Lecce – “Non ha rubato un’auto, non ha spacciato. Ha ucciso. Io non dimentico il suo sorriso beffardo fuori dalla caserma dei carabinieri dopo aver confessato l’omicidio. Come si può permettere la libertà a un essere così? Che dignità dovrebbe recuperare che di dignità non ha nulla, che di umano non ha nulla, soltanto la fisionomia e la biologia?”. E’ una parte del lungo post pubblicato sulla propria pagina social da Benedetta Durini, la sorella di Noemi, la 16enne di Specchia, in provincia di Lecce, uccisa il 3 settembre del 2017 dal suo fidanzato – reo confesso – e il cui cadavere fu trovato dieci giorni dopo sotto un cumulo di pietre nella campagne di Castrignano del Capo.
A distanza di tre anni, quel ragazzo ha chiesto di poter lavorare fuori dal carcere di Quartucciu, dove è detenuto. Per la legge, essendo minorenne all’epoca dei fatti e avendo confessato l’omicidio, ne avrebbe diritto. La richiesta del giovane, che già lavora all’interno del carcere, sarà valutata dai magistrati, che esamineranno anche le relazioni dei responsabili del Quartucciu.
Noemi Durini, il 3 settembre 2017, scomparve nel nulla: l’ultima volta in cui era stata vista a Specchia, si trovava proprio in compagnia del fidanzato, di un anno più grande. Seguirono giorni di ricerche e di indagini, con il ragazzo che fu messo sotto torchio dagli inquirenti e alla fine confessò di averla uccisa, dopo averla percossa e sepolta viva sotto alcuni massi nei pressi di Castrignano del Capo. È stato condannato in via definitiva a 18 anni e otto mesi.
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