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Viterbo - Il vescovo Lino Fumagalli lancia l'allarme - Questa mattina il convegno sulle condizioni in cui versa la parte più bella e prestigiosa di palazzo dei Papi

“La loggetta sta molto male… e servono 400 mila euro per salvarla”

di Daniele Camilli
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Viterbo - Loggiato Palazzo dei Papi

Viterbo – Loggiato Palazzo dei Papi

Viterbo - Palazzo dei Papi

Viterbo – Palazzo dei Papi

Viterbo - Il loggiato di Palazzo dei papi

Viterbo – Il loggiato di Palazzo dei papi

Viterbo - Maurizio Caperna e Lino Fumagalli

Viterbo – Maurizio Caperna e Lino Fumagalli

Viterbo - Maurizio Caperna

Viterbo – Maurizio Caperna

Viterbo - La consigliera Chiara Frontini

Viterbo – La consigliera Chiara Frontini

Viterbo - Il convegno sulla loggia di palazzo dei Papi

Viterbo – Il convegno sulla loggia di palazzo dei Papi

Viterbo - Santino Tosini e Lino Fumagalli

Viterbo – Santino Tosini e Lino Fumagalli

Viterbo – “Servono tra 300 e i 400 mila euro per salvare la loggia di palazzo papale. Il paziente è infatti messo veramente male”. Il vescovo di Viterbo Lino Fumagalli è stato chiaro. Anche in merito alle condizioni in cui versa di tutto il colle del Duomo.

L’occasione, questa mattina, durante il convegno dedicato allo “stato degli accertamenti in corso finalizzati al restauro della loggia che si affaccia su piazza San Lorenzo a Viterbo. Lì ci sono anche la cattedrale e la sala del conclave.

Seduti al tavolo della sala del Cedido, a ridosso delle stanze dedicate a Papa Alessandro IV, oltre al vescovo Fumagalli, ci sono anche Maurizio Caperna, docente di restauro dell’università degli studi di Roma La Sapienza, facoltà di architettura, e Maria Grazia Chilosi, in qualità di restauratrice incaricata del rilievo dello stato di fatto della loggia e dell’elaborazione di un progetto di intervento. A moderare l’incontro, Santino Tosini, direttore dell’ufficio beni culturali ed edilizia di culto della diocesi. Tra le persone presenti anche la consigliera comunale Chiara Frontini. La sola. Nessun altro consigliere, nessun assessore. Nemmeno il sindaco Giovanni Arena.

“La loggia – ha detto il vescovo – è il segno di Viterbo. E il mio sogno sarebbe di ricostruirla come era all’inizio, con la parte, oggi scomparsa, che dà su valle Faul. La loggia è come un merletto, fragile. E l’anno scorso, quando mettevano i festoni per Natale, ci hanno appoggiato anche delle attrezzature, al punto che io stesso sono dovuto intervenire di persona. Anche la sala del conclave va mantenuta perché ogni tanto qualche parte viene danneggiata dal vento o dalle piogge”.

Stesso avviso per la cattedrale, anch’essa ridotta piuttosto male. “La cattedrale – ha aggiunto Fumagalli – ha un problema statico come conseguenza del terremoto. Il vento butta giù le tegole. Soprattutto la cattedrale rischia di perdere il pavimento, che si sta squamando. Se continua così, tra qualche anno non l’avremo più. Ed è uno dei pavimenti più belli della città. Peggio ancora, ci sono i calcinacci che ogni tanto cadono sulla cattedra episcopale”. L’altare dove dice messa il vescovo.

“La soprintendenza – ha sottolineato il vescovo – sta facendo i rilievi e sono stati stanziati i finanziamenti per la messa in sicurezza statica. E’ necessario però che i privati si uniscano per far fronte ai problemi legati ai pavimenti, alle finestre e all’impianto elettrico. Le cose più urgenti. E il nostro desiderio è anche quello che a lavorare e fare gli interventi richiesti siano le ditte locali. Per dare occupazione, e contribuire da parte nostra in tal senso, al territorio”.

Interventi urgenti, fondamentali. Anche “perché – come ha fatto notare Tosini – la loggia di palazzo dei Papi attira ogni anno circa 40 mila turisti. Perderli sarebbe un dramma economico per l’intera città di Viterbo”.

Lo stato in cui versa la loggia di palazzo dei Papi lo racconta invece Maurizio Caperna. “La loggia, realizzata nella seconda metà del XIII secolo – spiega il professore della Sapienza – crolla nel 1325. Da quel momento viene murata, per salvaguardare le colonnine. E così resta fino agli interventi restauro all’inizio del XX secolo. Nel 1897 i primi interventi di liberazione delle murature. Poi il 10 dicembre 1900, esattamente 119 anni fa, viene chiesto un finanziamento al governo in carica per liberare completamente la loggia. Ci si rende anche conto che le colonnine sono molto fragili, a causa del peperino utilizzato. Ecco perché viene messa una trave di cemento al di sopra delle stesse per scaricarne il peso. Non solo, ma si tratta anche di una delle primissime sperimentazioni del cemento armato, brevettato poco tempo prima”.

Per inserire la trave di cemento armato, la loggia viene smontata pezzo dopo pezzo, 280 in tutto. Dopo l’intervento all’inizio del ‘900, seguono altri tre piccoli restauri che attraversano tutto il secolo. Nel 1922, stuccature e tassellate. Ppi altri interventi di consolidamento nel 1956 e nel 1983 quando però viene lanciato l’allarme sulle condizioni strutturali delle loggia, in particolare modo sulle lesioni che cominciano a diventare sempre più evidenti.

“Cosa è opportuno mettere in atto? – domanda Caperna -. Innanzitutto vanno valutate le condizioni della trave e il suo carico sulle colonnine. Anche perché, in un secolo, il cemento armato si potrebbe essere deformato. Va poi svolto un monitoraggio attento e dettagliato. E tutto questo prima di mettere in atto un qualsiasi progetto”.

Insomma, loggia anno 0. “Una presenza significativa – ha concluso Fumagalli – perché testimonia l’attenzione nei confronti della città. Un patrimonio pubblico, perché al servizio della comunità. Una ricchezza che va conservata per rispetto nei confronti di chi ce l’ha trasmessa, e come atto di responsabilità nei confronti delle nuove generazioni”.

Daniele Camilli


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10 dicembre, 2019

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