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Accorpamento province - Il comitato civico della cittadina umbra replica al presidente Meroi

Viterbo-Orvieto, una convivenza possibile

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Viterbo

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Riceviamo e pubblichiamo – Il recente autorevole intervento del presidente della Provincia di Viterbo, Meroi, nel dibattito sugli scenari di un ipotetico riordino amministrativo che potrebbe interessare anche la Tuscia, spinge ad opportune riflessioni.

Lo spirito del cominciare a guardarsi intorno si è ormai trasformato in necessità. Tuttavia l’iperbole matrimoniale potrebbe apparire eccessiva, se non fosse, come di fatto è, corroborata da un adeguato riferimento al comune condivisibile substrato culturale.

Orvieto è una realtà di riferimento territoriale da oltre tremila anni. Il legame geostorico con Viterbo è praticamente genetico, a cominciare dai vulcani che ne generarono le terre. A parte la curiosa corrispondenza toponomastica palindromica (Vetus Urbs – Urbs Vetus) e quella geografica – si può dire – sul medesimo meridiano, ai vertici di un “cardo” tra lago di Bolsena e Tevere.

A parte l’esser state capoluoghi provinciali dello Stato Pontificio: si veda in proposito la “Tuscia Suburbicaria” di Egnatio Danti (1580, Galleria delle Carte Geografiche – Musei Vaticani), con le piante appaiate delle due città e la presenza di Orvieto sulla rappresentazione corografica coeva della Tuscia nella Sala Regia del Palazzo dei Priori.

A parte il fatto di aver ospitato, Viterbo ed Orvieto, per secoli le corti pontificie… In proposito, in vista del giubileo “Bolsena – Orvieto, 2013 – 2014” indetto da S.S. Benedetto XVI per celebrare il 750° del miracolo eucaristico e dell’istituzione del Corpus domini, un esempio su tutti: Urbano IV, che dopo l’elezione nel conclave viterbese stabilì la propria residenza sulla rupe orvietana (come prima di lui, tra i tanti, già anche Adriano IV, Innocenzo III, Onorio III … e poi, Martino IV, Onorio IV, Nicola IV, Bonifacio VIII – che vi sarà pure capitano del popolo; e ancora, Clemente VII, Paolo III …: cfr. di Prinzivalli Vincenzo, “Orvieto – La città dei Pontefici – Discorso storico”, 1857). Urbano IV non mise mai piede a Roma e da Orvieto con la Bolla Transiturus de hoc mundo, l’11 agosto 1264, istituì la solennità universale cristiana del Corpus et sanguis domini.

Il miracolo eucaristico di Bolsena, al riguardo, rappresenta per le realtà territoriali di Viterbo ed Orvieto – visto che si sta parlando di “matrimoni” – una vera e propria “unione di fatto” ab immemorabili, ovvero, stando alla tradizione, almeno dal 1263. Ovviamente, come si conviene, burrascosa unione …

Dove, in realtà, anche il legame Bolsena – Orvieto è genetico e risale a quello filiale d’epoca etrusca tra Velsna e Volsinii e poi alla sede episcopale che da Volsinio, distrutta dai Goti, nel VI sec. tornerà in Urbs Vetus.

Parte delle reliquie di quel miracolo sono custodite nella cattedrale orvietana dove furono traslate perché là risiedeva appunto il pontefice e Bolsena era già parte della diocesi orvietana.

Tuttavia, come ricorderà Giovanni Paolo II celebrando l’anniversario della fondazione del duomo di Orvieto: «… Anche se la sua costruzione non è collegata direttamente alla solennità del “Corpus domini”, istituita dal Papa Urbano IV con la bolla Transiturus, nel 1264, né al miracolo avvenuto a Bolsena l’anno precedente, è però indubbio che il mistero eucaristico è qui potentemente evocato dal corporale di Bolsena, per il quale venne appositamente fabbricata la cappella, che ora lo custodisce gelosamente.»

Non tragga dunque in inganno l’attuale condizione di Orvieto, ai margini della regione umbra (dove un secolo e mezzo fa confluì con Perugia fa, determinandone la costituzione ex novo) e della provincia ternana (in cui fu annessa solo dopo l’istituzione di quest’ultima nel Ventennio).

Orvieto è naturale ponte geostorico tra Umbria e Tuscia. Eletta a dignità di provincia dello Stato pontificio, come Viterbo, solo dopo il 1830 dovette cedere quei territori che furono parte secolare del proprio contado prima e della delegazione successivamente, oggi nell’Alto Viterbese. La frantumazione dei territori geostorici orvietani era già cominciata con Napoleone, per ricomporsi nella restaurazione.

Bisogna leggere bene la storia e la geografia storica dei territori e delle culture: sono la ricchezza e la dimensione, il valore, l’identità di una comunità. Non se ne può prescindere, né ignorarle o disconfermarle.

Quella orvietana è da sempre legata alla propria posizione geografica, nella gravitazione tra Valdichiana-Trasimeno, Amiata-Val di Lago-Maremme, Teverina-Umbria. Un carattere, quello geostorico orvietano, da non sottovalutare e disperdere: come invece è stato fatto da dopo l’Unità d’Italia all’ultimo Dopoguerra, quando l’accademico Renato Bonelli (uno dei padri di Italia Nostra e dell’Istituto Storico Artistico Orvietano) per poco non riusciva a realizzare la regione della Tuscia con le province di Viterbo, Civitavecchia ed Orvieto.

Oggi i matrimoni non vanno più di moda; forse meglio approcciare alla convivenza. Cambia un po’ la forma, ma la sostanza resta quella. Soprattutto, vi è la possibilità di aggirare scomode implicazioni di carattere burocratico e poi, si risparmia riguardo a dispendiose cerimonie. Convivenza da organizzare e strutturare adeguatamente.

Guardando ad un ipotetico ‘connubio’ tra Viterbo ed Orvieto, chi porterebbe in dote cosa?

La cultura, si è detto, innanzitutto; che sia cultura del e per il territorio: perché la cultura è l’humus del turismo. E i rispettivi bacini di risorse culturali sono ricchissimi sia nell’Orvietano sia nel Viterbese: storia, arte, architettura, ambiente, paesaggio, ecologia.

Ma sono cultura – dunque, turismo – anche l’artigianato, l’agricoltura e le stesse ‘visioni’ industriali che però siano realmente ad impatto ambientale ecocompatibile ed ecosostenibile.

Bellissime parole. Ma, nonostante la prossima opportunità del giubileo Bolsena-Orvieto, e le realtà già peraltro operative del distretto culturale della Tuscia e dell’università popolare della Tuscia che legano di fatto Viterbo ed Orvieto, siamo ancora nel campo dell’infatuazione.

Un “contratto” matrimoniale (o di convivenza) non può limitarsi soltanto alla passione, che inevitabilmente è destinata a scemare (e forse ad esaurirsi) col tempo.

Immaginiamo che nelle competenti sedi ed opportune, chi ve ne sia preposto stia già valutando quali potrebbero essere eventuali punti di contatto riguardo all’amministrazione giudiziaria o anche ospedaliera, ad esempio.

Entrambi queste realtà infatti potrebbero aggirare lo scoglio delle rispettive differenti dipendenze e competenze amministrative territoriali e trovare ampi spazi di ragionamento ed interazione con altre realtà contermini legate da una storia ed una cultura comuni che, per Orvieto, affondano le radici nell’Etruria, nella Tuscia e nelle vicende più recenti dell’Umbria occidentale, della Toscana meridionale e dell’alto Lazio.

Comitato civico “Orvieto Città del Corpus Domini”


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7 agosto, 2012

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