L’omicida Imade Robinson
Orte – Omicidio al centro d’accoglienza Carpe Diem di Orte, lascia il carcere dopo la condanna a 5 anni il nigeriano Imade Robinson. Da ieri sta scontando la sua pena agli arresti domiciliari a casa della sorella, che ha espressamente scritto in una lettera di essere pronta a tenerlo con sé e la sua famiglia.
Imade Robinson è il richiedente asilo 23enne che la sera del 14 giugno 2020 ha accoltellato a morte, sferrando un solo colpo, il connazionale Eugene Moses.
La sentenza della corte d’assise del tribunale di Viterbo presieduta dal giudice Eugenio Turco risale allo scorso 8 novembre, quando il reato è stato riqualificato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale. L’accusa aveva chiesto una condanna a 20 anni di reclusione.
A meno di un mese di distanza, dopo avere trascorso quasi un anno e mezzo a Mammagialla, l’imputato ha ottenuto gli arresti domiciliari, a casa della sorella che vive in Abruzzo, a Pescara, col parere favorevole del sostituto procuratore Franco Pacifici, su istanza alla stessa corte d’assise del difensore Pasquale D’Incecco del foro di Pescara.
Il legale, chiedendo un alleggerimento della misura di custodia cautelare, ha sottolineato come Robinson sia incensurato, non abbia mai inteso fuggire e sottrarsi al giudizio, sia consapevole del disvalore della condotta posta in essere.
Ritenuto ormai pacifico che il 23enne non abbia sferrato la coltellata per uccidere la vittima, ma per bloccare Moses che si era chinato a raccogliere il coltello con cui lo aveva affrontato nel corridoio, nelle motivazioni si sottolinea l’assenza di premeditazione da parte dell’imputato.
Il difensore Pasquale D’Incecco
“Lungi dall’esservi stata una premeditazione – sottolinea il presidente Turco nell’ordinanza firmata ieri – la condotta criminosa è stata sorretta da un dolo d’impeto in uno specifico momento di concitazione (essendo risultato che la persona offesa, pochi istanti prima, aveva impugnato uno o forse due coltelli per colpire il Robinson), elemento che, sebbene evidenzi una scarsa capacità di autocontrollo del Robinson (che non è fuggito alla vista dell’avversario, ma si è preoccupato di procurarsi anche lui un coltello), induce a ridimensionare la valutazione relativa alla sua tendenza criminale, anch’essa indice di una minor propensione a commettere ulteriori reati”.
E ancora: “Lungi l’imputato dall’avere tentato la fuga, si è immediatamente consegnato ai carabinieri intervenuti immediatamente dopo i fatti, facendo loro ritrovare i due coltelli utilizzati dallo stesso e dalla persona offesa, e mantenendo poi un atteggiamento pacato e mostrando anzi pentimento per l’azione posta in essere”.
Pena scontata di un terzo per l’abbreviato
Riqualificando il reato, i sei giurati popolari e i due giudici togati Eugenio Turco e Roberto Colonnello lo scorso 8 novembre hanno applicato all’imputato lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato. “Avevo già chiesto il rito alternativo dell’abbreviato – spiega il difensore Pasquale D’Incecco del foro di Pescara – quando il tribunale del riesame aveva riqualificato il reato in omicidio preterintenzionale”.
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“L’omicida si è consegnato spontaneamente”
“Proprio tu?”, ha chiesto sorpreso Luca Di Mari, uno dei titolari del Carpe Diem a Imade, conosciuto come una persona mite e collaborativa. Più volte, invece, sarebbe stato chiesto l’allontanamento della vittima, Eugene Moses: “Creava problemi a tutti, fuori e dentro il centro di accoglienza”. Particolari emersi all’udienza dello scorso 12 luglio.
Un tipo tranquillo. “Non abbiamo mai avuto problemi con Imade, che stava con noi da anni, era sempre molto presente, ha preso parte al protocollo d’intesa con il comune e lavorava anche fuori”, ha proseguito Di Mari.
“Mi riferì di essere stato aggredito da Moses con un seghetto che ha recuperato fuori la porta dell’uscita di emergenza e che si era difeso con un coltello che invece aveva buttato su una strada sterrata subito dietro l’hotel. In quel momento sarebbe anche potuto scappare, io non avrei avuto l’autorità per fermarlo, ma si è subito consegnato ai carabinieri, che abbiamo aspettato insieme all’ingresso”.
“Io gli avevo consigliato di restare e dire la sua verità, piuttosto che fare il fuggitivo a vita. E lui mi ha dato ascolto”, ha sottolineato il teste.
La vittima Eugene Moses
Il giallo del terzo coltello
Il nigeriano è morto in pochi minuti dissanguato, cadendo pancia a terra dopo avere tentato di fare alcuni passi, documentati da una scia ematica nel corridoio. Il cadavere è stato trovato dai soccorritori riverso sul pavimento in una pozza di sangue, parte dentro e parte fuori la camera 211, mentre la coltellata sarebbe stata sferrata tra le camere 207 e 208.
Sotto il corpo della vittima il manico di legno di un terzo coltello, la cui lama insanguinata è stata trovata all’altezza delle stanze dove sarebbe stato colpito. Ma né i rilievi del Ris, né i testimoni sono stati in grado di svelare chi dei due lo avesse in mano e in quale momento dell’alterco sfociato in omicidio sia spuntato.
Silvana Cortignani
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