Viterbo – (sil.co.) – E’ stato condannato a due anni di reclusione il “pusher social” di Grotte di Castro.
E’ il 24enne d’origine algerina agli arresti da un anno con l’accusa di spaccio aggravato, in quanto avrebbe ceduto stupefacenti, hashish e marijuana, anche a ragazzi e ragazze ancora minorenni sul lago di Bolsena.
Il pubblico ministero Paola Conti aveva chiesto due anni e mezzo di carcere e seimila euro di multa.
La difesa ha chiesto la riqualificazione del reato, sostenendo in particolare che i video pubblicati sul gruppo Telegram “Rif Mountains” non erano per vendere la sostanza, ma per promuovere il consumo dell’erba, del quale l’imputato, interrogato davanti al collegio, si è autoproclamato un grande fan.
Così entusiasta di fare il “divulgatore” della bontà del fumo, per sua stessa ammissione, da vedersi negare dal presidente Eugenio Turco e dai due giudici a latere sia la revoca della misura di custodia cautelare degli arresti domiciliari, sia il permesso di uscire un’ora la mattina e una la sera, tra le 7 e le 8 e le 19 e le 20.
“Per prendere il fresco, visto il grande caldo”, ha sottolineato la difesa, motivando con l’afa stagionale la richiesta.
L’istanza della difesa è stata rigettata non avendo l’imputato mostrato alcun ravvedimento durante il processo, nonostante sia agli arresti ormai da un anno, ovvero dal 13 luglio 2021 quando i carabinieri gli hanno notificato la misura di custodia cautelare a Roma, dove nel frattempo si era trasferito.
Ergo, finito con una condanna a 2 anni di reclusione e una multa di 4700 euro il processo di primo grado, il 24enne è tornato ai domiciliari.
Tradito dalla droga via corriere dalla Francia
Fermato una prima volta a Bolsena il 19 marzo 2021, mentre spacciava hashish a un ragazzo con appresso un bambino lungo la strada per il cimitero, fu trovato con 6 grammi di hashish addosso più altri 60 grammi, un pezzo da 6 grammi e un altro da 7 grammi, sempre di hashsih, custoditi in una busta “pluriball”, custodita dietro la porta della cameretta su un termosifone, spedita all’imputato dalla Francia.
Il 24 marzo, rimesso in libertà con l’obbligo di dimora in provincia di Viterbo e di stare a casa in orari prestabiliti, i carabinieri, capito da una chat telefonica con un pusher di Castiglione in Teverina, che stava aspettando un nuovo “carico”, si sono attivati per intercettare il “pacco” al suo arrivo.
A raccontare il blitz in aula è stato il luogotenente Piergiorgio Scoparo, comandante della stazione di Bolsena: “Un carabiniere è salito sul furgone col corriere e quando lui si è affacciato a ritirare il pacco lo abbiamo bloccato. C’erano 10 involucri di hashish da 10 grammi l’uno per un totale di 100 grammi di stupefacente”.
Il 13 luglio 2021 sono scattate le manette, quando le successive indagini hanno appurato come l’imputato avesse proseguito nell’attività di spaccio nei mesi di febbraio, marzo e aprile 2021.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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