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Tribunale - Montefiascone - Al via il processo per corruzione al dirigente comunale Angelo Cecchetti - Di tangenti e abusi edilizi parla una carabiniera forestale

“Sul colle falisco, pratiche edilizie lampo in cambio di bustarelle”

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Il comune di Montefiascone

Il comune di Montefiascone

L'avvocato Giovanni Labate

L’avvocato Giovanni Labate

Montefiascone – (sil.co.) -“Sul colle falisco, pratiche edilizie lampo in cambio di bustarelle”. Senza meriti da parte della pubblica amministrazione coinvolta. Perché, secondo il sostituto procuratore Stefano D’Arma, dietro ai tempi supersonici ci sarebbero state mazzette. Versate dai privati a un dirigente comunale. Il responsabile dell’ufficio tecnico. Camuffate, ad esempio, sotto forma di parcella per il progetto. Intestata a un collega del pubblico ufficiale, un ingegnere in forza presso lo stesso studio di Grotte Santo Stefano. Con la consapevolezza, per giunta, di commettere abusi edilizi. 

E’ entrato così nel vivo, ieri mattina, con la testimonianza di uno dei carabinieri forestali che hanno svolto le indagini per la procura, una donna, il processo agli otto imputati rinviati a giudizio nel 2015 per fatti avvenuti a Montefiascone tra il 2008 e il 2011, tra i quali il responsabile dell’ufficio tecnico Angelo Cecchetti, chiamato a rispondere di corruzione, falso e abuso d’ufficio.

Davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, oltre al dirigente, sono finiti anche due privati accusati di aver pagato mazzette a Cecchetti, due geometri, il proprietario di un terreno in località Rosignolo, il progettista dei lavori nonché il titolare della ditta che li ha eseguiti.

Le presunte pratiche edilizie lampo in cambio di bustarelle sono quelle relative alla costruzione di un fabbricato ad uso residenziale-agricolo, munito di recinzione e muri di contenimento in cemento armato, in via Cassia Vecchia. A insospettire gli investigatori i tempi strettissimi in cui è stato rilasciato il permesso a costruire. “A tempo di record, solo quattro giorni – ha sottolineato la militare della forestale, che ha spiegtao l’evoluzione dell’inchiesta – l’istanza è stata presentata al Comune di Montefiascone il 21 maggio 2009, è pervenuta all’ufficio tecnico il 25 maggio e il via libera è arrivato il 5 giugno 2009”. 

Ma c’è dell’altro. La richiedente sarebbe diventata imprenditrice agricola, come per magia, pochi giorni dopo l’acquisto dei terreni. Avrebbe detto che il lotto era superiore ai 10mila metri quadri, quando era inferiore, per ottenere il permesso a costruire. Avrebbe realizzato un fabbricato residenziale su tre piani per complessivi 390 metri quadri, invece che un fabbricato di 100 metri quadri. Inoltre, giustificandolo con uno smottamento del terreno, avrebbe costruito senza nemmeno aspettare il via libera comunale un muro di contenimento in cemento armato altro tre metri. 

Pare una muraglia cinese, copritelo”, si sarebbe lamentato al telefono Cecchetti con i diretti interessati, senza sapere di essere intercettato. Ma dimostrando di sapere che sotto c’era qualcosa da nascondere, secondo l’accusa. 

Per l’avvocato Giovanni Labate, difensore di Cecchetti e di altri due imputati, relativamente all’accusa di corruzione: “Non c’è prova di promesse di utilità da parte della proprietaria del terreno, né che a realizzare il progetto non sia veramente stato il collega del dirigente. Non è stata monetizzata l’entità della presunta tangente. E nemmeno l’importo della parcella dietro la quale sarebbe stata celata”. 

Il legale ha inoltre contestato il modo in cui la forestale avrebbe verificato le dimensioni inferiori ai 10mila metri quadri dell’area. “Dall’ufficio, non sul posto”, ha fatto dire alla testimone. “Non con un sopralluogo sul posto e strumentazioni adeguate – ha sottolineato Labate, rivolto al collegio – la misurazione è avvenuta tramite Google Maps, tramite satellite, sovrapponendo le foto aeree sul lotto”. E ancora. “Il muro di contenimento – ha proseguito il difensore – non fu un capriccio, ma una necessità, stava cedendo il terreno”.

Al centro del processo anche uno scavo su una superficie di 260 metri quadri e la realizzazione di una rampa di cemento in località Rosignolo, sempre a Montefiascone, per il quale, dopo la mancata sospensione della Dia, il 15 settembre 2011 è giunto l’okay alla variante al permesso a costruire datato 2006, nel frattempo decaduto.

Al termine, il collegio ha rinviato il processo al 21 marzo per ascoltare proprio i testi della difesa di Cecchetti, fissando anche le ulteriori due udienze, il 9 maggio e il 13 giugno, quando dovrebbe arrivare anche la sentenza. 


Articoli: Tangenti e abusi edilizi, a giudizio il dirigente comunale Angelo Cecchetti – Tangenti per mandare a buon fine le pratiche


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14 dicembre, 2018

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