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Primarie del centrosinistra - Renzi mette in ginocchio la nomenklatura del Pd viterbese

Un vaffa che viene da lontano

di Carlo Galeotti
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Fioroni con Renzi-Ballantini

La fila in piazza del Teatro per le primarie del centrosinistra

La fila in piazza del Teatro per le primarie del centrosinistra

– L’Italia rossa si scopre renziana. E la Tuscia la segue.

Incredibile e imprevedibile il risultato di Renzi in Italia e ancor di più nella Tuscia. Il sindaco di Firenze stravince a Viterbo e vince nella roccaforte rossa Civita Castellana. In Italia conquista spazi che la Bindi non riesce neppure a sognare (risultati *  fotocronaca).

Come dire tutto il contrario di quello che l’apparatchik (Sposetti – Fioroni) aveva previsto.

Quel ragazzo, viene da pensare, ha ridato vita al cadavere del centrosinistra. Immaginate questa fase politica senza il sindaco di Firenze. Bersani – D’Alema da solo avrebbe trovato sicuramente il modo di perdere anche contro la controfigura di Berlusconi.

E invece no, Renzi ha dato senso al dibattito politico. Ha dato vita, per la prima volta, a una sinistra liberale di massa. Come dire che solo il fatto di nascere in quel laboratorio politico che è stata la Firenze dell’altro secolo, forse ha segnato questo ragazzo indelebilmente. Non si può nascere nella città di don Milani, La Pira, Balducci, solo per fare i primi nome che vengono in mente, senza assorbire un po’ la buona politica.

E per fare qualche passo ancora più indietro: non si può respirare la stessa aria di Machiavelli, Guicciardini  e Dante senza conseguenze.

Ma non basta, quella di Renzi e di Ichino è l’erede di quella sinistra liberale che ha avuto in Carlo Rosselli il padre più nobile, autorevole e intelligente. E proprio per questo dimenticato da gente come D’Alema e Bersani.

Ma quel ragazzo che è Renzi ha anche assorbito la lezione dei democratici americani. Di Barack Obama. Il meglio della democrazia d’oltreoceano.

Un vero uragano questo Renzi. Capace di muovere i cervelli e i cuori. Capace di inventare, grazie al suo staff, un nuovo modo di parlare di politica. Di far parlare la politica. Il suo comizio multimediale è una assoluta novità. E sapete che c’è? C’è che se lo ascoltate capite che ha grandi momenti di sincerità. E in quei momenti buca. Buca lo schermo. Ma passa anche in una piazza fatta di uomini e donne in carne e ossa.

Renzi è la nuova sinistra. Ma anche, come direbbe Veltroni, antica.

Certo Renzi ha avuto un grande alleato. Il più grande in assoluto è stato Bersani – D’Alema – Sposetti. I tre, che in realtà sono uno (mistero della fede), hanno fatto di tutto per far decollare Renzi. Si sono inventati anche una serie di trabocchetti procedurali degni dell’Unione sovietica di Chernenko. Una serie di regole, forse anche corrette, ma tirate fuori proprio ad hoc per azzerare l’uragano Renzi. E ovviamente la gente si incazza quando vede certe porcherie. E allora si organizza. Chiama gli amici per spingerli a votare. Perché non ne può più di Sposetti – Bindi – D’Alema. I grandi politici che hanno talmente combattuto Berlusconi da tenerlo in vita per 20 anni.

I grandi politici che hanno inventato Di Pietro. I grandi politici che hanno tradito il garantismo una volta tipico della sinistra. I grandi politici incapaci di capire i segni dei tempi. I grandi politici capaci di perdere le primarie anche di condominio. I grandi politici che hanno fatto della presunzione e dell’arroganza il dato più caratteristico di certa sedicente sinistra. I grandi politici che si preparano a dare il colpo ferale all’economia. Insomma la casta più dura e pura.

A Viterbo il risultato di Renzi appare ancora più clamoroso. Visto che aveva contro quelli che si ritengono due pezzi da novanta: Fioroni e Sposetti. Ma si sa Fioroni e Sposetti appena respirano aria di Tuscia diventano quei perdenti nati che ogni volta debbono dimostrare le loro capacità infinita di essere sconfitti.

Come dire Fioroni e Sposetti sconfitti da quattro ragazzotti renziani male organizzati ma che hanno annusato il vento del nord.

Il vaffanculo all’apparatchik del Pd è venuto soprattutto dal popolo di sinistra. Basta vedere come è andato Renzi nella regioni rosse. Altro che infiltrati di destra. Ma poi i cittadini che nascono con il cartellino? Ma questi non sono vecchi, pensano vecchio. Che è ben peggio.

Ora ci sarà la sfida finale. Il ballottaggio, come tutti sanno, è un’altra storia, una sfida del tutto nuova. Anche se anche qui le regole tentano di impedire che ci sia lo tsunami Renzi. Ma una cosa è certa: indietro non si torna. Il risultato di Renzi ha cambiato definitivamente la geografia politica del paese e anche della Tuscia. Insomma, non basterà più dire “sì signore” per vivere felici.

L’avventura è appena iniziata… Anche perché il ballottaggio dovrà decidere non l’uomo più gradito a D’Alema e alla Bindi ma il candidato più forte per vincere le elezioni politiche. E quello non è certamente quel parroco di paese che è Bersani.

Carlo Galeotti


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26 novembre, 2012

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