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Tribunale - Non porta l'orecchino a differenza di foto su Facebook che lo dovevano incastrare

Accusato di spacciare ai minorenni, si difende puntando sullo scambio di persona…

di Silvana Cortignani
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L'avvocato Remigio Sicilia

L’avvocato Remigio Sicilia

Viterbo – E’ accusato di spacciare ai minorenni, ma non porta l’orecchino della foto su Facebook. Incastrato da un numero di cellulare, dal fatto di chiamarsi Alì e dal profilo social, punta sullo scambio di persona. 

Si è aperto ieri davanti al collegio il processo per spaccio di hashish e marijuana aggravato dalla minore età degli assuntori a un 22enne pakistano, di nome Alì, in carcere dallo scorso 8 febbraio, quando è stato arrestato dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Montefiascone

Per il difensore Remigio Sicilia uno scambio di persona. Avrebbe spacciato a Viterbo, tra via Marconi, San Faustino e il Sacrario, nei pressi di un negozio di kebab, ma lui nega. E di Alì spacciatori, in centro, secondo quanto emerso in aula, ce ne sarebbero almeno due, uno nigeriano e uno sudamericano. Il suo numero di cellulare, inoltre, sarebbe stato originariamente intestato al giovane gambiano morto nell’incendio di Natale al Carmine dopo di che la scheda sarebbe stata ceduta a un nigeriano. 

Riconosciuto in aula da due diciassettenni come pusher di riferimento di un gruppo di amici minorenni viterbesi che ordinavano la droga per telefono e poi andavano agli appuntamenti in centro (“c’era la fila”), l’imputato sarebbe stato invece una sorta di Babbo Natale per una 22enne di Montefiascone, secondo la quale quando beveva e fumava con gli amici, tra i quali l’imputato, era lui a portare la “roba” per tutti, mentre non lo hanno riconosciuto un 19enne viterbese e un 22enne anche lui di Montefiascone. 

La svolta è arrivata quando, a proposito del suo presunto profilo Facebook, la cui “identificazione” è contestata dalla difesa secondo cui non si tratta della stessa persona, il presidente Gaetano Mautone si è accorto di una foto “social” con l’orecchino, chiedendo al giovane se lo portasse. “No, noi pakistani non usiamo portare l’orecchino”, ha risposto il 22enne,negando di averli mai indossati. Al che il giudice gli ha chiesto di avvicinarsi, verificando personalmente che non aveva fori di alcun tipo ai lobi o in altre parti delle orecchie. Tutto messo a verbale, in vista della discussione. 


– Spaccio di hashish e marijuana anche a minorenni, un arresto


Le indagini dei carabinieri erano iniziate ad agosto dell’anno scorso, quando una pattuglia dell’’arma di Montefiascone aveva controllato una coppia di ragazzi viterbesi, entrambi studenti, e dal loro atteggiamento avevano intuito che erano inclini all’’uso di marijuana. I controlli tra Montefiascone e Viterbo nei giorni seguenti avevano consentito di ottenere importanti riscontri e captare il modus operandi del presunto spacciatore.

Il 22enne A.Z., secondo gli inquirenti avvicinava i giovani e, senza presentarsi, offriva loro mezzo grammo di marijuana oppure di hashish per uno spinello di prova. Quindi, dopo aver consegnato lo stupefacente, lasciava loro il numero di cellulare invitandoli a chiamarlo se avessero voglia di fumare. Più accurati accertamenti hanno permesso ai carabinieri di documentare con certezza diverse cessioni ed è emerso che la maggioranza degli acquirenti-assuntori di hashish e marijuana erano minorenni e pagavano la droga al prezzo medio 5/10 euro al grammo.

Discussione e sentenza sono state rinviate al 9 ottobre. 

Silvana Cortignani

 


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12 settembre, 2019

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