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Idee@informazione - Il sottosegretario all'economia Gianfranco Polillo fa da battistrada al premier in vista delle prossime politiche

Dopo Monti? Ci vuole Monti

di Giuseppe Ferlicca
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Gianfranco Polillo

L'incontro con Gianfranco Polillo

L'incontro con Gianfranco Polillo

Gianfranco Polillo e Carlo Galeotti

Andrea Belli - Scuola edile

– “L’agenda Monti non basta più, ci vuole Monti”. A Idee@informazione il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo apre la strada a un bis per il premier, a pochi mesi dalle elezioni (fotocronaca * video).

Un Monti con una differenza: non più tecnico, ma politico. “Auspico un Monti bis – spiega Polillo – spero che il presidente superi le riserve che ha manifestato e si candidi politicamente alla guida di una formazione.

Il governo tecnico deve necessariamente avere limiti temporali, ne occorre uno politico. Non so cosa ne pensa lui, è un mio desiderio. Abbiamo bisogno di una persona autorevole. Monti ha credibilità internazionale, ha iniziato un lavoro che solo lui può portare avanti. Con il suo governo è cambiato il confronto in parlamento. Oggi si discute, a volte in modo anche aspro, ma sui contenuti. Prima volavano gli stracci. Se parlava il centrodestra, il centrosinistra rumoreggiava a prescindere e viceversa”.

Escludendo Monti, tra Bersani e Renzi, le primarie di Polillo le vince Bersani. “Lo conosco, mi dà maggiore sicurezza, dell’altro non so molto, soltanto una cosa ho capito che vuole fare. A uno del suo staff che criticava il governo gli ho chiesto di dirmi lui cos’avrebbe fatto, avrei preso appunti e riferito a Monti. E’ rimasto muto, poi ha detto: date i soldi ai sindaci”. Scarsino come programma.

Nell’ultimo appuntamento di Idee@informazione, ieri alla Scuola Edile il bilancio di un anno di tecnici al governo e le prospettive dalla prossima primavera in poi. Con Andrea Belli della Scuola Edile a fare gli onori di casa, Domenico Merlani di Unindustria e gli altri partner dell’iniziativa, Ideas e Tusciaweb, con il direttore Carlo Galeotti a intervistare Polillo. Partendo da un dubbio che molti si pongono: il governo percepisce la crisi che si vive nel paese e le difficoltà di cittadini e imprenditori?

“Siamo consapevoli delle sofferenze e pure preoccupati. Perché non abbiamo risposte a molti problemi di tutti i giorni. Solo che rispetto al passato non andiamo dicendo che in Italia si sta bene, la gente ha due telefonini. Molti, soprattutto giovani, sono in sofferenza, ma non abbiamo avuto solo la crisi. Mettiamoci il terremoto, maltempo, la tromba d’aria. Ci vorrebbe un esorcista”.

Non va molto meglio pure sul fronte crediti che le imprese vantano verso la pubblica amministrazione e che non riescono a ottenere, strada da fare ce n’è ancora molto. “In parte lo abbiamo fatto – spiega Polillo – sei miliardi di certificazione dei crediti da scontare in banca. Abbiamo registrato un effetto paradossale, non sono arrivate moltissime richieste, ottenendo un residuo rispetto alle somme stanziate.

Forse la procedura è troppo farraginosa. Valuteremo la situazione, ma molto di più non si può fare. Se paghiamo somme maggiori cresce il debito.

Servirebbero circa cento miliardi di euro, equivalenti a una quantità di titoli che inciderebbero sul Pil per dieci punti”. In questo caso è del passato che non v’è certezza, sul futuro qualche spiraglio c’è. “Lo Stato deve pagare le aziende per servizi ricevuti. Abbiamo adottato una direttiva europea che entra in vigore dal primo gennaio, con la quale i pagamenti dovranno avvenire a 30 o 60 giorni e in caso di ritardo scatta l’8% d’interesse. L’arretrato lo smaltiremo nel tempo, con l’aiuto delle banche. Anche se la vera riforma è quella con cui ci si può impegnare solo se si hanno i soldi in cassa. Oggi invece si prende l’impegno e poi si pagherà”.

Un anno di Monti, passato tra difficoltà e sacrifici da parte degli italiani. Sono serviti a qualcosa?

“Lo spread – afferma Polillo – è calato da 574 a 308 punti, è un segnale, anche se non è solo merito del governo”. Veramente con Berlusconi eravamo arrivati a un passo dal baratro? “La sensazione era questa, tanto che lo stesso presidente ha deciso di fare passo indietro sull’onda di una situazione drammatica, nata da una situazione pregressa”.

