Bolsena – (sil.co.) – Spedizione punitiva sulla spiaggia del Guadetto, in carcere il ventenne che aggredì un minorenne. Arrestato sabato 18 luglio a Civitella d’Agliano e condotto a Mammagialla, deve scontare una pena diventata definitiva di un anno e due mesi di reclusione.
E’ il 22enne d’origine polacca condannato a 14 mesi per lesioni aggravate il 2 aprile 2019 dal giudice Roberto Colonnello al termine del processo in cui parte civile era un giovane di Montefiascone che aveva 17 anni all’epoca dei fatti, avvenuti il 24 giugno 2018 su una delle spiagge del litorale di Bolsena, dove la vittima, che stava trascorrendo una giornata al lago in compagnia di alcuni amici, è stata aggredita in quanto sarebbe stata colpevole di avere riferito alle forze dell’ordine su una presunta attività di spaccio.
Il minorenne, cui è stata riconosciuta un a provvisionale di 1500 euro, fu preso a calci, pugni e sassate da due coetanei, uno dei quali il 22enne d’origine polacca che, nell’immediatezza, fu arrestato e posto ai domiciliari. Secondo l’avvocato di parte civile Amedeo Centrone, c’erano gli estremi per il tentato omicidio: “Si stava sfiorando una vera e propria tragedia, visto che il mio assistito stava subendo devastanti calci e pugni dai due aggressori, che hanno iniziato anche a tentare di colpirlo con grosse pietre pur non riuscendoci”.
“Infame, bastardo, merda”, gli avrebbero urlato contro con aria minacciosa, sorprendendolo mentre si godeva la prima domenica d’estate in spiaggia con la fidanzata e altri due amici, tutti minorenni. “Stavamo giocando a pallone quando sono arrivati”, ha raccontato il giovane che, in seguito alle botte prese, è stato medicato al pronto soccorso con una prognosi di venti giorni.
Pochi giorni prima, mentre con il padre e lo zio tappezzieri stava effettuando un lavoro al teatro San Francesco di Bolsena, la vittima era stata già minacciata dalla coppi: “Infame, bastardo, tanto te la facciamo pagare, ti spacchiamo il culo”. “Mi sono spaventato tantissimo, per cui mi sono munito di una bomboletta di spray al peperoncino, qualora avessi dovuto difendermi”, ha spiegato al giudice il ragazzo durante il processo.
Il 24 giugno di due anni fa, quando ha visto gli aggressori raccogliere pesanti sassi da terra e attrezzarsi per tirarglieli, ha provato a fermali con lo spray al peperoncino: “Ma avevo il vento contro, per cui lo spray è finito sulla mia faccia invece che sulla loro. Allora ho cominciato a correre, per seminarli, mentre mi tiravano le pietre senza riuscire a colpirmi. Poi mi hanno spinto a terra, prendendomi a calci e pugni al corpo e al volto, in un punto dove c’è un canneto, per cui mi sono anche tagliato al volto e alle mani con le canne”, ha proseguito.
L’imputato avrebbe afferrato una grossa pietra, facendo il verso di sbattergliela sulla testa, fermato solo dall’arrivo dei carabineiri. Gli amici, sentiti come testimoni, infatti nel frattempo avevano già chiamato i militari della stazione di Bolsena, davanti ai quali l’attuale imputato ha continuato a inveire contro la vittima, finendo in manette.
Nei giorni successivi sarebbero proseguite le minacce: “Ho ricevuto una telefonata anonima in cui una voce maschile mi diceva ‘questo è stato il primo round, sta pronto che arriva il secondo’. Ancora oggi quando li incontro mi dicono ‘infame’ e mi minacciano”, ha concluso.
Sabato scorso il giovane è stato rintracciato dai carabinieri della compagnia di Montefiascone a Civitella d’Agliano, arrestato e condotto presso la casa circondariale di Viterbo per scontare la condanna a 14 mesi per lesioni personali aggravate.
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