– Scivoloni dei calciatori per l’erba bagnata addio. Il prato dell’Olimpico di Roma è ormai perfettamente drenato, tanto che i giocatori possono perdere l’equilibrio solo per un brutto fallo dell’avversario.
Per rendere il rettangolo dello stadio Olimpico così perfetto, e non nelle dimensioni, ci sono voluti anni di studi e prove. Tutto frutto della ricerca dell’università della Tuscia. O meglio di Francesco Rossini che da giugno 2011 è nello staff di gestione del tappeto erboso dello stadio Olimpico di Roma.
Il professor Francesco Rossini, direttore dell’azienda agraria didattico-sperimentale “Nello Lupori” e docente di agronomia e coltivazioni erbacee, ha selezionato il pratino speciale per lo stadio Olimpico. Un pratino che deve avere caratteristiche d’eccellenza per quanto riguarda il drenaggio e la resistenza al calpestio.
Come è arrivato a questo importante traguardo?
“E’ da prima dei mondiali di Italia ’90 che l’ex facoltà di Agraria ha iniziato a occuparsi di inerbimenti e tappeti erbosi.
Il primo merito va al professor Carlo Fausto Cereti che ha fondato il “Tuscia Turf Team”, che si interessa, nell’ambito della ricerca e della didattica, di inerbimenti.
In questo campo sono stati fatti numerosi progetti di importanza nazionale e internazionale.
Basti ricordare il coordinamento della sezione tappeti erbosi del progetto del Mipaf “Inerbimenti e tappeti erbosi per la valorizzazione agricola, ambientale, ricreativa e sportiva del territorio”; l’organizzazione di un master in collaborazione con l’università di Torino nell’anno accademico 2003-04; la progettazione e la direzione dei lavori per la realizzazione del più grande tappeto erboso del mondo (circa 300 ha), realizzato in occasione del giubileo del 2000 a Roma Tor Vergata e la consulenza per il ripristino delle aree di cava nei dintorni di Pechino, in occasione delle Olimpiadi del 2008.
Un lavoro quindi che va avanti da oltre venti anni e che ha portato enormi risultati, non ultimo il tappeto erboso che abbiamo realizzato allo stadio Olimpico di Roma”.
Come deve essere un tappeto erboso per le esigenze di uno stadio moderno?
“Il tappeto erboso di uno stadio deve essere in grado di svolgere un ruolo multifunzionale. Perché non ci sono solo le partite. Infatti se dall’autunno alla primavera inoltrata si svolgono prevalentemente incontri di calcio, durante l’estate gli stadi sono luoghi ideali per concerti che richiamano decine di migliaia di persone.
Inoltre dallo scorso anno lo stadio Olimpico di Roma, unico in Italia, ha ingaggiato un’altra interessante sfida, quella di inserire, nel già denso calendario di eventi, due incontri del torneo “6 Nazioni” di rugby durante il campionato di calcio. La brillante riuscita del campo in questa sfida ha portato a mettere in calendario, per quest’anno, ben tre incontri, sempre nei mesi più critici del campionato di calcio”.
Quali sono gli aspetti fondamentali della progettazione e della gestione di un’area verde così importante?
“Il tappeto erboso che si vede è solo una parte. Infatti, oltre all’erba, che, in qualunque stagione dell’anno, deve mantenere un buon livello estetico, il campo deve avere anche una buona giocabilità, ovvero deve garantire lo scorrimento e il rimbalzo della palla.
Per questo è fondamentale la presenza di un sottostrato con particolari proprietà, come l’elevata capacità di drenaggio soprattutto in caso di forti piogge, la portanza, la capacità di un terreno di sopportare le sollecitazioni, e infine il “grip”, ovvero quella caratteristica del terreno che permette una migliore tenuta dei giocatori in azione.
Queste caratteristiche devono essere mantenute in ogni stagione anche in condizione di elevato utilizzo (tre partite a settimana). Chiaramente, oggi, si pone anche la massima attenzione per aumentare la sostenibilità ambientale del manto erboso”.
Lei è un uomo di ricerca, questo ha un risvolto didattico? Come prepara i suoi studenti?
“Cerco, per quanto mi è possibile, di trasmettere non solo conoscenza, ma anche capacità professionale. L’agronomo, come altri professionisti, non si può formare solo sui libri, ma è necessaria la capacità di operare in campo. Fortunatamente a Viterbo tale compito è agevolato dalla presenza di molte strutture didattico – sperimentali come l’azienda agraria e l’orto botanico”.
Bruno Ronchi
Professore ordinario del dipartimento di
Scienze e tecnologie per l’agricoltura, le foreste,
la natura e l’energia (Dafne)
Università degli Studi della Tuscia
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