Viterbo – (p.p.) – “Fioroni è l’assassino di Viterbo”. “Chiara Frontini ha un programma debole senza prospettive”. “Il primo consiglio mi dimetto, la mia esperienza politica è finita”. Filippo Rossi si confessa all’incontro “Io non mollo” al teatro Caffeina, intervistato dal direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti. Non molla la voglia di cambiare la città, ma molla la politica che per lui sembra ormai un capitolo chiuso. Sconfitto alle elezioni di domenica 10 giugno dice di voler fare un passo indietro per mettersi a lavorare “giorno dopo giorno” al festival che definisce il suo hobby.
Le due liste che lo sostenevano, Viva Viterbo e Area civica, non sono andate oltre l’8,15 per cento. Una sconfitta che brucia. “Sto bene bene – dice Rossi -, ma sono deluso e stanco. Rispetto all’obiettivo che avevamo, è una coltellata, perché noi puntavamo al ballottaggio e non lo abbiamo raggiunto. Non mi sto suicidando e non sono angosciato è solo che che ho fatto una scommessa con la città che ho perso. Uno fa un patto, sia un positivo che in negativo, e se la città non risponde, se ne prende atto, ma la scommessa va comunque fatta. Sono convinto che il consenso e l’affetto che gira intorno a Rossi, Caffeina e tutto quello che abbiamo fatto in questi anni, è ben maggiore di quell’8,5%. Mi rendo conto che sono a Viterbo e per questa città ho aperto un teatro, faccio Caffeina e il Christmas village. Io voglio continuare a cambiarla, poi se i viterbesi non vogliono, continuerò a essere un viterbese atipico che spera nel cambiamento. Come me ce ne sono tanti, più di quella percentuale che ho ottenuto, visto che poi c’è da considrare il voto legato o quello amicale e non per recrimnare, visto che gli errori sono stati miei e accetto le decisioni degli elettori”.
Rispetto al 2013 sono stati persi circa 1400 voti. “Non me lo aspettavo ed ero convinto di stare sopra a 5 anni fa per la sensazione che avevo girando la città. Penso che sia successo perché anche io sono stato sotterrato dalle macerie delle giunta folle e nulla di Michelini-Ciambella. Me ne sono andato dalla maggioranza e pensavo che la gente avesse capito che era perché noi volevamo fare cose per la città. Così non è stato. E poi c’è stata la componente che più mi ha fatto male e cioè che la struttura di Caffeina è stata vissuta cone un simbolo di potenza. Io, Andrea e Giuseppe, soffrendo lacrime e sangue, abbiamo fatto come inimmaginabili e faticose per cui abbiamo debiti e dobbiamo pagare gente. Abbiamo fatto cose con una passione totale e senza alcun tipo di ritorno personale. Caffeina è stata in questi anni un hobby che mi ha fatto trascurare anche la vita personale, la salute e la famiglia. È stata una mia passione politica di cambiamento della città attraverso l’organizzazione culturale, un festival di Natale, la rinascita del Podocchietto e la volontà di fare della città un luogo europeo. Tutte cose che invece sono state vissute come apparato, perché è strano pensare che cinque matti, a un certo punto, possano inventarsi tutto ciò”.
Rossi tira in ballo la politica: “Fioroni è l’assassino di Viterbo, un peones in Parlamento che ha fatto finta di avere un potere in città e che ha portato con la sua sfiga, sfiga a Viterbo. La coerenza in politica non è un valore, perché il valore è cercare di mettersi d’accordo, anche col diavolo, per il bene della città e non quello di farsi belli. Il mio obiettivo è fare cose e quando non ero d’accordo con quello che stava facendo quella gesnte ho anche rinunciato a duemila euro al mese da presidente del consiglio, che è appunto l’unica poltrona in cui ti pagano per non fare nulla. Se le persone non lo hanno capito amen, io continuo a dire quello che penso.
