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Operazione Ichnos - Dai sei anni di reclusione del primo grado ai tre anni del secondo - Fu arrestato il 26 novembre 2018 e da allora non ha più lasciato il carcere

Fiumi di droga in Sardegna, pena dimezzata per il boss Ismail Rebeshi

di Silvana Cortignani
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L'operazione Ichnos dei carabinieri - Nel riquadro: Ismail Rebeshi

L’operazione Ichnos dei carabinieri – Nel riquadro: Ismail Rebeshi


Cagliari – Fiumi di eroina e cocaina in Sardegna, pena dimezzata in appello per il boss di mafia viterbese Ismail Rebeshi.

Dai sei anni di carcere inflitti in primo grado il 14 gennaio 2021 dal tribunale di Cagliari (con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato) ai tre anni di reclusione ottenuti in secondo grado dal difensore Roberto Afeltra del foro di Roma, pronto ora a ricorrere anche in cassazione per una ulteriore riforma della sentenza, più favorevole al suo assistito.

E’ l’operazione Ichnos, sfociata il 26 novembre 2018 nell’arresto dell’imprenditore 39enne d’origine albanese, che da allora non è più uscito dal carcere. All’epoca era attivo a Viterbo nel settore del commercio auto e dei locali da ballo per stranieri.


Roberto Afeltra

L’avvocato Roberto Afeltra


Sconti per i boss e il pentito, pena più che dimezzata per il barista Luigi Forieri

Rebeshi è stato poi raggiunto in carcere, a distanza di due mesi, il 25 gennaio 2019, dall’ulteriore misura di custodia cautelare nell’ambito dei 13 arresti dell’operazione Erostrato che ha sgominato il sodalizio italo-albanese che ha messo a ferro e fuoco il capoluogo tra il 2017 e il 2018, per cui è stato anche giudicato col rito abbreviato. Attualmente sta scontando al 41 bis nel carcere di Cuneo la condanna a 10 anni e 11 mesi in secondo grado dello scorso 7 giugno, quando la sentenza di primo grado è stata riformata, confermando per otto imputati, tra cui i boss Rebeshi e Giuseppe Trovato, l’associazione di stampo mafioso. 


Spaccio sul litorale romano, 16 anni al boss Rebeshi

L’anno scorso, inoltre, il 9 febbraio 2021, Rebeshi è stato nuovamente raggiunto da una misura di custodia cautelate in carcere per droga. Stavolta nell’ambito dell’operazione Sottovuoto per cui è stato condannato in primo grado lo scorso 4 novembre a ulteriori 16 anni di reclusione. Secondo l’accusa, sarebbe stato il fornitore “viterbese” di una banda di undici pusher italo-albanesi attivi sul litorale romano, tra Ardea e Pomezia.  


L'operazione Ichnos dei carabinieri - Nel riquadro: Ismail Rebeshi

L’operazione Ichnos dei carabinieri


L’operazione Ichnos 

In carcere è finita una banda di presunti narcotrafficanti, specializzati nell’importazione di ingentissimi quantitativi di eroina e cocaina nell’isola, che avrebbe avuto epicentro nell’Ogliastra. Le pene più pesanti, in primo grado, ovvero 18 anni di carcere, sono state inflitte ai due presunti capobanda, mentre per gli altri 21 imputati sono state inflitte condanne tra i quattro e gli 11 anni di reclusione. 

Rebeshi, il boss albanese che secondo la Dda di Roma puntava a ottenere il pieno controllo del mercato della cocaina a Viterbo, in Sardegna è stato condannato in primo grado a sei anni con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato chiesto dal difensore Roberto Afeltra. 

Il 39enne, secondo le indagini dei carabinieri di Carbonia (guidati dal capitano viterbese Lucia Dilio e coordinati dai pm Alessandro Pili e Rita Cariello della Dda di Cagliari), in soli tre mesi, da novembre 2017 a febbraio 2018, mentre a Viterbo si moltiplicavano gli attentati incendiari e i gesti intimidatori, sarebbe riuscito a rifornire il gruppo sardo di un chilo e mezzo di eroina e di sei chili di cocaina.

Cocaina purissima. Pura al 93 per cento, dicono le carte dell’operazione Ichnos. Secondo le accuse, in pochi mesi, la banda avrebbe acquistato 85 chili di droga per complessivi 3 milioni di euro che poi, sul mercato, avrebbero moltiplicato fino a oltre tre volte il loro valore.

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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5 marzo, 2022

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