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Tribunale - Per i consulenti della difesa non c'era volontà omicidiaria - Il collegio dispone perizia psichiatrica super partes

Tentato femminicidio: “Le ha sferrato cinque coltellate, ma non voleva ucciderla”

di Silvana Cortignani
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Carabinieri e 118

Carabinieri e 118

Il sostituto procuratore Chiara Capezzuto

Il sostituto procuratore Chiara Capezzuto

Capranica – “Le ha sferrato cinque coltellate, ma non voleva ucciderla”. 

E’ ripreso ieri con la testimonianza dei consulenti di parte della difesa il processo per tentato omicidio all’ex poliziotto 59enne Alberto Aniello. Arrestato il 29 gennaio 2021, giorno del presunto tentato femminicidio, Aniello è tuttora in carcere per la feroce aggressione della compagna, accoltellata mentre stava preparando la valigia per lasciarlo.

Vittima la 55enne originaria della Polonia con cui viveva in un appartamento al primo piano del civico 10 di via Largo delle Fornaci a Capranica. 

Lo scorso 23 marzo era stato sentito il dottor Antonio Maria Lanzetti, secondo cui non ci sarebbero dubbi sulla volontà omicidiaria dell’imputato. “Ha sferrato cinque coltellate per uccidere, una ha perforato un polmone, una ha sfiorato il cuore e un’altra ha fratturato una vertebra”, ha detto in aula il medico legale viterbese.


“Cinque coltellate, ma non voleva ucciderla”

Secondo il medico legale Walter Patumi di Perugia, nominato dai difensori Amedeo Centrone e Federica Ambrogi: “Le ha sferrato cinque coltellate, ma non voleva ucciderla”. Le tre coltellate all’addome e le due alla schiena sono state sferrate “dove era più facile colpire, con istinto di rabbia ma non con volontà omicida”. Per il consulente, la donna “non ha mai rischiato di morire” e la frattura alla vertebra lombare non sarebbe dovuta alla violenza di una delle coltellate, “semmai alla caduta a terra”. 

“Il colpo più profondo è quello di 3 centimetri che ha provocato l’emopneumotorace al polmone destro, risolto con un drenaggio e una sutura superficiale. Sicuramente sono stati sferrati col coltello piccolo”, ha concluso Patumi. Come si ricorderà, sul pavimento, è stata rinvenuta la lama spezzata del coltello più grande.

L’avvocato di parte civile Ernestina Portelli, di fronte al consulente secondo cui la vittima non avrebbe mai rischiato la vita, gli ha chiesto cosa sarebbe accaduto se non fosse riuscita a scappare di casa e non fosse stata immediatamente soccorsa da un vicino richiamato dalle urla, facendo notare alla corte d’assise che la parte offesa ha riferito come durante l’aggressione l’imputato le abbia gridato più volte “ti ammazzo”.


Per lo psichiatra di parte un “quadro demenziale”

L’altro consulente della difesa, lo psichiatra forense Pieritalo Maria Pompili di Roma, ha invece diagnosticato all’imputato un idrocefalo normoteso, una patologia neurologica in essere da 5-10 anni, per cui l’imputato soffrirebbe di un “impoverimento del cervello” che lo renderebbe in generale “incapace di controllare le pulsioni” e nello specifico “incapace di intendere e di volere al momento del fatto”.

L’avvocata Portelli gli ha chiesto come si spiega, a fronte del presunto “quadro demenziale” descritto, che, all’arrivo dei carabinieri, l’aggressore sia stato trovato vestito come per uscire, dopo che aveva anche ripulito la scena del crimine, dicendo che voleva morire e informandosi poi in ospedale delle condizioni della vittima.

La difesa ha prodotto, a tal proposito, anche il diario clinico delle carceri di vasto e di Mammagialla, da cui emergerebbe la “fragilità caratteriale” dell’imputato. 


Disposta perizia psichiatrica super partes

La pm Chiara Capezzuto e l’avvocata Portelli, all’esito dell’escussione dei due consulenti, hanno chiesto al collegio di disporre una perizia super partes sulla capacità di intendere e di volere e anche sulla pericolosità sociale dell’imputato.

La presidente Elisabetta Massini, accogliendo al richiesta, ha disposto una doppia perizia, per cui il prossimo 14 giugno, oltre a uno psichiatra, sarà nominato anche un medico legale relativamente alla natura delle lesioni riportate dalla vittima.

I prossimi testimoni saranno invece ascoltati all’udienza già fissata per il 22 giugno. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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26 maggio, 2022

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