Nepi – (sil.co.) – Un suo amico fa un giro di valzer con una ragazza in discoteca, in 3-4 lo aggrediscono e lo massacrano di botte. Ma al processo non emerge che gli autori del feroce pestaggio siano gli unici due giovani identificati dalla vittima, che ieri sono stati assolti dal collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco.
Il pm Massimiliano Siddi aveva chiesto una condanna a due anni e 4 mesi di reclusione ciascuno per lesioni gravi in concorso.
I fatti risalgono alla notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio 2015. Parte offesa, con una prognosi superiore ai 40 giorni, un ragazzo all’epoca 23enne di Anguillara, venuto per la prima volta a ballare in un locale di Nepi assieme a un amico.
“Per lui parla la foto del suo volto scattata il giorno successivo mentre era ricoverato all’ospedale di Belcolle”, ha ricordato il legale di parte civile Riccardo Crucianelli.
“Il mio assistito ha subito due interventi chirurgici, riportando una limitazione funzionale della mandibola che si porterà per tutta la vita, ha delle placche sul viso e non potrà mai più aprire la bocca come prima”, ha sottolineato, puntando il dito contro la discoteca, da cui non è partito nessun allarme.
“Se fosse stato subito chiesto l’intervento dei carabinieri, le cose sarebbero andate diversamente”, ha detto, parlando di “peccato originale”.
Nessuno ha chiamato i carabinieri
E’ stato lo stesso 23enne, assieme all’amico, a cercare sulla pagina Facebook del locale le foto della serata, riconoscendo due degli aggressori e scoprendone il nome grazie ai tag, allegando quattro scatti alla denuncia sporta presso i carabinieri di Anguillara e poi girata al comando stazione di Nepi.
Il riconoscimento da parte della vittima e dell’amico testimone, però, è avvenuto soltanto a due anni di distanza, il 13 gennaio 2017. Un ritardo che, secondo i difensori Marco Valerio Mazzatosta e Lucio Angius, ha pregiudicato l’attendibilità del riconoscimento stesso. Tanto più che gli aggressori sarebbero stati in numero maggiore, si parla per l’appunto di almeno 3 o 4 se non di più, e che degli altri si è persa traccia.
Durante il processo, inoltre, non sono emersi testimoni oculari che potessero indicare gli autori del massacro nei due imputati.
Marco Valerio Mazzatosta in aula con la mascherina della pace
Dell’aggressione ha parlato in aula anche il responsabile della sicurezza della discoteca. Ma a parte la vittima “sdraiata per terra col volto ridotto a una maschera di sangue e la camicia a brandelli” ha detto di non avere visto altro.
“Verso le due mi hanno telefonato che c’era stata una rissa nel corridoio dell’ingresso e che la vittima era stata portata fuori a braccia da due buttafuori in stato di incoscienza. Il poveretto stava sdraiato per terra e lo stavano rianimando con dell’acqua. Poi gli amici lo hanno portato al pronto soccorso e non sono stati chiamati i carabinieri. Ho visto una Fiat Punto di colore grigio che si allontanava di corsa dal parcheggio e abbiamo capito che erano di Nepi. Niente altro”, tutto quello che è riuscito a riferire.
Articoli: Identificato 2 anni dopo pestaggio in discoteca: “Su Facebook sono io, ma non ricordo quella serata” – “Vittima a terra priva di sensi, con la faccia insanguinata e la camicia a brandelli” – Massacrato di botte in discoteca per un giro di valzer con una ragazza
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY