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Tribunale - Si difende uno dei due trentenni imputati del massacro di un coetaneo per un giro di valzer con una ragazza

Identificato 2 anni dopo pestaggio in discoteca: “Su Facebook sono io, ma non ricordo quella serata”

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Nepi – (sil.co.) – Un suo amico fa un giro di valzer con una ragazza in discoteca, in due lo massacrano di botte. Colpendolo ferocemente al volto e fracassandogli gli zigomi con una prognosi superiore ai 40 giorni. Gli aggressori sono stati identificati tramite le foto della serata pubblicate sulla pagina Facebook del locale. Ma uno dei due, sentito mercoledì dal collegio, non ha alcun ricordo di quella serata, anche perché è stato interrogato per la prima volta dai carabinieri dopo oltre due anni. Tanto ci sarebbe voluto per l’identificazione. 

Vittima un ragazzo all’epoca 23enne e oggi trentenne di Anguillara, che stava trascorrendo la serata in discoteca a Nepi, parte civile con l’avvocato Riccardo Crucianelli.

Era la notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio 2015, e da allora sono passati oltre sette anni, prima che arrivasse al rush finale il processo ai due presunti autori del pestaggio, due coetanei, difesi dagli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Lucio Angius, accusati di lesioni personali aggravate davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, che il 16 febbraio ha sentito la versione di uno dei due . 


Marco Valerio Mazzatosta

L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta


Il trentenne, difeso dall’avvocato Mazzatosta, ha detto di non ricordare nulla di quella serata e di essere stato sentito per la prima volta dai carabinieri a distanza di oltre due anni, nell’autunno del 2017. Si è quindi riconosciuto nelle foto pubblicate su Facebook prodotte il 20 novembre 2019: “Ma di quella serata non ho alcun ricordo”. 

Durante il processo non sono emersi testimoni oculari che potessero indicare gli autori del massacro nei due imputati, identificati per l’appunto tramite le foto della serata pubblicate sulla pagina Facebook del locale. Uno di loro avrebbe indossato una camicia a fiori molto vistosa.

Dell’aggressione, avvenuta in un locale notturno di Nepi la notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio 2015, ha parlato in aula  il responsabile della sicurezza della discoteca. Ma a parte la vittima “sdraiata per terra col volto ridotto a una maschera di sangue e la camicia a brandelli” non ha visto altro. 

“Verso le due mi hanno telefonato che c’era stata una rissa nel corridoio dell’ingresso e che la vittima era stata portata fuori a braccia da due buttafuori in stato di incoscienza. Il poveretto stava sdraiato per terra e lo stavano rianimando con dell’acqua. Poi gli amici lo hanno portato al pronto soccorso e non sono stati chiamati i carabinieri. Ho visto una Fiat Punto di colore grigio che si allontanava di corsa dal parcheggio e abbiamo capito che erano di Nepi. Niente altro”, ha detto.

Il 16 marzo sono previste discussione e sentenza. 


Articoli: “Vittima a terra priva di sensi, con la faccia insanguinata e la camicia a brandelli” – Massacrato di botte in discoteca per un giro di valzer con una ragazza


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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19 febbraio, 2022

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