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Idee@informazione - Intervista a Ferdinando Signorelli sulla destra in Italia e nella Tuscia

Meroi? Un “pretino”

di Giuseppe Ferlicca
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Ferdinando Signorelli

Ferdinando Signorelli intervistato da Carlo Galeotti

Ferdinando Signorelli

– Quattro volte senatore, medico stimato e docente all’università. Ferdinando Signorelli ha attraversato un lungo ciclo politico. Da Mussolini a Monti. Un bel salto che gli permette d’avere una sua idea precisa sulla politica ieri e oggi e sugli uomini che la esercitano. Ieri e oggi (video).

Le sue opinioni non conoscono vie di mezzo. Si accettano (o non si accettano) così come sono.

Anche quando descrive un Marcello Meroi in salsa ecclesiale. “Meroi – dice Signorelli – è un pretino che sa predicare molto bene, ma delle sue prediche è bene fidarsi poco”.

O Gabbianelli: “Gli ho voluto e gli voglio bene, ma come tanti si è perso lungo la strada”.

Entrambe suoi figli politici. Più tenero, ma nemmeno poi tanto, con il sindaco di Viterbo Giulio Marini. “E’ una persona che ha sofferto, ha avuto una vita complicata. In politica si è trovato in situazioni difficili non create da lui, ma che non ha saputo gestire”.

Signorelli, classe 1928, nato a Trastevere da madre ciociara e padre viterbese, è un fiume in piena, intervistato dal direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti per gli incontri viterbesi di Idee@informazione alla sede della scuola edile di Viterbo in collaborazione con Unindustria.

Lui, giovane balilla, a Cassino a fianco dei tedeschi come traduttore, oggi di una cosa è certo. “Non sono fascista – spiega Signorelli – oggi non serve a nulla, sono una persona con il senso profondo dello stato”. Con il lavoro al primo posto.

Per Fini, come per Monti, stroncature senza appello. Avere abbandonato i valori della destra lasciando un vuoto nella politica italiana è la colpa del primo, mentre il secondo: “E’ a capo di un governo da colpo di stato – dice riferendosi a Monti – oggi fa il mestiere di banchiere e finanziere, nient’altro. Ha già fallito, non serve”.

Tornando ai ricordi legati al periodo fascista, negli anni trenta: “Non è che ci stessimo sempre a chiedere dove fossimo, era un modo di vivere. Andavo all’asilo con un’insegnante che applicava il metodo Montessori. Scappai un paio di volte.

Non è che vivevamo in una caserma, era una vita normale. Non ricordo insegnamenti repressivi, ma indicativi di una vita regolare. I principi della società erano Dio,  patria e famiglia”.

Mussolini lo ha anche incontrato personalmente. “E’ accaduto il 28 ottobre del 1942, ai fori imperiali a Roma, di fronte all’anagrafe. Partivano i battaglioni per il fronte. Io ero molto giovane ero con altri sotto il palco, Mussolini scese, mi diede un buffetto e disse, bravi, siete molto belli”.

A sedici anni si ritrovò a Cassino, sulla linea di battaglia. “Mi aggregai con un’armata tedesca, erano tutti miei coetanei. Masticavo un po’ il tedesco e a loro faceva comodo un traduttore.

Eravamo nelle retrovie per affrontare le armate alleate ai piedi del monte Cassino. Salire sugli automezzi con loro significava far parte appieno dell’armata tedesca”.

E dei partigiani cosa pensa? “Non ho un’opinione cattiva. La guerra civile è brutta e ci si uccide reciprocamente. E’ finita il 25 aprile del 1945, ma per noi non è finita mai. Si è costruito un paese facendo pagare un pesante pegno a chi aveva perso. Eravamo il male assoluto”.

Si arriva alla nascita dell’Msi. Signorelli è stato anche dottore di Almirante. “Una persona di grande qualità morale. Ogni chiusura di campagna elettorale avveniva a Viterbo, poi si andava tutti, dopo il comizio, a mangiare le fettuccine paglia e fieno a Canepina”.

Di Almirante ricorda in particolare un episodio. “Quando morì Berlinguer andò alla camera ardente, ma a noi non disse nulla. Perché non lo fece in modo ipocrita, ma perché erano amici oltre le ideologie. Noi fummo meravigliati dal suo coraggio, fu un bel gesto”.

A Viterbo Signorelli è stato segretario del Movimento Sociale e consigliere comunale. “In consiglio eravamo in quattro, il rapporto con i comunisti non era facile, la separazione ideologica era forte. Ricordo Petroselli o Ginepri, fuori dal palazzo comunque il rapporto umano era bello”.

Gli anni settanta, particolarmente difficili, per la tensione e le vicende che hanno attraversato la sua famiglia, con il fratello Paolo scomparso due anni fa.

“Non si vive bene con un congiunto accusato d’avere ideato una strage, sapendo che non era vero. E’ stato condannato a quattro ergastoli, ma è stato prosciolto da tutte le accuse.

Piazza Fontana oggi, dopo tanti anni, si afferma che non è una strage di natura fascista. In queste stragi c’è stata la mano dello stato, che ha approfittato prima dei vinti (ex fascisti, ndr) poi del sangue degli innocenti”.

Provando a gettare lo sguardo in avanti: “Non vi preoccupate – conclude Signorelli – per come stanno le cose oggi, è tutto da rifare. C’è poco da divertirsi.

Va tanto l’antipolitica, ma l’antipolitica è antidemocrazia. I cittadini vanno rispettati, ma devono partecipare alla vita politica, poi i fuochi di paglia fanno una grande luce e scaldano…”. Ma fanno anche presto a spegnersi.

Giuseppe Ferlicca


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12 maggio, 2012

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