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Calcioscommesse - Il presidente del Grosseto attacca il suo ex direttore sportivo e dichiara: "In passato denunciai una partita truccata"

Camilli: “E’ tutto un vermaio”

di Stefania Moretti
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Piero Camilli

Piero Camilli

“E’ un vermaio. La serie B e tutto il calcio in generale”.

C’è rassegnazione nelle parole di Piero Camilli. Il presidente del Grosseto calcio, deferito alla Procura federale per illecito sportivo, parla come chi vede colare a picco una nave vecchia. Consumata dai soliti tarli e parassiti. Ecco perché lo scandalo calcio scommesse non lo coglie di sorpresa.

“Mi accusa uno che, proprio per il calcio scommesse, si è beccato quasi quattro anni di squalifica. Non è certo Paolo VI, mi creda… Appena ho avuto l’impressione che qualcosa non quadrasse l’ho cacciato. Anche se non avevo alcuna prova che scommettesse o fosse implicato in qualche giro poco chiaro”.

Camilli si riferisce all’ex direttore sportivo del Grosseto, Andrea Iaconi. Il suo grande accusatore, che al suo primo interrogatorio in procura federale non ha fatto accenno al presidente del Grosseto calcio. Ma al secondo sì.

Al procuratore Stefano Palazzi, Iaconi avrebbe detto che la partita Ancona-Grosseto era stata truccata con il placet di Camilli. Che non solo, secondo l’ex ds, sapeva tutto della combine, ma era d’accordo. Camilli se la ride. “Iaconi dice di aver avuto l’ok da me per comprare la partita con l’Ancona. Ma perché non spiega quando e dove ci saremmo messi d’accordo? Forse perché ha inventato tutto”.

Gli altri calciatori ascoltati accusano Camilli “di riflesso”. Un po’ per sentito dire da Iaconi. Un po’ per deduzione, come si evince, per esempio, da uno stralcio dell’interrogatorio del calciatore Filippo Carobbio pubblicato dalla Nazione: “Tutti sapevano che nessuno della società poteva prendere qualsivoglia iniziativa senza consultare Camilli – avrebbe detto Carobbio ai magistrati -, quindi per noi era evidente che il ds Iaconi agisse su mandato di quest’ultimo”. Ma il presidente del Grosseto risponde per le rime: “Sono stato il primo a denunciare quando ho avuto il sentore di qualche irregolarità. Ho sporto denuncia per la partita Livorno-Grosseto, ma fu archiviata e considerata carta straccia. Solo poi ci si accorse che era stata effettivamente truccata. Quell’anno (2010/2011, ndr) mi hanno comprato otto partite. Se così non fosse stato il Grosseto sarebbe andato in serie A”.

La parola di Iaconi, per Camilli, vale meno di zero. Per dimostrarlo anche ai magistrati, il presidente ha chiesto per due volte un confronto con l’ex direttore sportivo del Grosseto ma, almeno per ora, gli è stato negato. E’ possibile che i suoi avvocati Mattia Grassani, Enrico Valentini e Pierfrancesco Bruno siano tornati a chiederlo per la terza volta, nella memoria difensiva appena depositata alla Commissione nazionale disciplinare della Figc.

A Camilli restano le sue spalle larghe – non solo per modo di dire – e la consapevolezza che, a suo carico, non c’è una prova. “Io sono sereno con me stesso e questo è ciò che conta – conclude il patron del Grosseto, sindaco di Grotte di Castro e presidente del consiglio provinciale -. La giustizia non può fondarsi su voci e su sentito dire. E, al momento, questo è tutto ciò che c’è”.

Stefania Moretti


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30 luglio, 2012

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