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La decisione del Gip - La procura ne aveva chieste 116 - Il provvedimento interessa anche Massimo Carminati, l'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti

Mafia capitale, 113 archiviazioni

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Mafia Capitale - Un frammento del video con le intercettazioni

Mafia Capitale – Un frammento del video con le intercettazioni

Roma – Mafia capitale, il gip di Roma Flavia Costantini archivia le posizioni di 113 indagati. La procura puntava a 116, in relazione a quelle imputazioni per le quali non sono stati trovati “elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio”.

Il provvedimento di archiviazione – come riporta Repubblica – riguarda anche l’ex Nar Massimo Carminati, in riferimento al reato di associazione per delinquere finalizzata a rapine e riciclaggio. Poi Ernesto Diotallevi e Giovanni de Carlo, a suo tempo iscritti sul registro degli indagati perché sospettati di essere a Roma i referenti di Cosa nostra, circostanza poi non suffragata da alcun riscontro.

Dal reato di associazione di stampo mafioso sono stati scagionati anche l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno attualmente sotto processo per corruzione e finanziamento illecito, l’ex esponente di Ente Eur spa Riccardo Mancini, e gli avvocati Michelangelo Curti, Domenico Leto e Pierpaolo dell’Anno.

E’ finita in archivio, poi, la posizione riguardante il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti che era indagato per corruzione e turbativa d’asta, e il suo ex braccio destro Maurizio Venafro (corruzione). Per tre posizioni minori, il giudice ha fissato la camera di consiglio e disposto la restituzione degli atti al pubblico ministero.

Le motivazioni. “Gli elementi acquisiti nel corso delle indagini non risultano idonei a sostenere l’accusa in giudizio nei confronti di Gianni Alemanno con particolare riguardo all’elemento soggettivo del reato (l’articolo 416 bis cp) in merito al ruolo di partecipe nel reato associativo” spiega il gip Flavia Costantini. Nel provvedimento di archiviazione citato da Repubblica, il giudice dimostra come fosse evidente dalle “risultanze investigative” che “alla base dell’aggiudicazione degli appalti pubblici alle cooperative riconducibili a Buzzi vi sia stata la diffusa opera corruttiva, elevata a ‘modus operandi’ e che proprio con l’elezione di Alemanno a sindaco di Roma, le stesse avessero moltiplicato il volume d’affari grazie alla ‘ramificazione’ delle ‘conoscenze’ in seno alla pubblica amministrazione”. Non solo, ma “molti soggetti collegati a Carminati da una comune militanza politica nella destra sociale ed eversiva ed anche in alcuni casi, da rapporti di amicizia, avevano assunto importanti responsabilità di governo e amministrative nella Capitale”.


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7 febbraio, 2017

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