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Schiavizzata e brutalizzata dal marito-padrone - Chiuso il processo di primo grado al 39enne imputato di maltrattamenti in famiglia, lesioni aggravate e sequestro di persona

Cuce bocca alla moglie e la chiude per giorni nel divano, condannato a 4 anni di reclusione

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Il tribunale

Il tribunale

Remigio Sicilia

Remigio Sicilia

Viterbo – (sil.co.) – Cuce la bocca alla moglie per zittirla e la chiude per giorni nel divano, condannato a quattro anni di reclusione.

Si è chiuso così, ieri, davanti al giudice Gaetano Mautone, il processo di primo grado al 39enne viterbese arrestato dalla polizia a marzo dell’anno scorso dopo la denuncia da parte della moglie che avrebbe sottoposto a 18 anni di angherie e umiliazioni.

L’uomo, un noto pregiudicato del capoluogo, è tra le 47 parti offese di mafia viterbese (ma non parte civile al processo). Nonostante fosse stato picchiato selvaggiamente dalla banda di criminali italo-albanesi capeggiati dai boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, nel maggio 2018, rifiutò il ricovero in ospedale. 

L’uomo, strenuamente difeso in aula dalla madre e dalla sorella, secondo cui la ex aveva detto bugie per vendicarsi dei tradimenti, era imputato di maltrattamenti in famiglia, lesioni aggravate e sequestro di persona. 

Condannato a quattro anni, come chiesto dall’accusa, il 39enne, gravato da una lunga sfilza di precedenti penali, resta agli arresti a casa della madre, dove gli sono stati concessi i domiciliari dopo avere già scontato quasi un anno nel carcere di Mammagialla.

Ricorrerà in appello il difensore Remigio Sicilia. 

Tra gli episodi più cruenti raccontati al giudice Mautone durante il processo dalla stessa vittima, quando il marito le avrebbe infilzato le labbra con delle spille da balia per zittirla, costringendola a stare per giorni chiusa dentro il cassettone del divano letto.

E’ successo durante la drammatica udienza che si è tenuta presso l’aula 4 del tribunale penale di Viterbo lo scorso 5 novembre. Un racconto agghiacciante dal quale è emerso un calvario di violenze, sevizie, soprusi, crudeltà che avrebbe subito, anche secondo il giudice di primo grado, la presunta vittima.

La coppia ha due figli minori che durante le indagini preliminari avrebbero confermato agli investigatori il racconto della madre. 

Sette i referti medici dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, con prognosi anche fino a 30 giorni, per lesioni riconducibili ad aggressioni da parte del marito, spesso giustificate con cadute per le scale o incidenti col motorino, quando in realtà era stata ferita a coltellate oppure presa per il collo fino allo svenimento. 


Giù dal balcone per scappare dal marito

La notte tra il 27 e il 28 luglio 2016, per sfuggire all’ennesimo pestaggio, la donna ha raccontato di essersi buttata dal balcone di casa, facendo un volo di sette metri e spezzandosi una gamba. “Visto che non potevo scappare, mi sono nascosta sotto una macchina fino alle 5 del mattino, quando mi sono trascinata davanti al portone di un vicino che sapevo uscire presto per andare al lavoro”, ha raccontato. 


Rinchiusa per giorni nel cassettone del divano

L’avrebbe tenuta sequestrata anche per 2-3 giorni di seguito in un armadio o nel cassettone del divano: “E’ successo una decina di volte, una volta mi ha legata mani e piedi e messo un calzino in bocca per non farmi urlare. Mi faceva uscire per andare al bagno e cucinargli pranzo e cena, allora io mettevo nel cibo le gocce di calmante che gli avevano dato in carcere per aiutarmi a resistere nel divano”. 


Costretta a rubare per dargli i soldi che voleva

A fine febbraio 2019 era arrivata a pesare 39 chili e nei giorni precedenti era stata fermata due volte per furto, di un a borsa in un bar e di un giubbino firmato alle Poste. Un festival degli orrori. “Voleva sempre soldi, un giorno mi ha trascinato per i capelli sul divano, puntato una forchetta al collo e intimato di portargli 150 euro entro venti minuti sennò mi avrebbe uccisa”.


Labbra cucite e catene ai piedi

Inutile tentare la fuga. “Una volta mi riportò dentro casa e mi disse ‘ecco cosa succede a chi parla troppo’, poi mi infilzò a croce delle spille da balia sulle labbra, quindi mi portò come un trofeo da sua madre, che me le tolse”. “Un’altra volta mandò sua madre al consorzio a comprare una catena e mi legò al letto con un lucchetto. Fui liberata da lei perché nel frattempo lui era uscito ed è venuta la polizia per una perquisizione”. 


Bruciata col ferro da stiro e obbligata a bere il ragù

Sul viso e sul corpo innumerevoli cicatrici. “Dovevo nascondere scopa e spazzoloni, perché li usava per bastonarmi”. “Mi ha schiacciato una mano col ferro da stiro bollente e poi me lo ha messo sul collo”. “Mi ha colpito in faccia con una mazza da baseball”. “Mi ha picchiato con l’asse da stiro e poi costretto a bere una pentola di sugo di carne”. 


Lui dormiva e lei lavorava

Lui dormiva fino alle 14 e lei fuori a lavorare per 1100 euro al mese che al marito non bastavano mai. La madre, che ha chiuso i rubinetti poco prima della denuncia, negli ultimi anni, avrebbe dato fondo al libretto postale della nonna novantenne per darle oltre 12mila euro. “Una volta ero disperata, perché non avevo soldi da portargli, allora mi sono fermata al bar e ho bevuto fino a ubriacarmi, sono svenuta e mi sono svegliata a Belcolle. Da quel giorno, siccome la sera ero sfinita, ha cominciato a dire che era perchè mi ubriacavo e giù botte”. 


Costretta a stare nuda sul balcone in pieno inverno

Guai a svegliarlo la mattina. “Tappavo la bocca anche al cane. Supplicavo i bambini di non fare rumore, un giorno mi ha impedito di portarli a scuola per punizione”. L’imputato avrebbe avuto il vizio delle punizioni. “A Natale 2018 mi ha spogliato e chiuso fuori sul balcone per tutta la notte in mutande e reggiseno”, “Mi costringeva a stare in piedi in un angolo del muro, finché non cadevo, poi mi menava”.  


Le amanti di lui in casa

E avrebbe avuto anche il vizio delle donne: una ballerina da night nel 2007 e più di recente una ragazza che avrebbe portato a vivere in casa con la moglie e i figli. 


Tusciaweb ha deciso di non rendere pubbliche le generalità e il luogo di residenza dell’uomo arrestato, a tutela della convivente e dei figli minorenni. Ulteriori particolari sull’uomo renderebbero, inevitabilmente, riconoscibili anche la donna e i bambini, già vittime di fatti assolutamente gravi.


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30 maggio, 2020

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