Il mio errore è stato di non capire che, in qualche modo, Caffeina viene vissuta come una struttura pubblica per cui la gente ci chiede cose che si chiedono al Comune. Se è considerata il potere, vuol dire che questa città è talmente sfigata, da considerare “potere” 5 poracci che si sono inventati tutto questo. La politica, per come la concepisco io, è provarci, nonostante tutto. Nonostante Fioroni”.
Rossi svela un retroscena: “La prima persona a cui ho fatto vedere il progetto del Christmas village è stata proprio Fioroni, cioè il vero sindaco della precedente amministrazione. Gli ho detto che così avremo cambiato la città e, conoscendo il politico, gli ho detto anche cheavremmo vinto le elezioni. Da quel momento, invece, è iniziata una guerra certosina contro Caffeina solo per il fatto che ci era venuto in mente di fare il Natale. Noi per il village e contro il comune, abbiamo speso 7/800mila euro, nonostante tutto. Ci hanno fatto pagare pure l’aria che respiravamo e hanno detto che avevamo soldi all’estero, perché ci avevamo guadagnato. Non è così e senza la collaborazione del comune certe cose non possono essere fatte. In questo modo, Viterbo rimarrà sempre un buco nero al centro d’Italia tra i boschi dell’Umbria, i verdi prati della Toscana e il rinascimento romano. Noi stiamo nel mezzo a lamentarci esclusivamente delle buche. Quando invece la buca siamo noi. Io questo ho provato a spiegarlo alla città. Sbagliando? Non parlando di buche o non portando i sacchetti ai vecchietti? Sono errori di tattica politica? Sono comunque orgoglioso di quello che abbiamo fatto come Caffeina e continuerò così”.
Rossi ammette quindi delle scelte sbagliate. “Abbiamo fatto battaglie, molti sono rimasti delusi da Michelini e anche io all’inizio ci ho creduto, poi, quando ho capito, ho criticato e mi sono dimesso”. E’ però sicuro: “Il primo consiglio mi dimetto, perché la mia esperienza politica è finita. Forse perché mi sono illuso che fare cose potesse bastare e siccome dalle urne ho capito che non è così, preferisco fare cose piuttosto che stare in consiglio, e faccio la battuta a me stesso, visto che non ci sono stato mai. I viterbesi sono ancora legati in modo morboso alla politica vecchio stampo. Da oggi, alla luce di questa sconfitta politica, il mio impegno è di continuare a lavorare per Viterbo dalle stanze di Caffeina. Ritornerò a fare il mio hobby”.
Il leader di Viva Viterbo individua comunque un problema. “Sento associazioni dire che non vogliono che l’amministrazione metta loro i bastoni fra le ruote. Bisogna costruire il percorso di una storia cittadina in cui il comune non può non esserci. L’amministrazione deve partecipare e non limitarsi per esempio a chiedere il suolo pubblico alla sagra delle fettuccine di Grotte Santo Stefano. Organizzare eventi è un servizio sociale per cui a chi lo fa non si può fare la guerra. Come il comune l’ha fatta al Caffeina Christmas village. Questo va declinato su tutto, poi vengono le sinergie, associazioni di associazioni. Nulla funziona, senza un cuore. È così in tutto il mondo, Umbria Jazz per esempio è il marchio della Regione umbra e il festival della letteratura di Mantova ha un budget di 1,2 milioni di euro di cui 800mila pubblici”.
Gli errori della “giunta Fioroni” per lui sono evidenti. “E’ stata la nullità totale, Marini comunque qualcosa l’aveva fatta, loro hanno portato al nulla”.
Ora restano i dubbi per il ballottaggio tra Arena e Frontini. “Non so ancora chi voterò, potrei anche mettere una fetta di mortadella nella scheda o lasciarla bianca. Il centrodestra è la politica di una volta, quella di ‘aiuto ritornano’ e li conosciamo per quello che hanno fatto o meno. La Frontini viene dalla politica, ma è una novità. Ho studiato il suo programma ed è debole e fondato sulle piccole cose, per nulla prospettico, senza grandi battaglie e una visione vera della città. Io e Chiara eravamo due proposte civiche distinte, ma, in qualche modo, anche complementari. Ha vinto la sua, però quel programma è davvero piccola, piccola, piccola cosa. Non di alto livello. Sono propenso per una sana equidistanza di opposizione, ovviamente costruttiva”.
