Viterbo – (sil.co.) – E’ ripreso ieri davanti al collegio il processo per maltrattamenti aggravati in famiglia al 47enne viterbese denunciato il 14 aprile 2021 dalla madre trentenne del suo figlioletto, che ne ha ottenuto l’allontanamento dopo un primo ammonimento del questore risalente al precedente mese di novembre.
La donna – che l’ex avrebbe minacciato di uccidere per poi suicidarsi – si è costituita parte civile con l’avvocato Luigi Mancini. Contro l’imputato anche la trascrizione di alcuni vocali Whatsapp ritenuti significativi dall’accusa, in uno dei quali si sente il 47enne minacciare la trentenne di fargliela pagare: “Tanto prima o poi ti farò il culo”.
In aula un solo testimone, citato dal difensore Emanuele Barbacci, un amico di famiglia 39enne, più amico dell’imputato che della presunta vittima, che avrebbe frequentato con una certa assiduità fino al lockdown del 2020, pur essendo stato raramente a stretto contatto con la coppia. Una decina le visite a casa nell’arco di tre anni, durate non più di 10-20 minuti. Mai a cena o a pranzo insieme.
Il difensore Emanuele Barbacci
“Mai viste aggressioni, né fisiche né verbali, anche se si percepiva della tensione – ha detto il teste sentito ieri – lui era attaccatissimo al figlio, tutto quello che riguardava il bambino era una priorità. L’ho invece visto triste e depresso per quanto riguardava i rapporti con la compagna. Due-tre volte è capitato che mi abbia letto dei messaggi o fatto sentire dei vocali che mi hanno segnato, in cui lei gli augurava di morire come un barbone o che il figlio un giorno lo odiasse”.
Il 2 marzo, sempre per la difesa, aveva testimoniato il padre dell’imputato: “Lui magari faceva una battuta e lei gli rispondeva a tono”. Gli insulti sarebbero stati reciproci: “Ma non ho mai assistito a episodi di violenza, né tantomeno a mio figlio che la colpiva con una testata sul naso”, ha sottolineato il genitore in aula.
Durante l’udienza del 23 marzo, invece, è stata sentita la successiva compagna del 47enne, una 43enne che ha difeso l’imputato nonostante la recente interruzione della relazione. “Era lei a voler dare a credere che lui continuasse a cercarla, ma lui stava già con me dall’estate del 2020”, ha detto. E ancora: “E’ vero che a volte le rivolgeva epiteti pesanti, l’ho sentito darle anche della zingara. Ma lo faceva perché era preoccupato per il bambino, non voleva che la ex facesse frequentare al figlio certa gente, persone poco raccomandabili, con cui la madre si faceva vedere in giro e di cui postava foto sui suoi profili social”.
Al termine dell’udienza, il processo è stato rinviato al prossimo 19 ottobre per sentire l’ultimo teste della difesa sulla presunta testata con cui l’imputato avrebbe rotto il naso alla compagna e procedere nello tesso giorno con la discussione e la sentenza.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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