Capranica – (sil.co.) – Pedone sopravvive a un incidente stradale ma muore dopo tre mesi, assolto dopo otto anni dall’accusa di omicidio colposo il conducente del veicolo.
Vittima un noto imprenditore cingalese di 62 anni, A.J., allevatore di struzzi e animali esotici, titolare di un’azienda che serviva anche il mondo del cinema. A processo il conducente della vettura investitrice, nonostante la vittima fosse stata già dimessa dal policlinico Gemelli e inviata a Villa Immacolata per la riabilitazione.
Il 62enne stava attraversando a piedi la Cassia, verso mezzogiorno del 13 agosto 2011, in località Trinità a Capranica, quando fu investito dall’imputato, che sarebbe stato tradito dai giochi di luci e ombre lungo quel tratto di strada, fittamente alberato. Il pedone, reduce da un ictus e con problemi di vista, stava attraversando la strada con le stampelle, per raggiungere la fermata dell’autobus.
Nel corso del processo sono stati sentiti i medici legali Daniele Piergiovanni e Giulio Sacchetti, che hanno effettuato l’esame esterno del cadavere e l’autopsia per la procura e per la difesa. Parti civili il fratello e la sorella, con gli avvocati Fabrizio Ballarini e Stefania Sensini.
Il 62enne, reduce dall’ictus e sofferente di diabete, sarebbe stato ridotto “pelle e ossa”. Per entrambi i periti le sue condizioni fisiche sarebbero state scadenti. Ma per il consulente dell’accusa la causa della morte è stato l’allettamento dovuto al politrauma riportato nell’incidente, mentre per la difesa sarebbe stata colpa delle patologie pregresse. Entrambi hanno concordato che nemmeno Villa Immacolata avrebbe potuto fare il miracolo di rimetterlo in piedi.
In aula hanno ricostruito la dinamica due agenti della stradale, spiegando come l’incidente sia avvenuto sotto il sole di mezzogiorno lungo un tratto costeggiato da una folta alberatura su ambo i lati, che limitava fortemente la visibilità. Non un attenuante ma un’aggravante, per l’accusa, in considerazione dei danni alla vettura e delle lesioni riportate dal pedone. Secondo la stradale, l’automobilista avrebbe dovuto moderare la velocità, a prescindere dal limite di 90km/h, come quando c’è nebbia o piove. Infatti, pur non essendo stata rilevata la velocità, è stato comunque multato per guida pericolosa.
Il processo si è chiuso due settimane fa, con l’accusa che ha chiesto in primo grado una condanna a sei mesi dell’imputato e l’assoluzione da parte del giudice Elisabetta Massini, come chiesto dalla difesa.
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