Nepi – Entra nel vivo a distanza di ben sedici anni da alcuni dei fatti più datati tra quelli contestati, il processo per concussione all’ex comandante dei vigili urbani di Nepi.
Sul banco degli imputati Ennio Zampaletta. Parte civile l’amministrazione comunale. Nel frattempo sono trascorsi oltre otto anni da quando la mattina del 22 dicembre 2011, per la vigilia di Natale, i carabinieri effettuarono un blitz prima a casa e poi nell’ufficio del comandante della municipale.
Messo in ferie forzate dall’allora sindaco Franco Vita, l’imputato è poi andato in pensione a capodanno 2012. Al suo posto fu nominato in fretta e furia il vice.
“Il vigile vendeva insegne ai negozianti del paese”
In attesa di sapere come andrà a finire, dopo l’udienza di ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei se ne sa di più. L’allora capo dei vigili di Nepi avrebbe fatto anche il “rappresentante” per una ditta viterbese specializzata in insegne luminose per negozi. “Vendeva ai commercianti del paese, ma anche a Civita Castellana e zone limitrofe”, ha spiegato uno dei soci sentito come testimone.
Approfittando del suo ruolo nella pubblica amministrazione, avrebbe offerto ai commercianti nepesini una sorta di pacchetto tutto compreso, garantendo tutte le autorizzazioni e i permessi del caso. Facendo anche pressioni, secondo l’accusa, se qualcuno si mostrava recalcitrante a usufruire dei suoi servizi.
A chi si rivolgeva altrove, sempre secondo l’accusa, rappresentata in aula dalla pm Eliana Dolce, avrebbe mandato i suoi agenti che, gira che ti rigira, qualcosa avrebbero trovato, elevando verbali e spiccando multe.
“Provvigioni del 10% e ritenute d’acconto a moglie o figlio”
Un lavoro parallelo, che per il vigile sarebbe stato redditizio. “Ha collaborato con noi per venti anni, prendeva il dieci per cento. Faceva i sopralluoghi, prendeva i contatti, consegnava i preventivi, sbrigava le pratiche per le autorizzazioni, pensava a tutto lui. A fine anno facevamo il conteggio delle provvigioni e intestavamo le ritenute d’acconto alla moglie o al figlio, perché lui non poteva comparire”, ha spiegato al tribunale il socio della ditta di insegne di Viterbo.
Contravvenzioni a chi non si forniva dal comandante
La situazione sarebbe precipitata quando Zampaletta disse al funzionario di polizia commerciale di fare un controllo presso un negozio del paese che non sarebbe stato in regola con le autorizzazioni delle insegne, in zona sottoposta a vincoli, davanti alle mura farnesiane.
“Feci il verbale e il titolare si lamentò, dicendo che il comandante era il mandante perché non si erano messi d’accordo sul lavoro. Allora, nei giorni successivi, controllai tutte le 4-5 attività che stavano sulla stessa piazza e elevai altri due verbali, uno relativo al decoro e uno all’occupazione del suolo pubblico. Zampaletta mi aveva detto di andare soltanto dal primo, ma io ho ritenuto di dover controllare tutti”, ha detto il testimone della polizia municipale di Nepi, insistendo che in paese tutti sapevano tutto da anni.
“Fece rimuovere le frecce, dicendo che dovevo rivolgermi a lui”
A confermarlo un’avvocatessa sposata con un veterinario, che addirittura nei primi mesi del 2004 si sarebbe scontrata con il comandante.
“Avevo chiesto in comune l’autorizzazione ad apporre quattro cartelli di frecce direzionali per indicare la strada verso l’ambulatorio veterinario di mio marito. Attaccate le frecce, un giorno mi sono accorta che non c’erano più. Ho pensato a uno scherzo, a un furto oppure ad atti vandalici. Invece ho scoperto che li aveva tolti la municipale”, ha ricordato, sollecitata dalla pm Dolce.
“Andai dal comandante dicendo che avevo il permesso, al che mi rispose che le aveva fatte rimuovere e che, se volevo le frecce, dovevo rivolgermi a lui, che le avrebbe fatte fare a una tipografia di sua conoscenza. Rimasi basita e gli risposi ‘lei non può fare i conti con le tasche mie’. Poi mi feci ridare le frecce direzionali e ne rimettemmo due esattamente dove stavano, tenendo le altre due a casa, dove stanno ancora”, ha raccontato la testimone.
Sentiti i testimoni in programma, tra i quali l’unico della difesa, la presidente Mattei ha rinviato il processo al 5 maggio e al 7 luglio, per l’esame dell’imputato e la discussione.
Silvana Cortignani
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