di volta in volta capri espiatori. Quasi sempre soggetti deboli. Con buona pace di tutti. Soprattutto di una città costretta a non crescere e ad essere finalmente se stessa.

Daniele Camilli


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31 marzo, 2016

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