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Procura di Viterbo - Stamattina la riconsegna al comune di dieci opere - Ieri il blitz - Indagato l'antiquario che li aveva messi in mostra

Tornano a casa gli splendidi affreschi di palazzo Spreca

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La riconsegna degli affreschi

La riconsegna degli affreschi

Uno degli affreschi riconsegnati

Alcuni degli affreschi portati al museo civico

Alcuni degli affreschi portati al museo civico

Il sindaco Marini e il procuratore capo Pazienti

Il sindaco Marini e il procuratore capo Pazienti

Il procuratore capo Pazienti, il sindaco Marini e il vicesindaco Buzzi

Il procuratore capo Pazienti, il sindaco Marini e il vicesindaco Buzzi

Il funzionario della Soprintendenza Giovannino Fatica

Il funzionario della Soprintendenza Giovannino Fatica

Sequestrati gli affreschi di Palazzo Spreca.

La procura riporta a Viterbo dieci delle 14 virtù profane, opere datate 1470 – 1480 (fotocronaca).

Gli affreschi staccati da palazzo Spreca e in mostra alla Biennale internazionale di antiquariato a Roma sono stati sequestrati ieri in Umbria.

Il blitz della polizia giudiziaria, condotto dal luogotenente della finanza Sandro Calista e dall’ispettore della polizia stradale Felice Orlandini, ha portato al recupero di dieci opere su quattordici. Le altre quattro saranno sequestrate nei prossimi giorni.

Stamattina, la riconsegna del ciclo di affreschi al Comune di Viterbo, da parte della procura.

L’indagine è stata coordinata dal procuratore capo Alberto Pazienti, presente, insieme al sindaco Giulio Marini, alla cerimonia di riconsegna tenutasi alle 10,30 al museo civico.

“L’operazione – spiega il capo della procura – è stata portata a termine grazie all’acume degli investigatori. Nasce dal senso civico del professor Enzo Bentivoglio che, visitando la mostra di palazzo Venezia, a Roma, ha riconosciuto uno degli affreschi”.

L’antiquario spoletino Emo Antinori Petrini, che aveva messo in mostra le opere , sarebbe indagato per ricettazione e violazione della legge sul patrimonio artistico.

Tra le carte riguardanti lo svincolo del palazzo, ceduto dalla Soprintendenza ai privati, gli inquirenti di via Falcone e Borsellino hanno almeno un nome noto. Quello di Giovannino Fatica, funzionario della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici arrestato il 30 settembre 2009 nell’ambito dell’operazione Dazio. Il nome proviene dalle illecite “dazioni” – tangenti – presumibilmente intascate dal funzionario per sbrigare pratiche relative a svincoli paesaggistici.

Secondo le indagini, chi aveva bisogno di un’autorizzazione in tempi brevi poteva rivolgersi al funzionario comunale Massimo Scapigliati che, a sua volta, contattava Fatica e il collega Antonio Di Cioccio. Per la procura, quindi, Scapigliati avrebbe fatto sia da portavoce delle richieste che da collettore delle tangenti, trattenendo per sé una parte dei soldi.

Sia Scapigliati che Fatica e Di Cioccio hanno patteggiato tre anni.


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18 ottobre, 2012

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