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Il giornale di mezzanotte - Intervista al reggente della Cisl scuola viterbese Vincenzo Alessandro sulla riapertura degli istituti prevista per il 14 settembre

“La scuola rischia di diventare una bomba biologica”

di Daniele Camilli
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Vincenzo Alessandro, reggente Cisl scuola Viterbo

Vincenzo Alessandro, reggente Cisl scuola Viterbo

Viterbo - Paola Serafin della segreteria nazionale Cisl scuola

Viterbo – Paola Serafin della segreteria nazionale Cisl scuola

Vincenzo Alessandro, reggente Cisl scuola Viterbo

Vincenzo Alessandro, reggente Cisl scuola Viterbo

Viterbo - Paola Serafin della segreteria nazionale Cisl scuola

Viterbo – Paola Serafin della segreteria nazionale Cisl scuola

Viterbo - L'assemblea della Cisl con i dirigenti scolastici

Viterbo – L’assemblea della Cisl con i dirigenti scolastici

Viterbo – “La scuola rischia di diventare una bomba biologica”. Per il reggente della Cisl scuola Viterbo Vincenzo Alessandro il rischio della riapertura degli istituti scolastici fissata per il 14 settembre è questo. La scuola rischia di essere una vera e propria “bomba biologica” pronta ad esplodere. In un contesto, come quello scolastico, carico di problematiche e complessità. Per questo, secondo Alessandro, l’apertura degli istituti “andrebbe posticipata e spostata a dopo il referendum costituzionale”.

“Ci sono in tutto 8 milioni di studenti – ha detto Alessandro -. Considerando che, mediamente, un alunno ha due genitori, abbiamo così 16 milioni di genitori più 8 milioni di studenti. Dunque un potenziale rischio che riguarda circa 24 milioni di persone. Ci sono poi un paio di milioni di persone tra docenti, personale Ata, amministrazione scolastica eccetera. Poi c’è tutto un pezzo di scuola che non appare. Ad esempio le scuole materne gestite dai comuni o i corsi professionali della Regione Lazio”.

Ieri, il reggente della Cisl, assieme a Paola Serafin della segreteria nazionale del sindacato, ha incontrato i dirigenti scolastici degli istituti della Tuscia per un confronto su quanto accadrà nelle scuole a partire dal 14 settembre.

Alessandro, il 14 le scuole del Lazio sono pronte per la riapertura oppure no?
“Secondo noi della Cisl no, la scuola non è pronta. Ci sono ancora un sacco di problemi di varia natura”.

Quali?
“Innanzitutto mancano spazi adeguati. Ad esempio, a livello regionale, mancano 900 aule, almeno secondo quello che dice l’ufficio scolastico del Lazio. E questo serve ad assicurare il distanziamento sociale tra gli alunni. Mancano poi 300 mila banchi monoposto che devono ancora essere consegnati e dovrebbero arrivare ad ottobre, a lezioni iniziate. Questo significa che nel frattempo non stai in condizioni di sicurezza. E’ sulla disponibilità di questi banchi che si andranno a calcolare le distanze di sicurezza”. 

Nell’assemblea sindacale di oggi (ieri ndr), lei ha evidenziato anche problemi nella gestione del personale…
“Certo. Le famose immissioni in ruolo che ha vantato il ministero della pubblica istruzione non si realizzano in pieno e i posti sono ancora liberi. Le graduatorie per le supplenze che sono state fatte in fretta e in furia con una procedura informatica che non era stata testata prima. Per quanto riguarda quest’ultime il ministero le ha volute a tutti i costi e il risultato è che abbiamo delle graduatorie sbagliatissime che sicuramente saranno utilizzate nonostante gli errori innegabili. La problematiche riguardanti le strutture, quelle del personale, la mancanza di chiarezza sui lavoratori e gli studenti fragili lasciano pensare che per il 14 settembre non siamo pronti”.

La soluzione invece quale sarebbe?
“Rimodulare il calendario scolastico, togliere qualche ponte che era stato concesso in altri momenti e vedere se si può cominciare almeno dopo il referendum costituzionale”.

Quindi per la Cisl la scuola andrebbe riaperta quanto meno dopo il 21 settembre…
“Sì”.

Fra l’altro, in questa fase di emergenza Covid era così necessario utilizzare le scuole per fare il referendum?
“No, non era necessario. Il referendum significa infatti smontare nuovamente le scuole, sanificare di nuovo tutti i locali…insomma, una serie di problemi che potevano essere evitati. Nonostante tutte le indicazioni, le scuole continuano ad essere i luoghi dove si svolgono gli appuntamenti elettorali”.

E secondo lei dove sarebbe stato più opportuno svolgere il referendum del 20 e 21 settembre?
“Sarebbe stato più corretto utilizzare, ad esempio, le case comunali”. 

