Graffignano – Sono arrivate le telecamere di Sky sui terreni contaminati in località Pascolaro.
Sull’area che finì al centro delle indagini della forestale, tra il 2006 e il 2007, riaccende i riflettori lo speciale di Sky Tg24, andato in onda nei giorni scorsi: 20mila tonnellate di rifiuti sversati, spalmati con le macchine operatrici e ricoperti dalla terra, come spiegò l’allora comandante del Nipaf di Viterbo Marco Avanzo al processo contro gli imprenditori imputati, i fratelli Nocchi.
La vicenda giudiziaria è finita nel dimenticatoio della prescrizione. Nei processi per traffico illecito di rifiuti è la regola: i tempi delle indagini, delle analisi e del processo raramente restano contenuti nel termine massimo dei sette anni e mezzo oltre i quali si sprofonda nell’abisso.
Lo scempio è documentato. Il colpevole inesistente.
A dieci anni dalle indagini, niente è stato fatto per rimuovere quei rifiuti dalla terra, perché la bonifica costa. Non solo: secondo il servizio di Sky, a due passi dai campi appestati, si continua a coltivare.
“E’ tutto fermo”, garantisce Federico Grazioli, presidente di Agriconsulting Spa e amministratore dei terreni confinanti con quelli contaminati del Pascolaro. Ma quando il giornalista Fabio Vitale gli fa notare che ci sono tuttora colture di grano, alla fine, deve ammette: “Sì, un pezzetto sì”. Secondo Avanzo, un tempo, si coltivavano anche pomodori nella stessa zona, a pochi metri da quei terreni usati come pattumiera.
Già i risultati delle analisi dell’Arpa, eseguite anni fa, non erano rassicuranti: il pm Stefano D’Arma ha contestato il traffico illecito di rifiuti non pericolosi, nessun disastro ambientale. Ma i fanghi e gli altri tipi di scarti sversati al Pascolaro sono stati interrati così in profondità da lambire le falde acquifere. I forestali, tornati sul posto con la troupe di Sky, hanno ripetuto le analisi: nei campi accanto a quelli sequestrati nel 2006 ci sarebbero concentrazioni di stagno, antimonio e cadmio superiori al limite consentito. . “Coltivare vicino a un’area come questa è potenzialmente molto rischioso”, conclude Renato Sciunnach, del corpo forestale dello stato.
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