L’assalto al portavalori
Viterbo – (sil.co.) – Rapina da un milione di euro al portavalori assaltato all’uscita della superstrada per Cinelli, l’ex moglie difende una delle due guardie giurate complici dei banditi.
Alle battute finali il processo all’ex guardia giurata Fabio Aglioti, uno dei due vigilantes coinvolti nel colpo.
Considerato il basista, è l’unico ad avere scelto di essere processato davanti al collegio col rito ordinario dei tre componenti della banda arrestati a dicembre 2020, a distanza di oltre quattro anni dal colpo messo a segno il primo febbraio 2016.
L’altra guardia giurata, l’ex amico e collega Michele Potenzi, è uscito di scena con un patteggiamento che gli ha consentito di beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Il terzo arrestato è un pregiudicato campano, tradito mentre, detenuto per rapina a Mammagialla, avrebbe parlato dell’assalto al portavalori con un cellulare clandestino, senza sapere di essere intercettato dalla polizia penitenziaria. Altri pregiudicati sono finiti indagati a piede libero.
Parte civile con l’avvocato Roberto Alabiso la guardia giurata che era alla guida del portavalori al momento dell’assalto.
Mercoledì sono stati sentiti tre testi della difesa, tra i quali la moglie separata di Aglioti, che ha negato la circostanza per cui l’imputato nel periodo della rapina avesse una anomala disponibilità di denaro.
Al termine dell’udienza, il processo è stato rinviato per la discussione al 13 aprile.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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