![]() Andrea Egidi, segretario provinciale Pd |
– Un grande partito popolare che si candida a governare il paese in un momento difficile deve avere due obiettivi principali: rimediare a ciò che di poco “giusto” c’è nel presente, essere in grado di fare tutto ciò che è “giusto” per il futuro. Per questo “L’Italia giusta”, l’ Italia che bisogna costruire cui gli italiani hanno diritto.
Poche parole, dichiarate nei giorni scorsi da Pierluigi Bersani, per spiegare quale messaggio il Pd lancia agli italiani per voltare pagina in Italia.
Un messaggio chiaro, alternativo al “sogno facile” di questi vent’anni berlusconiani; un appello che faccio mio e che spero rappresenti la bussola per il partito viterbese in questi cinquanta giorni di campagna elettorale.
Fare i conti con un paese indebolito e impaurito che sta scoprendo di nuovo il gusto di costruire insieme la tanto attesa riscossa civica di cui abbiamo bisogno.
Testimonianza di questo sentimento che cresce sono stati i diversi appuntamenti delle primarie, non da ultimo quello del 30 dicembre scorso. Domenica in tutta Italia un milione e mezzo di elettori hanno cancellato la vergogna del porcellum.
Nella Tuscia oltre ottomila cittadini hanno votato, un dato straordinario e di molto sopra la media nazionale.
Sono sincero, provo dispiacere nell’assistere al dibattito di queste ore.
Per due ragioni: la prima è perché questa polemica, che mi auguro possa cessare al più presto, è fatta da noi stessi; dagli stessi cioè che hanno consentito attraverso le primarie anche la scelta dei candidati al consiglio regionale (gli unici nel Lazio).
La seconda perché, come recitava un post apparso ieri sera su Facebook, gli elettori della Tuscia ci chiedono altro. Sanità, lavoro che manca (o se c’è è precario), infrastrutture ferme al palo… in fondo ci chiedono di disegnare il nuovo futuro della Tuscia.
Vogliono sapere dal Pd che fine faranno queste terre, se rimarranno schiacciate tra la Toscana e l’Umbria a Nord e la Capitale del Paese a Sud anche di fronte al riassetto istituzionale con cui ci dovremmo misurare partendo da Roma capitale e dalla riforma delle province.
Molto umilmente dico, facciamo attenzione nel continuare un simile dibattito e una simile polemica pubblica. Attenzione perché quei 17mila elettori delle primarie nazionali e gli 8240 di domenica 30 “come sono arrivati rischiano di andar via” se trovano un partito che non dirige i processi ma si azzuffa in diatribe che poco hanno a che fare con la vita dei viterbesi.
In queste ore mentre ci si interroga su quanto il segretario del Pd abbia “pilotato” le primarie mi sento di rispondere con la schiettezza di sempre: io, noi, non abbiamo pilotato nulla, a meno che non si voglia immaginare che qualche messaggio (tra l’altro inviato dal mio cellulare) possa aver consentito a qualcuno di vincere con migliaia di preferenze quella bella sfida rappresentata dal voto.
Ma su questo non voglio tornare perché ho già detto con una nota inviata alla stampa sabato scorso.
Torno invece volentieri su un punto, secondo me fondamentale: e cioè il vero spirito delle primarie.
Il risultato ci conferma la bontà della scelta su tutti i nostri candidati; donne e uomini che dispongono di un loro radicamento politico, sociale ed elettorale, da Nord a Sud della Tuscia, dal primo all’ultimo classificato.
Questo per me è un patrimonio a cui continuare a chiedere un contributo prima e dopo il voto, non fosse altro perché tanto lavoro dobbiamo compiere per rafforzare il Pd del viterbese.
Nessuno si senta sconfitto o abbandonato a sé stesso, qui il vero spirito delle primarie, non quello relativo a letture distorte che pure circolano in queste ore, perché a tutti chiederò di continuare a lavorare per il Pd e a volergli un po’ più di bene.
In questo lavoro saremo in tanti, ci saranno i candidati in prima persona e chi, come il sottoscritto, aiuterà il partito a vincere le elezioni. Un punto deve essere chiaro: a partire dai candidati si chiederà un voto per il Pd e per la Tusca, non per sé stessi ma per quel patrimonio unico ed indivisibile rappresentato dal partito.
Una comunità e un “marchio” che bisogna tenere sempre al riparo da polemiche perché quando parla qualcuno di noi è come se parlasse tutto il Pd. Insisto su questo e riprendo il vero insegnamento che ho ricevuto da Bersani nel corso degli anni. Il segretario da sempre va dicendo: “facciamo sempre attenzione nella polemica pubblica perché quando si maneggia il nome del Pd si maneggia un patrimonio di proprietà di milioni di italiani…”.
Ognuno di noi dovrebbe tenere a mente queste parole, il che non significa stare in silenzio, ma utilizzare “le tante voci di cui abbiamo bisogno” sempre e comunque con l’ambizione di fare del bene al Pd.
L’ultima riflessione che faccio è relativa all’esito politico delle primarie. Non spetta a me dare valutazioni su chi è arrivato primo, non fosse altro perché parliamo di dirigenti stimati e riconosciuti che tanto hanno fatto e tanto faranno per la Tuscia e che andrebbero rispettati al pari degli altri, visto che non c’è un tema di moralità.
Guardo invece, o provo a guardare, a come usciamo da questo turno.
Il partito esce più forte e più convinto delle proprie potenzialità.
Alcuni brevi cenni: il numero di elettori che hanno votato (ci confermiamo la prima provincia nel Lazio in rapporto agli abitanti), i risultati stessi dei candidati, la serenità che si è vissuta ai seggi senza nessun problema sullo scrutinio.
Dentro questi risultati c’è il lavoro dei circoli e c’è anche il contributo delle aree politiche e culturali esistenti nel Pd che, una volta tanto, non hanno realizzato “la conta all’ultimo voto”, ma costruito le condizioni affinché si potesse costruire un quadro solido e ordinato.
Questo è qualcosa di diverso dall’immaginare che nel Pd possa esistere solo una grande area della sinistra, della quale mi sento pienamente parte, e nulla più; così come è sbagliato adottare la chiave di lettura del “giochino dell’apparato e delle correnti”. Mi dispiace, la vedo diversamente.
Oggi il Pd, grazie al contributo di tutti – del filone cattolico e moderato, della sinistra riformista di ispirazione socialdemocratica, dell’area che ha sostenuto Renzi alle primarie – è un po’ più solido e stabile di qualche tempo fa e può guardare alle elezioni con più fiducia.
Da parte mia continuerò a lavorare per questo, come ho sempre fatto.
Andrea Egidi
Segretario provinciale del Pd
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