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Agricoltura, ambiente e ricerca - Intervista ad Andrea Amici, coordinatore dell'osservatorio per lo studio e la gestione delle risorse faunistiche

Aumentano i cinghiali, tornano caprioli e cervi

di Bruno Ronchi - Professore ordinario Unitus
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Andrea Amici

Il professor Bruno Ronchi

Il professor Bruno Ronchi

– Fauna selvatica risorsa e dramma alla stesso tempo.

Negli ultimi anni nella Tuscia sono aumentati a dismisura i cinghiali portando danni agli agricoltori. E allo stesso tempo sono tornati caprioli e cervi, specie che erano scomparse da oltre un secolo. Tutto questo cambiamento ha portato nuove opportunità per gli amanti della natura ma anche agricoltori in rivolta.

Da alcuni anni l’Università della Tuscia ha attivato un “osservatorio per lo studio e la gestione delle risorse faunistiche”, coordinatore della struttura è Andrea Amici, docente di “gestione ed allevamento della fauna selvatica” (dipartimento Dafne).

Perché gli agricoltori e gli allevatori della Tuscia stanno sollevando il problema dei danni da fauna selvatica?
“E’ sufficiente fare riferimento ai problemi causati dai cinghiali. Fino alla seconda guerra mondiale il cinghiale era presente in piccoli nuclei, solo in alcune aree d’Italia, tra cui la Maremma. Nella seconda metà del secolo scorso ha iniziato la sua espansione, che oggi appare incontenibile in molte parti del nostro paese. Come studiosi del settore veniamo chiamati ad eseguire rilievi su campi di mais, di girasole, di grano, ma anche su vigneti e noccioleti devastati dal cinghiale. E’ accaduto anche che alcuni animali si siano spinti nei centri urbani alla ricerca di cibo”.

Sono previsti indennizzi per gli agricoltori e per gli allevatori?
“Sì, per gli agricoltori che subiscono danni sono previsti degli indennizzi, che comunque non coprono quasi mai l’intero danno subito. In passato le Province, competenti in materia, sono riuscite a erogare fondi per questo problema, ma con le attuali ristrettezze le prospettive non sono incoraggianti. Oltretutto il meccanismo dell’indennizzo è troppo complesso; il danno viene quantificato dagli Atc (Ambiti territoriali di caccia), liquidato dalla Provincia, ma i fondi sono stanziati dalla Regione. I tempi si allungano almeno a due-tre anni. Ma al di là della possibilità di ottenere un indennizzo, l’effetto prodotto dalla fauna selvatica è comunque devastante per chi vive con profonda passione il mestiere dell’agricoltura e dell’allevamento”.

Quali sono gli orientamenti degli enti pubblici per la gestione della fauna “problematica”?
“La gestione si dovrebbe basare sul prelievo venatorio; è ben organizzato, efficiente e non richiede particolare sorveglianza. Ma le norme attuali sembrano ostacolare l’aumento del prelievo invece di favorirlo.La Provincia di Viterbo attua dei programmi di contenimento numerico al di fuori della stagione venatoria laddove i danni sono insostenibili. Si cerca di prevenire i danni attraverso sistemi dissuasivi come recinzioni elettrificate, allontanamento degli animali dalle colture con mezzi sonori e foraggiamenti dissuasivi che vengono effettuati anche da alcune aree protette”.

Quali ricerche state attualmente portando per cercare di risolvere questo problema?
“L’osservatorio per lo studio e la gestione delle risorse faunistiche rivolge la propria attività soprattutto al monitoraggio delle interazioni della fauna con l’ambiente e le attività antropiche. Vengono studiati anche gli aspetti relativi alla conservazione delle specie a rischio. Stiamo mettendo a punto modelli di previsione delle aree a rischio di danno all’agricoltura e soluzioni per la riduzione degli incidenti dovuti alla fauna selvatica, piuttosto frequenti nella Tuscia.

Occorre cercare soluzioni per una armonica interazione delle diverse componenti in gioco, agricole, venatorie, naturalistiche. Sembra inevitabile oggi mettere in atto soluzioni per il controllo della popolazioni di animali selvatici, soprattutto di quelle che risultano fortemente “problematiche” per l’ambiente nel suo insieme e non solo per l’agricoltura. L’università può fornire un valido contributo in questa direzione, sia con le proprie ricerche finalizzate, sia con gli strumenti della formazione”.

Bruno Ronchi
Professore ordinario del dipartimento di
Scienze e tecnologie per l’agricoltura, le foreste,
la natura e l’energia (Dafne)
Università degli Studi della Tuscia


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15 novembre, 2012

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