Viterbo – (sil.co.) – Violenza sessuale, prescritto il processo alla vittima che avrebbe mentito. Era accusata di false dichiarazioni al pm per avere negato gli approcci avuti con l’imputato durante un veglione di carnevale in maschera a Ronciglione prima degli abusi.
E’ la viterbese che ha denunciato un quarantenne per averla violentata dopo averla riaccompagnata a casa approfittando del suo stato di ebbrezza dopo un veglione di carnevale. Ma secondo la procura non l’avrebbe raccontata tutta. Nel senso che, durante le indagini, non avrebbe detto al pm degli approcci sessuali tra lei e il suo aguzzino, che nel frattempo è stato condannato a un anno di reclusione in primo e secondo grado per violenza sessuale.
La vittima è finita a sua volta sotto processo con l’accusa di false dichiarazioni al pubblico ministero. Nel frattempo, però, sono passati quasi otto anni dai fatti, risalenti al 10 febbraio 2013. E al giudice Giacomo Autizi, che proprio ieri avrebbe dovuto sentire i primi testimoni, non è rimasto altro da fare che dichiarare il reato estinto per prescrizione.
In aula avrebbero dovuto essere ascoltati cinque delle persone che facevano parte della stessa comitiva, un gruppo di viterbesi vestiti da antichi romani , che hanno preso parte a uno dei celebri veglioni organizzati per il carnevale di Ronciglione. Secondo quanto riferito, la donna e il quarantenne avrebbero trascorso la serata in allegria, brindando insieme, scambiandosi effusioni e dando l’impressione che tra loro stesse nascendo più di una simpatia.
Sarebbe stata la stessa vittima, una coetanea capo settore presso un ente pubblico, a fare entrare nella sua abitazione l’imputato, barcollando sulle gambe a causa del troppo alcol ingerito. Lui l’avrebbe messa a letto e poi, secondo l’accusa, avrebbe allungato le mani. Un’azione fulminea, dal momento che le telecamere della videosorveglianza avrebbero ripreso nuovamente la sua macchina che se ne andava dopo appena una manciata di minuti.
La mattina successiva, al risveglio, la quarantenne avrebbe preso coscienza dell’accaduto, ricordando di essere stata palpeggiata contro la sua volontà nelle parti intime, dicendole in inglese “I want your pussy” mentre lei si ribellava.. Immediatamente è corsa a sporgere denuncia, quindi al pronto soccorso, sottoponendosi per sei mesi a un programma di vaccinazioni e stando un anno e mezzo in terapia da uno psicologo.
L’imputato avrebbe avuto solo otto minuti per agire e la donna non avrebbe mai parlato di rapporto completo, ma solo di palpeggiamenti non graditi. Abbastanza per una condanna a un anno per violenza sessuale. Ultimo tassello della lunga e tormentata vicenda giudiziaria il rinvio a giudizio della vittima per avere omesso le presunte avances esplicite e reciproche e l’azzeramento del processo, senza colpevoli né innocenti, a causa della prescrizione. Fermo restando che, in qualunque contesto arrivi il no, se la donna dice no è no.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY