Tuscania – Selva di droga a Tuscania, pena ridotta di un anno e quattro mesi in appello – da cinque anni a tre anni e otto mesi – per il 47enne Franco Orrù.
E’ uno dei due sardi arrestati nel settembre 2012 dai carabinieri di Tuscania, travestiti da fungaroli, con l’accusa di coltivare una maxi piantagione di canapa di oltre 300 piante, per un totale di 13 quintali e un valore di oltre un milione di euro. L’altro, condannato a 2 anni e 8 mesi con l’abbreviato, nel frattempo è deceduto.
La condanna di primo grado risale per Orrù a dicembre 2015. Ieri il processo di secondo grado davanti alla corte d’appello di Roma, conclusosi con il consistente sconto di pena, che evita al 47enne, difeso dall’avvocato Giovanni Bartoletti, di finire in carcere.
Armato di maxi schermo e proiettore, davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco, il difensore Bartoletti fece vedere su Google Maps come la piantagione fosse confinante con i terreni dei sardi, a Castel Ghezzo, nella tenuta di un conte romano affittata a due tuscanesi.
Entrambi gli imputati furono arrestati dai carabinieri travestii da fungaioli, grazie all’intuizione di un settantenne che, proprio andando a funghi, si era imbattuto nella “macchia” di oltre un ettaro di cannabis indica, abilmente nascosta in un bosco fuori mano, al confine di una tenuta nobiliare.
Durante il blitz, i militari si videro puntare addosso un fucile calibro 12 caricato a palla, sparando diversi colpi in aria e catturando la coppia, in fuga su un fuoristrada, al termine di un rocambolesco inseguimento.
“I pastori – ha sempre sostenuto Bartoletti – furono fermati sul loro terreno, a 90 metri dalla piantagione ed erano armati non per fare la guardia alla droga, ma per cacciare dei cinghiali. Sono scappati perché non hanno riconosciuto i carabinieri, travestiti da fungaroli. E la matricola era abrasa perché al 50enne era stato revocato il porto d’armi, ma tutti i pastori sardi vanno in giro armati”.
La coppia fu arrestata dai carabinieri di Tuscania mentre faceva la guardia – munita di fuoristrada, walkie talkie e armata fino ai denti – a una maxi piantagione di cannabis alta fino a cinque metri.
Un record nazionale, sfociato un mese dopo in un secondo arresto, con l’accusa non solo di coltivare, ma anche di spacciare la droga, prodotta nel bosco di circa 10 ettari al confine con le loro proprietà.
Un bosco che, secondo l’avvocato Giovanni Bartoletti, in quel periodo era “la macchia più cacciata” della provincia. “Possiedono 75 ettari di terreni – disse – perché mai avrebbero dovuto lasciare la piantagione in balia di fungaroli e cacciatori?”.
Entrambi finirono ai domiciliari, uno a Tuscania e l’altro a Cagliari, mentre la moglie e la figlia di uno dei due furono denunciate in concorso.
Drammatico il blitz, quando i carabinieri, che si erano finti cercatori di funghi, si videro puntare addosso un fucile calibro 12 caricato a palla, sparando dei colpi in aria per bloccare i malviventi che, al termine di un inseguimento, opposero feroce resistenza, procurando ai militari lesioni guaribili in 10 giorni.
Sul posto, tra le altre cose, venne rinvenuto un sofisticato sistema di irrigazione a terra artigianale, costituito da tubi che si snodavano lungo tutta l’area coltivata, arrivando a bagnare capillarmente tutte le piante con acqua pompata da una pozza d’acqua artificiale opportunamente mimetizzata. Secondo la difesa, quell’impianto era al servizio degli orti dei sardi.
Silvana Cortignani
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