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Tuscania - Giudizio immediato per i due pastori sardi, accusati di fare da guardiani armati alla maxi piantagione

Selva di marijuana da 13 quintali, processo al via

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Alcune piante sequestrate e parte dell'attrezzatura usata per coltivarle ed essiccarle

Alcune piante sequestrate e parte dell'attrezzatura usata per coltivarle ed essiccarle

I carabinieri di Viterbo nella piantagione di marijuana

I carabinieri nella piantagione di marijuana

L.G., uno degli arrestati

L.G., uno degli arrestati

O.F., uno degli arrestati

O.F., uno degli arrestati

(s.m.) – Furono arrestati a settembre con l’accusa di aver coltivato un ettaro di marijuana a Tuscania. A breve, inizierà il processo per O. F.  e L. G., pastori sardi di 42 e 49 anni, ritenuti i proprietari della selva di droga.

Il pm Stefano D’Arma ha ottenuto il giudizio immediato. L’udienza è fissata per il 5 marzo. Gli arrestati devono solo decidere se andare a processo per quella data, senza passare per l’udienza preliminare, o chiedere riti alternativi.

Alla maxi piantagione, i carabinieri arrivarono tramite una fonte confidenziale. Un militare, travestito da fungaiolo, andò in avanscoperta nella zona indicata, una località sperduta chiamata Castel Ghezzo.

I due pastori facevano la guardia. O. F. imbracciava un fucile calibro 12. Intimò al carabiniere di andarsene, altrimenti non avrebbe esitato a sparare. In due ore è scattato il blitz dell’Arma, con trenta uomini dal comando di Tuscania. Alla vista dei militari, i pastori sono scappati abbandonando il fucile a terra. O. F. è stato preso dopo un inseguimento di un chilometro. L. G., allontanatosi alla guida di un fuoristrada, si era invece rifugiato a casa.

Gli arrestati hanno sempre negato che la droga fosse loro. Lo stesso gip Salvatore Fanti li scarcerò subito dopo l’arresto: non c’erano prove che la selva di marijuana appartenesse ai pastori. Anche se, a distanza di un mese, ai due fu notificata una nuova ordinanza di custodia cautelare per spaccio.

Per il loro avvocato Giovanni Bartoletti ci sono almeno un paio di anomalie. Intanto, il discorso del terreno: perché mai la piantagione doveva sorgere nel campo vicino, quando gli arrestati hanno una proprietà di 75 ettari? In un podere così esteso sarebbe stato anche più semplice nascondere la selva di droga. Inoltre, la zona è ampiamente battuta da fungaioli e cacciatori. Sarebbe stato un grosso rischio avviare un business degli stupefacenti proprio lì.

Dalla notifica del decreto di giudizio immediato, l’avvocato ha venti giorni di tempo per decidere se chiedere il rito abbreviato o il patteggiamento. In tal caso, sarebbe fissata una nuova udienza.


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11 gennaio, 2013

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