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Tribunale - Un anno e quattro mesi a un imprenditore dei Cimini e al complice - Erano accusati di estorsione e sequestro di persona

Sprangate all’operaio sospettato di furto, condannato produttore di nocciole

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Un'aula del tribunale

Viterbo – Un’aula del tribunale

Il pm Franco Pacifici

Il pm Franco Pacifici – Titolare dell’inchiesta

 Vasanello –  “Ci hanno fatto inginocchiare, puntato una pistola alla fronte e picchiato a sangue con una spranga di ferro”. Era cominciato così lo scorso 22 febbraio, con la drammatica testimonianza della vittima, il processo lampo a un imprenditore dei Cimini, condannato ieri a un anno e quattro mesi di reclusione ad appena sette mesi dalla prima udienza e a meno di due anni dalla denuncia ai carabineiri da parte di un suo operaio. L’inchiesta della procura è stata coordinata dal pubblico ministero Franco Pacifici. 

E’ il produttore di nocciole 32enne di Vasanello, difeso dall’avvocato Piergiorgio Manca del foro di Roma, che avrebbe picchiato e segregato in una botola da officina un suo operaio per farsi restituire i macchinari e le attrezzature agricole che secondo lui gli aveva rubato. 

Stessa pena per il presunto complice, un 35enne d’origine serba, difeso da Simone Bernini, col quale il 32enne dei Cimini è finito sotto processo davanti al giudice Giacomo Autizi, con l’accusa di estorsione e sequestro di persona.

Due le vittime. Oltre all’operaio, il cognato, che era con lui quando sarebbe stato attirato in trappola. Quest’ultimo si è costituito parte civile con l’avvocato Maurizio Filiacci, ottenendo, per le botte prese, una provvisionale di 2500 euro e il via libera a un più cospicuo risarcimento in sede civile.

Secondo l’accusa, la sera di lunedì 23 gennaio 2017, l’imprenditore 32enne e il suo amico 35enne avrebbero attirato in trappola le vittime all’interno di un capannone dell’azienda, picchiandoli con una spranga di ferro, facendoli minacciare con una pistola da un “terzo uomo”, mai identificato per cui rimasto un fantasma, quindi gettandoli nella botola per meccanici, sigillata poi con una griglia di ferro e un bobcat parcheggiato sopra, dove sarebbero stati rinchiusi al buio per mezzora prima di essere liberati dagli stessi aguzzini.

L’imprenditore è finito ai domiciliari un anno fa, alla vigilia di ferragosto, sette mesi dopo i fatti, poi è stato sottoposto a obbligo di firma e di dimora. Il presunto complice, invece, è tuttora ai domiciliari nel carcere sardo dove è detenuto per altri motivi. Il viceprocuratore onorario Cristiano Ricciutelli aveva chiesto la condanna degli imputati a un anno e otto mesi e un anno e due mesi. 

Silvana Cortignani

 


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7 settembre, 2018

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