Sulla Frontini aggiunge: “E’ una politica di mestiere che ha lavorato quattro anni per fare politica. Un grande impegno il suo, ma siamo davvero molto diversi a livello culturale, lei non vola per niente e non alza lo sguardo. Uno dei grandi problemi della nostra città è che ci accontentiamo, talmente tanto che pure Fioroni diventa un grande politico. In una città normale, non funziona così, qui c’è una sensazione di sconfitta perenne. Mio fratello, mi ha fatto notare che il Corriere della sera ha dedicato sei righe alle elezioni in città, Viterbo quindi vale sei righe e questo è il problema. Se noi non ci sforziamo di farla entrare nel circuito della comunicazione nazionale, non ci salveremo mai”.
Non si pronuncia comunque sull’esito del voto del 24 giugno. “Non lo so chi vincerà, penso, però, che c’è una persona che vuole perdere”. E sul fatto che la Frontini non voglia fare collegamenti: “Il one man show è sintomo di stupidità politica, chi vuole fare tutto da solo mi puzza di superbia, così come chi ha una soluzione per tutti i problemi. Non ci credo. Questa sua iper affermazione di andare da sola è molto retorica e propagandistica, qualcosa non mi torna. Se fossi stato io al posto suo, non avrei avuto la presunzione di dire ‘mo vinciamo e spacchiamo tutto’, perché è così che si perde.
Deve mettere insieme la città, visto che non parte dal 40 per cento, ma dal 17 e pensare di rappresentare tutta la città e un atto di presunzione enorme rispetto all’83 che non l’ha votata”. Su una cosa però è sicuro: “Ha una probabilità di vincere del 15 per cento. La politica sana è dialogo, è compromesso e cercare di capire che Viterbo non cresce coi sogni, perché poi le buche toccherà tapparle”.
Sull’altro sfidante al ballottaggio per il centrodestra: “Arena non lo conosco personalmente, è una brava persona, ma è anche un simbolo della vecchia politica e rappresenta un mondo che non mi appartiene. Continuo a pensare che bisogna creare una forza moderata delle cose da fare, ecco è quello che voglio io. Dobbiamo cambiare Viterbo e non far sì che uno schieramento conquisti Palazzo dei Priori rispetto a un altro. I viterbesi hanno già deciso e rispettiamo le loro scelte. Saremo all’opposizione e faremo le nostre battaglie.
Questo movimento esiste perché lo zoccolo duro è rimasto ed è anche ben solido. Si sono aggregate altre persone e amici che ringrazio. L’idea è quella di rimanere in contatto per portare avanti un movimento civico dove tutti porteranno qualcosa. Io mi occuperò di Caffeina che non è di Viva Viterbo o Area Civica, ma al servizio della città e quello che ha costruito è di tutti. Io, Andrea Baffo e tutta la struttura faremo una battaglia di sopravvivenza e crescita cittadina.
La politica per me non è quella fatta in consiglio. Sarò un umile militante di movimento e il mio unico impegno su Viterbo da adesso in poi sarà Caffeina, perché la mia strada istituzionale oggi finisce qui. Mi riprendo la libertà di rappresentare Caffeina per quello che rappresenta per i viterbesi, perché la mia sovraesposizione politica sarebbe diventata un danno per il festival che è più di quell’8 per cento che ci ha votato. È l’80 per cento della città. L’avrei trasformata in uno strumento politico, ma siccome non lo è mai stata – conclude Rossi -, scelgo un gesto d’amore per la città e per Caffeina, quindi faccio un passo indietro e mi dedico al festival per cambiare Viterbo e il nostro futuro”.
Paola Pierdomenico
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