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Tribunale - Circonvenzione di incapace - A svelare nuovi particolari una vicina di casa dell'ottantenne che ha nominato erede universale il medico condotto

“Il dottore le ha fatto fare testamento a suo favore di nascosto”

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – “Il dottore le ha fatto fare testamento a suo favore di nascosto”.  E’ il processo per circonvenzione di incapace a carico di un medico condotto 65enne originario di Vejano, difeso dall’avvocato Antonio Maria Carlevaro, nominato erede universale da una paziente ottantenne, che ha anche intestato alla figlia una polizza vita da 40mila euro. Parte civile la sorella 85enne della presunta vittima, assistita dall’avvocato Mauro Danielli. 

A parlare del testamento a favore dell’imputato è una vicina di casa, cui la presunta vittima, circa un anno prima della scomparsa, avvenuta il 30 luglio 2013, avrebbe confidato le sue preoccupazioni: “Mi disse che doveva fare quello che le diceva il dottore, che lei voleva lasciare la villa e i soldi a un nipote, figlio del fratello del marito, ma che il medico le aveva fatto scrivere qualcosa che non si ricordava e che poi si era tenuto lui, un testamento, dicendole che doveva restare un segreto. Era dispiaciuta, perché sentiva di avere fatto un torto al marito, di essere andata contro la sua volontà”. 

In aula anche un’ex domestica dell’ottantenne, che negli ultimi anni di vita, dopo la morte del marito, sarebbe stata particolarmente depressa, incline alle lacrime e in cura con degli psicofarmaci.

“Dei suoi familiari frequentava solo la sorella, con gli altri non era in buoni rapporti, mai vista la figlia. A noi che le stavamo vicino aveva promesso di lasciare una piccola somma. Si sapeva che non voleva lasciare niente a nessuno, a nessuno dei parenti”. 

Una versione confermata dalla sorella che si è costituita parte civile: “C’era un altro testamento, in cui la villa era destinata non a noi, ma ai nipoti da parte del marito, perché la villa era del marito e lei aveva detto a tutti che sarebbe toccata a loro”, ha spiegato l’85enne al giudice nell’udienza del 9 giugno 2017, sottolineando come non sarebbero comunque stati né lei, né le sue figlie i beneficiari.

La testimone le sarebbe rimasta vicina fino all’ultimo giorno: “Domenica 28 luglio 2013 ero con lei, quando il dottore  la accompagnò con la sua auto al pronto soccorso di Bracciano. La riportammo a casa perché non avrebbe avuto niente di grave. Ma la mattina dopo era allettata e non mi riconosceva più e due giorni dopo, il 30 luglio, è morta a Belcolle, dove è stata trasferita in ambulanza”

Il testamento olografo a favore del medico condotto risale al 2012, davanti a un notaio di Vetralla. Tra i beni mobili e immobili ereditati dal medico anche una bella villa a Canale Monterano. Secondo l’accusa, il dottore avrebbe approfittato delle cattive condizioni di salute dell’anziana, contando sul fatto che fosse sola al mondo, a parte la sorella e un fratello, pure loro ultraottantenni.

L’anziana “affetta da una condizione nevrotica di particolare gravità – come si legge nel capo d’imputazione – era sottoposta a una politerapia psicofarmacologica con antidepressivi a dosaggio pieno ed ansiolitici tali da comportare una completa compromissione sul piano del funzionamento sociorelazionale  e a una dipendenza dall’ambiente circostante”.  

Silvana Cortignani

 


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7 aprile, 2018

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