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Rapine a mano armata in banca - Rifiuta di testimoniare contro i suoi complici - L'accusa: "E' stato minacciato"

Picchiato in carcere perché parlava troppo

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Alessio Albertazzi

Alessio Albertazzi

Massimo Mariani

Massimo Mariani

Manuel Ovidi

Manuel Ovidi

Aveva incastrato i suoi complici collaborando con gli inquirenti. Ma quelle parole di troppo gli sarebbero costate care. Al punto da zittire definitivamente Alessio Albertazzi.

Il netturbino arrestato nell’estate 2011 per una serie di rapine nella Tuscia si è avvalso della facoltà di non rispondere, ieri, al processo contro i suoi complici. Sono Manuel Ovidi e Massimo Mariani, entrambi sulla quarantina, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla rapina a mano armata.

La procura di Viterbo gli contesta tre rapine in banca. Due alla Bcc di Oriolo Romano e una al Monte dei Paschi di Siena di Vetralla, tra l’agosto 2010 e il gennaio 2011. Armati di pistola  a volto coperto, avrebbero minacciato i dipendenti e, una volta fattisi consegnare l’incasso, sarebbero fuggiti a bordo di maxiscooter. Nel colpo a Vetralla, addirittura, un rapinatore disarmò un vigilantes. Gli altri due indossavano uniformi della polizia.

Per Albertazzi la vicenda è prossima a concludersi con un patteggiamento. Ma il suo silenzio all’udienza di ieri, per il pm Fabrizio Tucci, vale più di un interrogatorio. Albertazzi, per l’accusa, è stato chiaramente intimidito. Quando era ancora in carcere, la madre sporse denuncia per minacce. Ai carabinieri raccontò che il figlio era stato vittima di feroci ritorsioni, al punto da dover essere tenuto per precauzione in isolamento. Il pm spiega che “Albertazzi fu picchiato e insultato da un gruppo di detenuti che gli dicevano che era un infame”. Proprio così usavano chiamarlo i suoi complici in alcune intercettazioni. L'”infame” doveva essere avvicinato in carcere e costretto a ritrattare. E la compagna di Ovidi, in un colloquio col suo uomo a Mammagialla, chiede se non sia possibile “fargli molto male”.

I suoi vecchi interrogatori finiscono misteriosamente sul web. E’ un sito americano a pubblicare i verbali per intero. Anche questo, per la procura, suona come un “inquietante avvertimento”. Il collegio dei giudici, ieri, ha acquisito proprio quei verbali, in cui Albertazzi riconosceva Ovidi e Mariani da alcune foto, insieme alle intercettazioni dove si parla di farlo ritrattare.

La difesa punta a smontare le indagini pezzo per pezzo. A cominciare proprio dai fotogrammi estratti dai filmati di videosorveglianza delle banche rapinate. Il maresciallo capo del Ris Antonio Natale li ha visionati uno per uno, per confrontare i rapinatori con le foto degli imputati. Il risultato è un “giudizio complessivo di compatibilità”: forma e tratti del viso sembrano corrispondere a quelli di Ovidi e Mariani, ma nessun segno particolare che li identifichi. In poche parole, non c’è certezza assoluta che siano loro.

Anche per questo il tribunale di Viterbo ha disposto una nuova perizia su quegli stessi fotogrammi. L’incarico al perito sarà affidato il 5 marzo.


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13 febbraio, 2013

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