Montefiascone – (sil.co.) – “Ti brucio il bar e ti sparo in bocca”, poi giù botte e vetri infranti. Una vera e propria spedizione punitiva, di cui la vittima ha svelato il presunto movente: “Liti tra le nostre figlie”.
E’ entrato nel vivo ieri davanti al giudice Francesco Rigato il processo ai tre uomini – tra cui un pregiudicato 56enne che sta scontando una condanna definitiva per droga a 8 anni – accusati di minacce, danneggiamento e lesioni aggravate in concorso per la feroce aggressione messa a segno la sera del 13 agosto 2019 in un locale di Montefiascone sulla Verentana.
Uniti da legami di parentela col 56enne, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, tutti d’origine partenopea, gli altri due sono un 33enne residente a Milano e un 39enne residente in provincia di Salerno. Avrebbero portato con sé anche un minore, un diciassettenne pure lui di Napoli, ma durante la prima udienza testi del processo il particolare non è emerso.
Montefiascone – Intervento dei carabinieri all’ospedale
“Ho denunciato perché sono venuti i carabinieri”
Per primo è stato sentito il barista 62enne destinatario della spedizione punitiva, il quale, nonostante la gravità dei fatti raccontati, si è detto pronto a rimettere la querela dicendo di non volere rogne: “Ho sporto denuncia perché non potevo fare a meno”, ha spiegato, ricordando l’intervento sul posto dei carabinieri del Norm della compagnia di Montefiascone.
“So’ fatti così, so’ napoletani”, ha detto al giudice che gli chiedeva quali minacce gli avessero rivolto gli imputati, il 56enne in particolare, ovvero “ti ammazzo, ti do fuoco al bar, ti sparo in bocca, ammazzo te e la tua famiglia”. “Sono cose che si dicono in certi momenti”, ha voluto sottolineare la parte offesa.
Rivelato il movente della spedizione punitiva
Con l’occasione ha svelato il movente per cui il pregiudicato 56enne avrebbe fatto irruzione fuori di sé nel locale. “Mia moglie aveva sporto denuncia contro sua figlia che molestava mia figlia e lui mi aveva chiesto di fargliela ritirare. Ma siccome sua figlia continuava a infastidire la mia, mia moglie l’ha ripresentata. Pensavo fosse venuto al bar per parlarne, ma quando ho fatto per dargli la mano, ha brandito un martello verso la mia testa e solo per poco non mi ha preso”, ha spiegato.
Martello, coltello, bottiglie e vetri infranti
Poi sarebbe successo il macello. “Da fuori sono entrati alcuni clienti in mio soccorso e gli altri due uomini che erano venuti con lui, che assieme al 56enne hanno cominciato a mettere a soqquadro il locale e spaccare bottiglie per terra, mandando in frantumi anche la vetrina. Il 56enne ha anche tirato fuori un coltello con cui ha ferito all’addome uno degli avventori che cercava di bloccarlo. Intanto un altro, da fuori, mi ha tirato una bottiglia, ma ha sbagliato mira e la bottiglia è finita in faccia al 56enne”, ha proseguito.
Ferito avventore in soccorso del barista
Gli aggressori sono scappati mentre sul posto si precipitavano i carabinieri, che hanno poi trovato il pregiudicato al pronto soccorso dell’ospedale di Montefiascone con una ferita alla testa per la bottigliata che lo avrebbe colpito per sbaglio, a causa della quale è stato trasferito a Belcolle. Delle cure dei sanitari hanno avuto bisogno anche il barista, ferito al collo e a una spalla, con una prognosi di cinque giorni, nonché il cliente che si è beccato dei tagli sulla pancia per disarmare il 56enne del coltello.
Il processo riprenderà il prossimo 15 dicembre per sentire ulteriori quattro testimoni dell’accusa.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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