(s.m.) – “Stavo attentissimo al bambino. Non ha mai avuto un’influenza, un raffreddore, un taglietto. Era la luce dei miei occhi”.
Trattiene a stento le lacrime Giulio Pellegrini. Il padre del piccolo Rocco, ucciso a 14 mesi da una dose di metadone, parla al processo che lo vede imputato insieme alla compagna Beatrice. Omicidio colposo, l’accusa.
Il pm Stefano D’Arma li incolpa di negligenza, per aver portato il bimbo in ospedale troppo tardi e lasciato il metadone alla sua portata. Lui si autoaccusa: “Prendevo solo io il metadone – spiega al giudice -. La colpa di quello che è successo a mio figlio è soltanto mia”.
Giulio Pellegrini ripercorre per l’ennesima volta l’ultimo giorno di vita di suo figlio. E’ il 28 ottobre 2008. Torna a casa all’ora di pranzo. Rocco ha passato tutta la mattina con la mamma. Gli corre incontro col girello appena vede il papà, che nota subito la bottiglietta di metadone a terra. E’ vuota. Ma Rocco sta ancora bene.
“Gli ho dato un bacio, ho controllato se avesse tracce di metadone addosso. Sono tossicodipendente, pensavo che mi sarei accorto se mio figlio avesse accidentalmente ingerito metadone. Ma Rocco sembrava normale. Era allegrissimo e scatenato come sempre”. Pellegrini ancora non sa che, poche ore dopo, si ritroverà all’ospedale di Ronciglione a cercare di strappare suo figlio alla morte.
Non ci riuscirà. All’arrivo al pronto soccorso, il bambino non respira già più. “Non capivo più niente. Ero fuori di me. Non so cosa posso aver detto in quei momenti”.
Il padre del piccolo parla come chi ha sentito per cinque anni il peso della colpa. Eppure non se ne capacita ancora. Più volte ripete che era “tutto come sempre”, che “Rocco stava bene”, che “nulla gli aveva dato motivo preoccuparsi”. “Se non fossi stato tossicodipendente, mio figlio sarebbe ancora qui”, conclude.
Ma per il pm Stefano D’Arma i problemi sono altri: lo “stile di vita della coppia” e la “casa in stato di totale confusione, pericolosa per un bambino così piccolo, con siringhe, oggetti appuntiti e bottigliette di metadone sparse ovunque e alla portata del bambino”.
Una requisitoria di mezz’ora, alla fine della quale l’accusa ha chiesto la condanna a un anno e mezzo dei genitori per omicidio colposo. Contestate anche la coltivazione di alcune piantine di marijuana e la ricettazione di documenti risultati rubati e trovati in casa della coppia. Anche per queste accuse il pm ha chiesto complessivamente la condanna a sedici mesi e 3mila 300 euro di multa.
Dal reato di cessione di piccole dosi di stupefacenti, la coppia va, invece, assolta, secondo il magistrato, così come un loro conoscente, imputato per lo stesso reato.
La madre di Rocco, Beatrice, non è riuscita a venire in aula. Saranno acquisiti i suoi vecchi verbali di interrogatorio.
All’udienza dell’8 maggio parleranno le difese. Poi, eventuali repliche e sentenza.
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