Corte d'assise - Oltre tre ore di interrogatorio per Pang che ha svelato: "Sono tornato sulla scena del crimine mentre c'era la polizia"
di Silvana Cortignani
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 Omicidio in via San Luca – L’omicida Michael Aaron Pang e la vittima Norveo Fedeli  Sul posto 118 e polizia -Nel riquadro, il ragazzo in fuga immortalato dalle telecamere (poco dopo è tornato al negozio)  Omicidio in via San Luca – Sul posto una folla di persone  Omicidio in via San Luca – Gli investigatori  Omicidio in via San Luca – La scientifica  Omicidio in via San Luca – Il magistrato Eliana Dolce |
Viterbo – L’assassino torna sempre sul luogo del delitto. “Dopo aver ucciso Norveo Fedeli, sono tornato sulla scena del crimine mentre sul posto c’era la polizia”, ha rivelato Michael Aaron Pang. Voleva vedere se davvero la vittima fosse morta il 23enne americano che poco prima dell’una del 3 maggio 2019, mentre la strada era piena di scolaretti che uscivano da scuola, ha ammazzato nel suo negozio di via San Luca a colpi di sgabello il commerciante 74enne titolare della storica jeanseria di via San Luca.
“L’ho colpito con lo sgabello finché non si è mosso più”, ha spiegato l’omicida reo confesso, interrogato per oltre tre ore, ieri mattina, davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Silvia Mattei.
Poi l’ha portato sul retro, trascinandolo per la cintura, inciampando sul suo corpo e calpestandogli la testa.
“Volevo sentire se respirava, se fosse ancora vivo, perché fuori c’era troppo rumore. Mi sembrava morto, anche se non sono sicuro al cento per cento. Allora ho guardato se nel negozio ci fossero delle telecamere e siccome non c’erano sono scappato e ho preso il pullman per Capodimonte, dove mi sono lavato e cambiato. Poi sono tornato a Viterbo, perché ero preoccupato. Mi sono recato al negozio mentre sul posto c’era la polizia”, ha detto l’imputato, accusato di rapina aggravata e omicidio volontario con l’aggravante della crudeltà.
Il killer era dunque sulla scena del crimine nelle ore convulse che hanno fatto seguito al delitto, mentre gli investigatori, passando al setaccio le telecamere della videosorveglianza, lo stavano individuando durante la fuga verso il capolinea del Riello tra la miriade di vicoli e vicoletti del quartiere di San Faustino.
Pang è stato arrestato il giorno successivo nel bed&breakfast di Capodimonte dove alloggiava da un paio di mesi, gestito da una 47enne d’origine tedesca madre di una bambina conosciuta su Internet, che lui riteneva essere la sua “girlfriend” di 28 anni. La donna, dal canto suo, ha sempre negato una relazione sentimentale. Una teste ha detto ieri che pure il farmacista sapeva che era la compagna di Pang. Il 23enne ha invece ribadito che tra loro c’erano rapporti intimi. La 47enne avrebbe avuto accesso al suo conto corrente bancario. Lui non avrebbe avuto nemmeno le chiavi di casa.
Ha detto e ridetto di essere stato aggredito Pang.
“Mister Fedeli – ha detto, con la traduzione simultanea di un interprete – quando per il terzo giorno, dopo il 30 aprile e il 2 maggio, le carte di credito non sono passate ha cominciato a urlare, poi ha fatto il giro del bancone e mi è venuto addosso. C’è stata una colluttazione. A un certo punto mi ha messo un braccio attorno al collo e ha sferrato un coltellino. Ho avuto paura, sono andato nel panico, mi sono difeso. Mi ha colpito al torace e fatto tagli sulle dita delle mani. Mentre mi divincolavo, gli ho fatto uno sgambetto ed è caduto. Ma era tra me e l’uscita e quando ho visto che si rimetteva in ginocchio, col coltello sempre in mano, ho afferrato l’ho sgabello e l’ho colpito finché non si è più mosso”.
Non ha omesso nessun dettaglio. “Prima di scappare mi sono tolto la maglietta bianca madida di sangue e ho coperto con una busta la scarpa insanguinata. Ho preso il coltello perché ero nel panico e averlo con me mi faceva sentire più al sicuro. Ho afferrato il telefonino di Fedeli , il laptop che stava sul bancone e il suo portafoglio, ma solo per far sparire eventuali tracce. Il giorno prima lo avevo sorpreso a fotografarmi e poteva avere messo via gli scontrini delle mancate transazioni o appunti che mi riguardavano. Ho infilato tutto nella busta grande bianca dietro la cassa, dove c’erano anche i vestiti che volevo comprare”.
Un “bottino” di circa 600 euro i vestiti. Pochi per giustificare una rapina così efferata. Troppi per uno che, secondo la pm Eliana Dolce, non aveva più il becco di un quattrino.
Ha ammesso che i genitori, separati e entrambi residenti nel Kansas, non vedevano di buon occhio la sua permanenza in Italia nonché la donna con cui aveva allacciato via web una relazione sentimentale e meno ancora i personaggi attorno a lei gravitanti, tra i quali il titolare di due negozi di kebab, a Viterbo e Vetralla, del quale Pang avrebbe aspirato a diventare socio.
Per quest’ultimo, un pakistano di 57 anni, il 23enne avrebbe lavorato gratis e gli avrebbe anche pagato i 500 euro mensili d’affitto di uno dei negozi. “Gli ho fatto il design grafico, ho creato il sito e anche i profili social”, ha detto l’imputato, spiegando, senza accennare a lamentele, “senza alcun compenso”.
Il padre, un medico d’origine cinese, gli aveva già tagliato i fondi. La madre, un’infermiera, la sera del delitto gli avrebbe telefonato per dirgli che aveva preso i biglietti aerei e intimargli di tornare a casa. Pang ha insistito di essere certo di avere un credito fino a mille euro: “I soldi non erano un problema per me, me li mandava mia madre. Negli Usa dovevo rientrare soltanto perché dopo tre mesi mi scadeva il visto turistico”.
In apertura di udienza, i difensori Remigio Sicilia e Giampiero Crescenzi, alla luce dell’aggravante della crudeltà contestata dalla pm su richiesta dell’avvocato di parte civile Fausto Barili, un ulteriore passo verso l’ergastolo, sono tornati a chiedere il rito abbreviato condizionato all’ammissione delle perizie di parte sulle ferite e sulla capacità di intendere e di volere di Pang. Richiesta ancora una volta rigettata.
La corte d’assise ha invece accolto la richiesta della difesa di far tradurre nuovamente alcune parti dell’interrogatorio di convalida davanti alla gip Savina Poli, secondo i legali interpretate malamente. Potranno inoltre essere ascoltati come testimoni la 47enne e anche il farmacista, per chiarire la vera natura dei rapporti tra la donna e il 23enne.
Si torna in aula il 5 ottobre, poi il 2 e il 16 novembre. La presidente Mattei ha inoltre fissato una ulteriore udienza “di scorta”, il 14 dicembre, qualora dovesse servire, per avere la certezza di giungere entro Natale alla sentenza.
Silvana Cortignani
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