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Santa Rosa - Intervista a suor Francesca che parla della festa, delle iniziative del monastero, dei due monta scale per l'accesso ai disabili in chiesa e di come le sia venuta l'ispirazione per scrivere la preghiera del facchino che quest'anno porta la sua firma

“Santuario e refettorio aperti a tutti…”

di Paola Pierdomenico
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Suor Francesca

Suor Francesca

Il monta scale al monastero

Il monta scale al monastero

Il monta scale al monasteroIl monta scale al monastero

Il monta scale al monastero

Il monta scale al monastero

Il monta scale al monastero

Suor Francesca

Suor Francesca

Il monta scale al monastero

Il monta scale al monastero

Viterbo – “Santuario e refettorio aperti a tutti”. Suor Francesca ha gli occhi che brillano quando parla di santa Rosa e della sua festa. A dicembre, saranno due anni che le alcantarine sono nella basilica a Viterbo. Dice di sentirsi a casa, felice del rapporto coi viterbesi che, quotidianamente, dimostrano la loro vicinanza al monastero.

Per ringraziarli le suore hanno provveduto a far installare due monta scale per rendere il santuario accessibile a tutti. Specie con l’avvicinarsi del tre settembre. E non nega che santa Rosa ci abbia messo lo zampino. Così come lo ha fatto nell’aiutarla a scrivere la preghiera del Facchino che quest’anno porta la sua firma.

Come vi state preparando alla festa di santa Rosa?

“In questo anno – dice suor Francesca – sono successe tante cose. Eventi che ci hanno portato a vedere concretizzata la nostra presenza qui”.

A cosa si riferisce?
“L’abbattimento delle barriere architettoniche che è un risultato importante in vista della festa”.

Cioè?

“E’ un’iniziativa che nasce dai ripetuti appelli dei viterbesi per i disabili che non avevano accesso al santuario. Ci siamo chieste come fare per rispondere a questa richiesta e ci siamo attivate. A febbraio, un ingegnere ha fatto un primo sopralluogo. Pensavamo, inizialmente a una rampa, ma il dislivello era troppo da non permetterci di farlo. Abbiamo quindi optato per un monta scale. Avremmo dovuto spendere 15mila euro, ma i soldi non c’erano”.

E cosa ha fatto quindi?
“Era il 6 marzo, la festa del transito di santa Rosa e, non mi vergogno a dirlo, le ho chiesto di fare qualcosa. In quell’occasione, non riuscimmo a raccogliere quella cifra. Quindi ci siamo messe il cuore in pace”.

Ma ora il monta scale c’è…

“Una decina di giorni dopo, mi ha chiamato un avvocato dicendomi che una signora anziana, morendo, aveva lasciato la sua eredità a dieci enti, tra cui il nostro monastero. Ero curiosa di sapere a quanto ammontava la cifra. Lui, di preciso, non lo sapeva, ma facendo un rapido calcolo mi ha detto che sarebbero stati su per giù 15mila euro. E’ sceso il silenzio.

Non potevo crederci. Mi ha sconvolto, perché sia l’ingegnere che l’avvocato mi avevano detto la stessa cifra. Per me, era il segno che santa Rosa voleva dirmi di fidarmi di lei e di andare avanti. Abbiamo chiamato Vincenzo Fiorillo e lui, come sempre accogliente e disponibile, si è organizzato affinché si potesse realizzare questo sogno”.

Ora i monta scale sono addirittura due.
“Il primo che dal passo carraio sale al monastero e poi un altro che dal monastero porta dentro la chiesa. La spesa è aumentata, ma con l’aiuto di chi ci vuole bene ci stiamo riuscendo… e, a settembre, sarà agibile. Sono già attivi, infatti, manca solo una piccola pedana che il nostro fabbro, Claudio Fabi, sta realizzando, tutto in tempo per la Novena…e allora il santuario sarà aperto a tutti”.

Lo sarà anche il refettorio.

