Gatto – Immagine di repertorio
Tuscania – (sil.co.) – Spara alla colonia felina e ammazza una gatta, definitiva la condanna a quattro mesi inflitta il 17 aprile 2019 dal tribunale di Viterbo a un 79enne originario di Rieti ma residente a Tuscania, P.M.A., confermata in secondo grado dalla corte d’appello di Roma il 20 gennaio 2021.
E’ successo il 27 marzo 2017 nella cittadina etrusca. La bestiola, raggiunta da un pallino alla vescica, è morta dopo quattro giorni di agonia. Parte civile, difesa dall’avvocato Ilaria Di Punzio, la “Bastet associazione felina viterbese”, cui l’imputato, cui è stata concessa la sospensione della pena, è stato condannato in primo grado a rifondere le spese.
La sentenza diventa ora definitiva in seguito all’udienza celebrata lo scorso 9 luglio, su ricorso dell’imputato, davanti alla settima sezione penale della corte di cassazione, presieduta dal giudice Aldo Aceto.
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Dal finestrino è spuntata una carabina e ha sparato ai gatti”, ha spiegato il testimone chiave dell’accusa durante il processo celebrato davanti al giudice Giovanni Pintimalli. “All’improvviso ho visto spuntare dal finestrino la canna di una carabina e ha cominciato a sparare ai gatti, che si sono sparpagliati per lo spavento”, ha detto l’uomo, testimone oculare della sparatoria contro i mici della colonia.
“Sono tornati tutti tranne una gatta, che è ricomparsa solo dopo quattro giorni, quando è tornata agonizzante. Allora l’abbiamo portata da un veterinario, scoprendo solo in quel momento, facendo una radiografia, perché da fuori non si vedeva niente, che aveva un pallino di carabina conficcato nella vescica. Una lesione ormai troppo profonda per intervenire chirurgicamente, dopo tanti giorni, e che l’ha condotta a una morte atroce”, ha concluso l’uomo.
La difesa ha contestato tra le altre cose che il teste chiave avrebbe sentito un solo colpo, e questo avrebbe attinto una ciotola in alluminio, non i gatti presenti in zona.
Ma per la suprema corte il ricorso è manifestamente infondato. “Allertati i carabinieri – si legge nelle motivazioni pubblicate il 6 settembre – nel portabagagli della vettura erano stati trovati una carabina ad aria compressa e dei bersagli; l’imputato sosteneva, in dibattimento, di aver voluto soltanto provare la nuova arma, ‘ma di non aver tirato verso gli animali, bensì verso un bersaglio di carta’. Circostanza che, tuttavia, non aveva trovato riscontro”.
E ancora: “Quattro giorni dopo la gattina, sottoposta a radiografia, aveva mostrato la presenza di un corpo estraneo radiodenso, compatibile con un pallino di piombo. L’animale era stato infine soppresso, attesa la gravità del quadro clinico”.
“Muovendo da queste premesse oggettive, la sentenza ha dunque ribadito la responsabilità penale dell’imputato. Questi, infatti, non aveva negato di aver sparato con la propria carabina, ed il felino era stato perso di vista proprio il giorno in cui, per contro, lo stesso imputato era stato notato, sul posto, puntare l’arma all’indirizzo dei gatti”, si legge nelle motivazioni.
“Se è vero che il testimone aveva udito il rumore del proiettile su una ciotola di alluminio (dove alcune persone lasciavano il cibo per i gatti) – dicono infine i giudici – non si poteva tuttavia escludere che lo stesso imputato avesse sparato altri colpì, così da colpire la gatta. Specie, peraltro, in assenza di elementi che indicassero, in zona, la contestuale presenza di altre persone, oltre a lui”.
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