Non tutte le colpe sono imputabili a Berlusconi. “Abbiamo un debito che è del 125% sul Pil. Ci abbiamo convissuto per anni, dal 1992 con percentuali di queste proporzioni. Ma c’erano i soldi. Prima del 2008 solo noi avevamo un debito così alto. C’era liquidità, in quanto soltanto l’Italia chiedeva finanziamenti. Oggi la domanda di credito supera l’offerta ed è cominciata la selezione. Grandi banche e fondi li concedono, ma oltre al tasso d’interesse chiedono pure un premio per il rischio relativo a ciascun paese”.

A che punto della traversata siamo? “I sacrifici fatti sono serviti, intanto perché non c’è stato bisogno di un’altra manovra, ma siamo riusciti a restituire, rimettere in circolo tre miliardi di euro. Non sono tantissimi e me ne rendo conto, rispetto a quanto prelevato. Abbiamo aumentato le detrazioni per i carichi familiari. Sono soldi che arrivano dai sacrifici nel corso dell’anno.

Un altro governo insensibile avrebbe pensato a ridurre il debito. Sarebbe stata un’idea non criticabile. Noi abbiamo deciso diversamente. Il vantaggio ottenuto è che se non facciamo i matti, non serviranno più manovre. Basta non ricominciare con il clima spensieratezza”.

C’è chi profetizza l’uscita dall’euro come panacea per risolvere tutti i problemi. Grillo giusto per citarne uno.

“Il debito passerebbe dal 120% al 230%, perché uscendo dalla zona euro, oltre allo spread c’è da pagare il rischio cambio. Uscire dall’euro è un’opzione che non esiste. Come non ci sono alternative al rigore. In Francia Hollande ha vinto su Sarkozy dicendo basta ai sacrifici. Invece ha dovuto fare una stretta che poi si è rivelata non sufficiente e ora il suo paese ha subito un downgrading”.

E non serve a molto nemmeno vendere immobili per azzerare il debito pubblico. “Abbiamo visto in passato cos’hanno prodotto le alienazioni patrimoniali. Gente ha ottenuto case principesche a pochi soldi. Lo stato non può trasformarsi in immobiliarista. Pochissimi i risultati ottenuti. La gran parte del patrimonio appartiene agli enti locali e fanno resistenze e molte proprietà non sono vendibili. Le caserme, ad esempio, chi le compra? Servirebbe un cambio al piano regolatore. Sono operazioni da tentare, ma quando ci sarà un po’ di crescita dell’economia reale”.

Sui costi della politica, un Monti troppo timido nei tagli? “Li abbiamo fatti, non ancora molti. In Parlamento si passa al sistema contributivo peri vitalizi.

Per le regioni prevediamo tagli drastici e controlli rigorosi, ridotto pure il finanziamento ai partiti”. Batman non ritorna.

Molte le presenze in sala per l’incontro con Polillo dai vertici dei carabinieri, colonnello Gianluca Dell’Agnello, e della guardia di finanza, colonnello Alfonso Amaturo, al sindaco Giulio Marini, assessori e Giuseppe Ragusa, professore ed economista alla Luiss. Un “cervello” in ritorno dopo la fuga dall’Italia. “Sono rientrato – spiega Ragusa – per la famiglia, il mio paese. Stando in California mi sono confrontato con una realtà diversa.

Nell’università dove insegnavo c’è stato un pesante taglio dei finanziamenti e c’era da decidere cosa fare: ridursi dell’8% lo stipendio o tagliare la ricerca. Il 98% dei docenti ha optato per un taglio al proprio compenso”. Chissà se in Italia la scelta sarebbe stata identica.

Nicola Tosto di Federmanager ha parlato del tessuto imprenditoriale nel Lazio. Il 98% delle imprese sono piccole aziende, il 60% delle quali a conduzione familiare. Serve innovazione guardando al futuro. L’ex assessore Daniele Sabatini, rappresentante del Movimento di Francoforte ha criticato la politica del governo sulla disoccupazione giovanile, arrivata a tassi mai visti, mentre l’ancora assessore Ubertini ha puntato sulle politiche per l’evasione fiscale.

Si è cimentato nelle domande anche il sindaco Giulio Marini. “Sono stato disgraziato – dice Marini tra il serio e il faceto – a scegliere di rimanere primo cittadino e non più parlamentare. Con Tremonti e poi Monti è stato un disastro completo per me e i miei colleghi. Un milione di tagli a Viterbo e altri quattro, si dice, da tagliare in futuro. Mi chiedo come farà il prossimo sindaco”.

Marini lo chiede a se stesso? “Il governo pensa alla Tares, sui rifiuti. Altri 300mila euro da gennaio che peseranno sulle tasche dei cittadini, più trenta centesimi a metro quadro”.

Il primo cittadino vuole togliersi un dubbio. Saranno applicate? “La risposta definisce la partecipazione o meno di tanti candidati alle prossime elezioni comunali a Viterbo”. Polillo ha risposto, ma solo in parte. Il governo ci sta riflettendo. Marini e tutti gli altri dovranno decidere per proprio conto se candidarsi o meno.

Giuseppe Ferlicca


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1 dicembre, 2012

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