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Tribunale - Diffonde foto hard per vendetta - La difesa: "Solo lei è stata riconosciuta parte offesa" - L'imputato ossessionato per anni da una donna sposata

“Condannato per avere seguito la madre in palestra, ma il figlio non fu vittima di stalking”

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Enrico Zibellini

L’avvocato Enrico Zibellini

Bassano Romano – (sil.co.) – Diffonde foto hard e la segue in palestra, nuova condanna al superstalker che, invaghitosi di una donna  sposata, avrebbe perseguitato per anni una coppia, diffondendo una foto piccante della vitima su internet e usandola anche per fare volantinaggio. 

Mentre era sotto processo per stalking, parti civili sia la donna che il marito, avrebbe continuato a perseguitare sia la vittima che il figlio minorenne, seguendoli in palestra. Motivo per cui è finito agli arresti domiciliari e poi nuovamente davanti al giudice, stavolta con la madre parte civile che ha chiesto la condanna per stalking anche nei confronti del figlio. 

E’ vero, il 18 maggio è stato condannato a quattro mesi con la continuazione dal giudice Giacomo Autizi. Ma il mio assistito è stato assolto dall’accusa di stalking nei confronti del figlio allora minorenne della donna, parte civile al processo, l’unica riconosciuta come parte offesa”, spiega l’avvocato Enrico Zibellini, storico difensore dell’imprenditore cinquantenne di Bassano Romano che per anni, dal 2010 al 2016, avrebbe perseguitato la vittima.

“Per il giudice, ma noi siamo pronti a fare appello, l’unica parte offesa resta la madre, da qui la continuazione, per fatti, ricordiamo, del gennaio 2014, dopo di che l’imputato non si è reso più responsabile di alcuna condotta lesiva nei confronti della donna. Riteniamo importante, dal nostro punto di vista, che la sentenza di primo grado abbia escluso che il minore sia parte offesa, quindi vittima dell’imputato”, sottolinea il legale.

Il cinquantenne era stato già condannato per stalking, sempre nel 2014, a due anni e mezzo e 25mila euro di risarcimento a entrambi i coniugi in primo grado.  In quel caso il marito è stato riconosciuto anche lui come vittima.

“In appello la pena è stata poi ridotta a due anni ed è stato ridotto in maniera consistente anche il risarcimento a marito e moglie”, dice Zibellini.

Mentre era in corso il primo processo davanti al giudice Silvia Mattei, nel quale marito e moglie erano entrambi parte civile, assistiti come il figlio dall’avvocato Giovanni Labate, l’imputato aveva continuato a frequentare la palestra dove la vittima accompagnava il minore nonostante il divieto di avvicinamento. Motivo per cui, a gennaio di sei anni fa, ne fu chiesto l’arresto durante un’udienza in tribunale, nell’aula stracolma di pubblico. La misura fu aggravata con gli arresti domiciliare e l’uomo è finito nuovamente sotto processo.

Dopo il divieto di avvicinamento, secondo l’accusa, l’imputato sarebbe passato in palestra altre tre volte. “Ma solo perchè, essendo anche io iscritto, volevo spiegare alla titolare dell’allontanamento, poi per salutare l’istruttore, infine per sapere gli orari della donna e del figlio in modo da evitare di incontrarli”, si è giustificato davanti al giudice. 


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21 maggio, 2020

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