Viterbo – (sil.co.) – Violenza sessuale dopo il veglione di carnevale, processo bis davanti alla corte d’appello per il professionista 39enne trascinato in tribunale da una coetanea dopo una serata in maschera a Ronciglione.
Nel febbraio 2013, il caso fece scalpore: la vittima, un’ingegnera di 37 anni, capo settore presso un ente pubblico, disse di essere stata violentata a casa sua dal professionista, che lei stessa avrebbe lasciato entrare durante la notte.
Condannato a un anno in primo grado,nel luglio 2015, l’imputato, difeso dall’avvocato Marco Russo, lo scorso novembre è stato assolto in appello. Ma adesso la cassazione ha annullato con rinvio la sentenza, per cui si torna davanti ai giudici di secondo grado.
Protagonista della travagliata vicenda giudiziaria un viterbese, denunciato cinque anni fa per stupro da una coetanea, assistita dall’avvocato Francesco Massatani, con cui avrebbe tentato un approccio sessuale riaccompagnandola a casa dopo un veglione di carnevale a base di alcol e divertimento.
Nel frattempo per la presunta vittima, sempre relativamente alla vicenda, sta per aprirsi un altro processo, in cui è imputata per le presunte false dichiarazioni che avrebbe rilasciato al pm durante le indagini. La donna, secondo l’accusa, avrebbe negato i contatti sessuali avvenuti durante la serata tra lei e il presunto aguzzino. Baci e carezze spinte, confermate invece dagli altri componenti della comitiva.
La vicenda
Vittima e imputato si incontrano la notte del 10 febbraio 2013. Lui è il fratello di un collega di lei. Vanno insieme al veglione di carnevale, a Ronciglione, mascherati da antichi romani. i due fratelli danno un passaggio in auto alla 37enne. Vittima e presunto aguzzino bevono entrambi, parecchio, come il resto della comitiva. Da lì in poi, le loro versioni discordano.
Lei smentisce ogni contatto con il 38enne durante il veglione. Ma, tra i ricordi annebbiati dall’alcol, la mattina dopo, rivede perfettamente l’immagine di lui che l’avrebbe messa a letto e l’avrebbe palpeggiata nelle parti intime, dicendole in inglese “I want your pussy”, mentre lei si ribellava.
Opposta la versione dell’imputato, che a suo tempo denunciò la 37enne per calunnia e false dichiarazioni al pm, secondo il quale si sarebbero scambiati effusioni durante tutta la festa. Più che effusioni, secondo quanto avrebbero raccontato diversi testimoni oculari della serata: avances esplicite e reciproche, dopo le quali più nulla. Lui e il fratello si sarebbero limitati a riaccompagnare a casa la presunta vittima.
In base ai filmati delle telecamere di sicurezza di Porta del Carmine, a Pianoscarano, che hanno ripreso la vettura in entrata e in uscita, l’imputato avrebbe avuto solo otto minuti per agire. La 37enne non avrebbe mai parlato di rapporto completo, ma solo di palpeggiamenti nelle parti intime.
La donna, preso coscienza dell’accaduto solo la mattina successiva, è corsa immediatamente a sporgere denuncia e al pronto soccorso, quindi si è sottoposta per sei mesi a un programma di vaccinazioni ed è stata per un anno e mezzo in terapia da uno psicologo.
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