Viterbo – “Lavoro, ambiente e lotta alle disuguaglianze”. “La mia è senza dubbio una candidatura del territorio”. “L’unico partito che in questi anni difficili si è fatto carico della crisi del paese è il Partito democratico”. Alessandro Mazzoli, canidato Pd al Senato nel collegio uninominale, presenta la sua candidatura in vista del voto del 4 marzo.
Perché ha deciso di candidarsi?
“Mi sono messo a disposizione del mio partito, il Pd, che mi ha chiesto di correre per il Senato nel collegio uninominale composto da Viterbo, Civitavecchia e altri 18 comuni della provincia di Roma. Dopo l’esperienza da presidente della provincia e gli ultimi 5 anni da deputato, ho accettato per continuare a rappresentare il territorio in Parlamento. Questa volta, non solo la Tuscia ma un’area più vasta composta dal Lazio nord che si ritrova in obiettivi comuni di sviluppo e crescita”.
Quali sono i punti del suo programma?
“Lavoro, ambiente e lotta alle disuguaglianze. Tre pilastri su cui costruire il futuro del nostro territorio e dell’Italia tutta. A livello nazionale occorre tornare a favorire gli investimenti pubblici e privati per creare nuova occupazione. Un’occupazione di qualità e stabile, che restituisca dignità al lavoro per generare un circuito virtuoso capace di risollevare definitivamente i consumi e far uscire del tutto l’Italia dalla crisi. Gli ultimi indicatori economici dimostrano che la strada delle riforme imboccata dal Governo Gentiloni è quella giusta: per generare ricchezza, dobbiamo creare più occupazione. Come? Nell’ottica dello sviluppo sostenibile e aiutando le imprese che investono in innovazione. Il lavoro è anche la strada maestra per ridurre le forti disuguaglianze sociali presenti nella società italiana, insieme all’incremento dei fondi per il reddito di inclusione sociale e all’estensione di una misura universale di 80 euro al mese per ogni figlio fino all’età di 18 anni. A livello locale, le nostre rivendicazioni di questi anni ci accomunano alla città di Civitavecchia e al suo territorio.
Penso innanzitutto al completamento della Trasversale Orte-Civitavecchia per il quale abbiamo ottenuto dal governo le risorse necessarie. Così come penso alla ferrovia Orte-Capranica-Civitavecchia che verrà riaperta per fini turistici e su cui continuerò ad impegnarmi affinché possa svolgere pienamente la funzione di trasporto passeggeri e merci. Si tratta di due tasselli fondamentali per valorizzare appieno il porto di Civitavecchia, unanimemente considerato una straordinaria opportunità di sviluppo, crescita e occupazione. Penso, inoltre, al patrimonio culturale, a partire dagli Etruschi e al riconoscimento dell’Unesco come Patrimonio dell’umanità per Tarquinia e Cerveteri. E poi c’è il patrimonio ambientale, con i laghi di Bolsena, Vico e Bracciano e il sistema dei parchi. In questo ambito, sono già molte le collaborazioni tra le istituzioni locali per la valorizzazione del territorio. Dobbiamo continuare su questa strada”.
Qual è il tratto distintivo della sua candidatura?
“La mia è senza dubbio una candidatura del territorio. Nello svolgimento degli incarichi che sinora ho avuto l’onore di ricoprire non ho mai perso il contatto con i cittadini. Ho continuato a incontrarli e a confrontarmi con loro non solo in campagna elettorale ma in un rapporto continuo di scambio e interlocuzione che mi è servito a mantenere sempre alto il livello di attenzione nei confronti dei reali problemi delle persone. Base indispensabile, quest’ultima, per riuscire a trovare le soluzioni”.
C’è il rischio di una coalizione Renzi-Berlusconi o il futuro politico è ben delineato?
“Il risultato di queste elezioni non è già scritto e nessuno può anticipare veramente gli scenari del 5 di marzo. L’unico partito che in questi anni difficili si è fatto carico della crisi del Paese è il Partito democratico, nonostante in diverse circostanze ci siano già stati accordi di larghe intese dai quali però Berlusconi, dopo poco tempo, si è chiamato fuori. L’unica cosa di cui sono convinto è che per garantire la prosecuzione delle riforme, del cambiamento e l’uscita definitiva dell’Italia dalla crisi, serve che il Pd sia la principale forza parlamentare. La nostra prospettiva non sono le larghe intese, la nostra prospettiva è la vittoria del Pd e del centrosinistra”.
Cosa deve davvero cambiare nel Paese?
“Bisogna ricostruire la fiducia perché ancora una larga parte della società italiana vive una condizione di incertezza e di difficoltà. La rabbia e la paura rischiano di essere I sentimenti prevalenti in un Paese che comunque ha imboccato una strada positiva. C’è chi fa politica e si presenta alle elezioni cavalcando la rabbia e la paura, senza però rispondere alle cause di questo malessere. Per noi la sfida è ricostruire la fiducia, rendendo comprensibili sia gli sforzi e i sacrifici fatti nel corso di questi anni sia la strada da seguire”.
Perché dovrebbero votarla?
“Perché in questi anni sono sempre stato a disposizione del territorio e dei suoi cittadini, cercando di rappresentarli al meglio all’interno del Parlamento. Il contatto diretto con la mia terra non è mai venuto meno, così come il confronto continuo con le istituzioni locali convinto che questa sia l’unica strada per una politica che lavora per il bene collettivo”.
Come valuta questa campagna elettorale?
“Credo che questa campagna elettorale non abbia sfruttato appieno una novità importante contenuta nella nuova legge elettorale, ovvero la possibilità da parte dei cittadini di scegliersi il proprio rappresentante attraverso i collegi uninominali. Sarebbe stato necessario un maggiore confronto tra i programmi e tra le persone per consentire agli elettori di scegliere veramente. Perché questa è la vera opzione in campo: dopo molti anni di liste bloccate, oggi è possibile ricostruire un rapporto stretto tra eletto ed elettori affinché gli impegni presi in campagna elettorale si traducano poi in azioni concrete. Io ho fatto e sto facendo una campagna cercando di essere presente in ogni realtà senza mai incontrare neanche uno dei miei competitori i quali, se capisco bene, stanno facendo la campagna elettorale come se ancora ci fosse il Porcellum”.
Come valuta l’attuale ceto politico?
“L’argomento è molto complesso. Dovendo dirlo in poche parole, penso che l’attuale ceto politico sia rappresentativo delle domande e delle inquietudini che attraversano il Paese. Il vero problema è se il ceto politico oltre a rappresentare i problemi e le domande è in grado o sarà in grado di costruire le risposte. La mia impressione è che troppo spesso viene praticata una politica che non si assume la responsabilità di scegliere o che, addirittura, favorisce e sollecita I comportamenti peggiori, persino quelli violenti. Io respingo il populismo, la demagogia e gli estremismi perché li considero un serio rischio per la democrazia e mi auguro che una larga maggioranza di cittadini il 4 marzo vada a votare per chiedere sì il cambiamento, la sicurezza e prospettive di vita ma anche una politica più responsabile e meno distruttiva”.
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