Viterbo – “Le dimissioni con rinvio incorporato non esistono. Le dimissioni non si annunciano, si danno”. E’ duro Alessandro Mazzoli e non vede di buon occhio la scelta di Renzi di lasciare la guida del partito dopo la formazione del governo.
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Le elezioni hanno rappresentato una vera débâcle per il Pd. “E’ una sconfitta pesante, che brucia”, commenta Mazzoli che ha ottenuto 53mila 182 voti.
Ora è fuori dal Parlamento. Ma ciò che lo infastidisce è che, in questi anni, il Pd non sia riuscito a costruire una risposta vera alle esigenze e alle preoccupazioni del paese. Chiede di rimettere tutto in discussione e di fare un congresso che porti a dei cambiamenti seri e che non sia la copia di quelli passati, per lui, poco efficaci alla luce dell’esito elettorale.
Non è più in Parlamento.
“Dopo questi anni – dice Mazzoli -ero consapevole della difficoltà della battaglia, ma ho comunque accettato la candidatura mettendomi a disposizione del partito e della coalizione per dare un contributo. Bisogna prendere atto di una sconfitta molto pesante e del fatto che larga parte della società italiana chiede un cambiamento molto forte”.
Come vede questa richiesta?
“Non la condivido se guardo alle proposte e alle forze maggiormente premiate che sono la Lega e il Movimento 5 stelle. Questa realtà, però, va guardata in faccia, compresa e rispettata, perché il pronunciamento degli elettori è sacro. Dal nostro punto di vista, e cioè quello del Pd, l’unica cosa da fare, in tempi brevissimi, è cambiare tutto, mettersi in discussione perché in gioco c’è proprio il progetto del partito”.
Quali sono i fattori che più hanno inciso nella sconfitta?
“In questo voto di protesta e nella richiesta di cambiamento, c’è di base una domanda di protezione da parte della società italiana che noi non abbiamo saputo cogliere in tempo e a cui non abbiamo dato le risposte più efficaci. Il centrodestra lo ha fatto individuando i volti delle cose di cui avere paura e cioè gli immigrati, piuttosto che la sicurezza. M5s, a suo modo, ha cercato di dare una risposta alla rabbia e al disagio. Noi, invece, abbiamo pensato di rispondere dicendo di aver portato l’Italia fuori dalla crisi e di proseguire passo dopo passo su questa strada. Un messaggio insufficiente vista la radicalità delle preoccupazioni di milioni di persone”.
Renzi ha ammesso la netta sconfitta netta e ha detto di volersi dimettere solo dopo la formazione del nuovo governo.
“Non esistono dimissioni con rinvio incorporato. Le dimissioni non si annunciano, si danno. Era importante dare un segnale per avviare una discussione vera e libera nel Pd e ripartire, senza fare un congresso che sia la copia di quelli precedenti che non hanno portato a nulla. Dobbiamo, infatti, rivedere il nostro modo di essere, le regole, i luoghi decisionali e appunto come si prendono le decisioni”.
Renzi ha anche affermato di essere “orgoglioso del lavoro strepitoso di questi anni”.
“Sul lavoro di questi anni, noi lo abbiamo difeso in campagna elettorale, ma la risposta dei cittadini impone una riflessione”.
Che fine farà il Pd?
“Siamo di fronte a una sconfitta che va oltre perfino alle peggiori previsioni. Bisogna prenderne atto e rimettere in discussione tutto, coinvolgendo iscritti ed elettori. L’unica via maestra è quella di un congresso nei tempi giusti”.
Renzi ha distrutto il Pd?
“Mi ero espresso criticamente nei confronti di Renzi già dal congresso nazionale decidendo di non sostenerlo, perché, dopo la sconfitta del referendum, avevo capito che da parte dell’opinione pubblica e dei cittadini molto era cambiato nei nostri confronti. Ecco perché dico che non siamo arrivati in tempo, perché già da allora si potevano fare scelte diverse e prendere contromisure per rispondere alle esigenze dei cittadini. Ora, anche se tardivamente e a fronte di una sconfitta cocente, dobbiamo cambiare tutto perché in gioco c’è il progetto del Pd”.
Ci sarà una prospettiva di governo?
“La parola sta a chi ha vinto le elezioni, pur non avendo una maggioranza parlamentare. Non so quale sarà lo scenario ed è difficile fare previsioni perché bisogna capire i margini di dialogo del Movimento 5 stelle e come il centrodestra risolverà il problema della leadership. L’incertezza è molta”.
Brucia questa sconfitta?
“E’ molto pesante e mi auguro che si determinino le condizioni perché l’Italia abbia un governo e possa fronteggiare una situazione non risolta con difficoltà che sono aperte e non affrontabili con le promesse della campagna elettorale, ossia col reddito di cittadinanza, la flat tax e questo tipo di propaganda”.
Come vede le elezioni di Viterbo?
“Dopo questi risultati, abbiamo bisogno di fare una seria riflessione perché è cambiato tutto rispetto a 5 ani fa”.
Cosa c’è nel suo futuro?
“Per adesso, qualche ora di riposo e poi il fatto che non smetterò di dedicarmi alla politica perché mi piace farla a prescindere dal ruolo o incarico che posso ricoprire. Mi dedicherò a proseguire il mio impegno, sempre molto appassionatamente.
Ringrazio chi mi ha sostenuto e chi ha dato una mano, il Pd, i circoli e gli amministratori locali. Gli uomini e le donne che si sono messi in gioco, poi i cittadini che, con il loro consenso, hanno voluto attribuirmi fiducia. Non è finito nulla, è solo una sconfitta, dura, ma da questa bisogna trarre gli insegnamenti utili a ripartire e rinnovare quei valori che ci hanno fato nascere e che servono all’Italia”.
Fioroni, interpellato, preferisce invece non dichiarare.
Paola Pierdomenico
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