Viterbo – Mascherine anti-Covid, un po’ come la minigonna, stanno cambiando rapidamente i costumi. Ai tempi del Coronavirus e di una crisi che da sanitaria è diventa immediatamente economica, configurando una vera e propria questione sociale che, forse, non ha eguali.
Questione che non a caso coincide con un’epoca di accumulazione capitalistica senza precedenti dove la competizione a livello internazionale, competizione economica e geopolitica, pare proprio richieda apertamente di fare a meno della democrazia. Anche in occidente. Il Coronavirus, tuttavia, coinvolgendo tutti i mercati ha posto la questione sociale come questione generale. E come tale, come questione principale. Se non si risolve questa, l’equilibrio sarà sempre instabile e precario.
In mezzo, e nel frattempo, cambiano i costumi. Come se la società, nelle sue vesti di soggetto collettivo, esprimesse sempre una soggettività in grado di avvertire prima dei suoi stessi singoli le trasformazioni in corso. Che la fotografia e la scrittura, qualunque essa sia, hanno il dovere di fermare, almeno in quell’istante, per poterci ragionare sopra. E trovare insieme la strada per una via più umana alle cose del mondo.
Viterbo – Mascherine
La mascherina è il cambio di costume evidente. Quasi un divertente contrappasso rispetto alle accuse mosse in questi anni nei confronti di un Islam che secondo alcuni vorrebbe tutte le donne a volto coperto. Alla fine, il volto se l’è coperto tutto quanto l’occidente.
Roberto Pecci
Lontano anni luce il dibattito sulle Ffp2 e 3, sui filtri e le chirurgiche, la mascherina è diventata adesso un fenomeno di massa al di là delle imposizioni governative fatte passare a colpi di decreti. Uno status symbol che sta mano mano definendo appartenenze sociali non tanto di classe, padroni e plebei, borghesia e proletariato, quanto piuttosto claniche. Spazi urbani con linee di tendenza omogenee. Ridefinendo anche i termini dell’incontro e del confronto tra esseri umani sul piano urbano. Dal volto scoperto, che chiama l’altro alla responsabilità, al volto coperto che bisogna guardarsi negli occhi per capire chi siamo. Capirsi con lo sguardo, come gli autonomi in passamontagna negli anni ’70.
Viterbo – Mascherine
Diverso, inoltre, il modo di riconoscersi, diverso il modo di salutarsi, che poi di fatto è un modo per dirsi che ci si è riconosciuti. Il saluto militare nasce tra persone con l’armatura che, come solo modo di riconoscersi, e attestare le proprie intenzioni, era quello di sollevare con la mano la feritoia davanti agli occhi. Oggi, si battono i gomiti.
Viterbo – La mascherina di Wira
Le mascherine poi le fanno tutti. E i modi sono i più incredibili. Da vere e proprie filiere di paese, come a San Martino che in un paio di settimane ha distribuito le mascherine a tutti, alla sartoria di Lucica che ha risolto il problema a buona parte della pubblica amministrazione. E a costi decisamente calmierati. Fino ai singoli. E agli ultimi due. Uno in rete, il parrucchiere Roberto Pecci, e l’altro in casa, il venditore ambulante Wira.
Viterbo – La mascherina di Roberto Pecci
Il primo, Pecci, s’è inventato “un modo pratico e disinvolto per portare la mascherina”. Il secondo se n’è inventata una con i calzini che vendeva quando girava per i bar prima dell’emergenza Coronavirus.
Due estremi. Però, significativi.
The mask color face è la mascherina inventata da Roberto Pecci. “Un modo pratico e disinvolto – dice nel video – per portare la mascherina. Con o senza trucco. Farla diventare un vezzo da indossare con disinvoltura”.
E per farlo, secondo Pecci bisogna “pulire bene la pelle del viso con uno scrub e idratarla altrettanto bene. Con creme illuminanti e anti età. Perché l’uso frequente della mascherina non consente alla nostra pelle di respirare. Tende così a seccarsi e a sudare. Ed è per questo che bisogna idratare le labbra con un Golden light super idratante. Per quanto concerne i capelli, consiglio di scoprire il viso per non contaminarli. Chi ha i capelli lunghi può fare benissimo una coda alta o anche bassa, oppure uno chignon o addirittura un semi raccolto. Chi ha i capelli corti può benissimo portarli indietro e abbastanza scompigliati. Stesso discorso anche per le mani, che devono essere molto idratati per l’uso continuo di guanti e gel igienizzanti”.
Viterbo – Mascherine
Wira s’è inventato invece una mascherina con i calzini che prima vendeva nei bar. Wira faceva infatti l’ambulante. “Guarda – dice -. Questo è un calzino. Hai visto che è un calzino. No?! Guarda, guarda. Io faccio così”. E ti fa vedere come da un calzino si ricava una mascherina che ha bisogno di qualche aggiustamento, ma che magari su una chirurgica farebbe pure la sua figura.
Wira in video coinvolge anche lo zio, che fa da spettatore. “E’ una mascherina oppure no?”, domanda infine.