“Appena arrivate, abbiamo visto che aveva bisogno di interventi, sia per gli affreschi che per l’umidità. Sembrava un sogno lontano e, invece, a giugno è arrivato il finanziamento della Sovrintendenza ed è stato avviato il progetto di risanamento che si è appena concluso. C’è solo da togliere l’impalcatura, ma per il resto ci siamo.

La sovrintendenza, nella persona della dottoressa Russo, il comune in collaborazione con il centro studi Santa Rosa, allestiranno una mostra per rendere visibili i restauri e alcuni oggetti che segnano la storia del monastero.

Il sostegno di Giuseppe Fioroni, della vicesindaca Ciambella e del Comune è stato fondamentale. Siamo grati. Per la festa il refettorio sarà aperto ai viterbesi e ai pellegrini. Il 2 settembre si inaugura l’esposizione che ritengo sarà bellissima. La mostra resterà aperta fino al due ottobre tutti i giorni, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30. Durante la permanenza della macchina sul sagrato del santuario ci saranno anche due aperture serali per un percorso artistico-spirituale questo in collaborazione con la proloco”.

Gloria resterà sul sagrato fino al 13 settembre.
“Anche quest’anno grazie alla collaborazione dei facchini e dei nostri volontari, terremo aperto il santuario anche la sera fino a tardi per dare la possibilità a chi viene per ammirare la macchina di entrare in chiesa e fare una preghiera per ringraziare il Signore”.

Il legame con santa Rosa si rafforza ogni anno di più.

“Sì, ed è cresciuta la collaborazione coi viterbesi. Penso sia un segno grande”.

Siete suore francescane alcantarine e vi trovate in un ambiente di clausura. E’ stato difficile adattarvi?
“Siamo in un luogo francescano, quindi a casa. Il nostro ordine religioso è nato alla fine dell’800 con l’intento di rispondere ai bisogni dei poveri del tempo, i giovani pericolanti (così il nostro fondatore definiva i destinatari del nostro servizio), siamo suore di vita attiva e qui, nonostante le grate, apriamo il nostro cuore a chi bussa per svariate richieste: ascolto, preghiera, conforto, sostegno, affetto…”.

Ha scritto la preghiera del facchino. Come mai?
“Credo di essere una donna fortunata, mi sento amata da Dio e il vivere in questo luogo di grazia mi conferma sempre più il suo amore. Mi piace dialogare con santa Rosa, lo scorso anno ho scritto tre preghiere, per richiedere la sua potente intercessione, per rendere lode a Dio, per rinnovare la consapevolezza che è Lui il datore di ogni bene e ha messo santa Rosa sul mio, nostro, cammino.

Quest’anno mi è stato chiesto di fare anche quella del facchino. A loro voglio molto bene, vedo la passione che ci mettono nel trasporto e la grande devozione per santa Rosa. Non ne conosco molti, ma quelli che conosco, sono sempre molto vicini a noi, alla santa e al nostro santuario. Sempre disponibili per qualsiasi bisogno che abbiamo. Da questo è nato tutto”.

Cosa l’ha ispirata?
“Sono andata da santa Rosa e mi sono seduta accanto a lei. Le ho prestato la mia mano, perché scrivessi quello che voleva. In realtà, abbiamo scritto insieme”.

Parla spesso con santa Rosa?

“Sì, ogni mattina prima di arrivare al coro per la preghiera comunitaria, passo in cappella a salutare Gesù e a consegnargli la disponibilità della giornata e poi vado all’urna, e chiedo a lei cosa vuole che faccia durante la giornata. Mi metto a disposizione sua e del Signore, perché mi mostrino ciò che di buono c’è da fare e mi metto all’opera. Non sono io a raccogliere i frutti e a vedere i risultati, ma alla sera constato che gli eventi fanno seguito un corso lineare e nella pace riconsegno ciò che ho vissuto, i volti che ho incontrato, le storie che ho raccolto…”.