Tenuto conto di tutte le problematiche che sono state elencate, riaprire le scuole il 14 settembre che rischio potrebbe comportare per le persone?
“Il rischio è che la scuola non cominci o che cominci in condizioni tali che la sicurezza potrebbe non essere garantita. La scuola rischia di diventare una bomba biologica. Ci sono in tutto 8 milioni di studenti. Considerando che, mediamente, un alunno ha due genitori. Quindi 16 milioni di genitori più 8 milioni di studenti. Dunque un potenziale rischio che riguarda circa 24 milioni di persone. Ci sono poi un paio di milioni di persone tra docenti, personale Ata, amministrazione scolastica eccetera. Poi c’è tutto un pezzo di scuola che non appare. Ad esempio le scuole materne gestite dai comuni o i corsi professionali della Regione Lazio. E nessuno ancora ci ha detto che tipo di provvedimenti i prendono per le scuole paritarie che in linea teorica dovrebbero essere obbligate a seguire le stesse regole. Ma non hanno partecipato ai tavoli istituzionali quando invece avrebbero dovuto esserci”. 

Quindi, considerando sempre la situazione che lei descrive, il rischio è che la scuola, a partire dal 14 settembre, potrebbe diventare un immenso focolaio e un mezzo di diffusione del Covid a livello nazionale?
“L’esempio l’ha dato la Francia. L’altro giorno ha aperto e chiuso 22 scuole. Aperte e chiuse. Dopo pochi giorni. Ed è possibile che succeda pure questo”.

Qual è la situazione nella Tuscia?
“La situazione è problematica. Anche qui da noi i dirigenti scolastici lamentano mancanza di spazio e di personale. Ad esempio ad una scuola del viterbese mancherebbero più di 40 insegnanti. Anche qui le graduatorie non sono convincenti”. 

Rispetto alle problematiche che ha evidenziato, quali sono secondo lei le responsabilità del ministero e quali invece quelle della Regione Lazio?
“Le responsabilità sono simili. Tutto il mondo della politica vuole dare un’impressione di efficacia ed efficienza. Quindi tutti sono impegnati a fare la gara per aprire il 14 settembre. Non hanno però valutato che se aprono il 14 e poi richiudono il 20, la cosa potrebbe risultare un vero e proprio boomerang. Perché ciò significherebbe non aver garantito le condizioni di sicurezza. Non solo, ma è mancato il dialogo. Un dialogo sociale che continua ad essere la grande pecca della politica. Anche per questa generazione di politici. Non solo per quella vecchia. Per quella vecchia lo sapevamo già”.

Perché si è voluto aprire per forza il 14?
“Perché si vuole dare un’idea di efficacia e di efficienza. C’è un’opposizione che gioca a dire ‘non siete capaci di fare le cose’. Dall’altra loro che rispondo, ‘no, non è vero, abbiamo detto che riapriremo il 14 e il 14 riapriremo’. Nè l’uno, né l’altro atteggiamento sono positivi. Non si fa politica su cose di questo genere”. 

Se la scuola dovesse riaprire e richiudere, come in parte successo in Francia, di chi sarebbe la responsabilità politica del fallimento?
“Non si può fare politica prendendo solo la parte degli onori. Ci sono pure gli oneri. Le decisioni spettano al potere politico. Ma noi sappiamo, ed fuor di dubbio, con chi prendercela”. 

Una domanda che riguarda invece l’organizzazione interna del sindacato. Come mai la Cisl scuola di Viterbo ha un reggente e non più un segretario, come è stato fino a qualche tempo fa con Brunella Marconi?
“Il reggente è uno degli strumenti previsti dallo statuto del sindacato. E’ stata sciolta la segreteria perché aveva dei dissidi interni e non riusciva più a funzionare in modo efficace ed efficiente. Quindi è stata sciolta. Se la situazione fosse stata più grave si sarebbe arrivati al commissariamento che prevede anche lo scioglimento del consiglio generale. Questo però non è accaduto. Sono cose normali che fanno parte della dialettica di un sindacato organizzato democraticamente”.

Però la ex segretaria Marconi è passata a un altro sindacato, nello specifico lo Snals…
“Ognuno fa le sue scelte. Io avrei avuto delle difficoltà a fare una scelta simile. Quando una persona si è caratterizzata nella vita in un certo modo…insomma, sono scelte pesanti. Brunella Marconi ha fatto questa scelta, la rispetto, ma non la condivido. Noto che politicamente c’è un problema, secondo me, interno allo Snals”.

Quale?
“Loro si offendono quando dico queste cose, ma il problema è oggettivo. Quando hai un tuo gruppo dirigente ma al momento del ricambio devi rivolgerti a un ‘esterno’, qualche problema si registra. Cosa è successo? Non è stata fatta una politica dei quadri? Non c’è nessuno che possa risolvere la situazione? Le eccellenze si producono quando si fa politica dei quadri”. 

Che tipo di dissidi interni ci sono stati?
“Io ho avuto l’impressione che siano stati più che altro dissidi di carattere personale e non di natura politica. Non risultano scontri su soluzioni da adottare. Semmai storie di visibilità e accentramento del lavoro. Più questo che altre questioni”.

Daniele Camilli 


– Paola Serafin (Cisl): “I contagi nelle scuole ci saranno, saranno inevitabili…”


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9 settembre, 2020

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