Cosa la colpisce del Trasporto?

“L’unità dei facchini che vorrei fosse non solo in quel momento, ma anche nella vita quotidiana. Dovremmo andare al di là delle questioni personali, e far sì che l’intesa e la sintonia che ci sono la sera del tre settembre, ci siano sempre”.

Cosa la fa più emozionare?
“Vedere le persone che continuamente entrano qui al santuario. E’ un continuo via vai di gente. Questa apertura, penso sia gradita anche a santa Rosa, che era comunque una laica e che, probabilmente, aveva bisogno di sentirsi vicino alla gente, ma anche che la gente si sentisse vicino a lei. In questo anno, mi sono anche documentata su di lei e la cosa che mi ha colpito è constatare la sua grande fiducia in Dio, il suo abbandonarsi a lui, lei si sentiva sostenuta e non ha temuto nulla neanche di rischiare la vita. Lei una ragazzina povera, malata, rifiutata, scomoda… ma realizzata. Lei docile strumento nelle mani di Dio si è consegnata. E’ tutto questo che l’ha resa grande e ancor oggi si parla di lei”.

Appunto, di lei si parla ancora oggi.
“Nel 1918, Armida Barelli, fondatrice della Gioventù cattolica femminile, fu chiamata da papa Benedetto XV che le voleva affidare la responsabilità di questo movimento nascente. Lei chiese che la protettrice fosse una santa giovane, laica e propagandista e gli fece il nome di santa Rosa da Viterbo. Una giovane che non si vergognava di dire che era cristiana, disposta a donare la vita.

Riscoprirla da questo punto di vista, ci fa dire che vale la pena fidarsi del Signore, perché lui non ci deluderà mai. Sono suora da quasi 24 anni e quello che mi sta donando ora è davvero grande. Il nutrirmi di Lui attraverso la parola, l’eucarestia aiutano me e ciascuna sorella a crescere sempre di più nella consapevolezza che Lui conduce la nostra storia e che lui si serve di noi per accogliere e sostenere i tanti fratelli e sorelle che bussano alla porta del monastero. Quanta sofferenza, quanto dolore… nessuno è esonerato, ma se condiviso sembra sia più sopportabile”.

Ormai siete parte di una famiglia.
“Ci sentiamo parte del tessuto sociale. Tanti viterbesi, nel silenzio, ci aiutano con gesti quotidiani che sono importantissimi, ciascuno mette il suo tassello affinché il mosaico della vita prenda forma. Ci sentiamo sostenute, avvertiamo che i viterbesi sentono il santuario la loro casa, e allora c’è chi si preoccupa di collaborare nell’organizzazione dei servizi, chi dona tempo e competenza perché gli spazi siano vivibili come ad esempio i giardini e il chiostro luoghi curati da Daniele Cortese con tanta passione e amore”.

Che messaggio vuole fare ai viterbesi per prepararsi alla festa?
“Celebrare la festa di un santo è un’opportunità che abbiamo per riscoprire la nostra essenza di cristiani. I santi sono i fratelli nella fede che ci hanno preceduto e ci insegnano la via della vita piena che non è possedere, ma è donare.

Santa Rosa ci insegna a spogliarci dalle nostre impalcature, a non farci imbrigliare dai nostri limiti, a non fermarci di fronte agli ostacoli e disarmati consegnare la nostra vita Dio certi che lui non ci lascia mai soli, lei ci mostra la via della pace, dell’unità, della misericordia, a noi spetta l’imitazione.

Il 24 agosto – conclude Suor Francesca – inizia la Novena in preparazione alla festa, nell’arco della giornata grazie alla disponibilità del nostro vescovo e dei sacerdoti della città, abbiamo le celebrazioni eucaristiche, sia al santuario che alla casa, siamo tutti invitati a prepararci cristianamente a vivere la festa della nostra santa patrona”.

Paola Pierdomenico


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23 agosto, 2017

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