L’omicida – Claudio Cesaris, amante di natura, animali, scrittura, musica e cultura
Tarquinia – “Ti auguro di provare il dolore che si prova quando ti portano via la persona che ami”. Una delle tante facce della premeditazione, secondo l’accusa.
Così Claudio Cesaris, il 69enne omicida reo confesso del professor Dario Angeletti, minacciava il 20 novembre 2021, pochi giorni prima del delitto del 7 dicembre alle Saline, la ricercatrice quarantenne per cui di lì a breve avrebbe ucciso.
Un crescendo di minacce. Una escalation di pedinamenti della donna, dopo avere scoperto che frequentava il collega di lavoro cinquantenne. Ha tallonato la ricercatrice e Angeletti il 3, 4 e 6 dicembre 2021. E lo stesso ha fatto il giorno del delitto, il 7 dicembre, seguendo la ricercatrice nel tragitto da San Martino al Cimino a Monte Romano, recandosi poi aTarquinia e attendendo l’uscita dal lavoro della vittima, poi uccisa con due colpi di pistola al capo. Peraltro sostenendo di essere stato preda di un raptus quando, parlando della ex, lui aveva replicato con una frase a detta di tutti non nelle corde della vittima: “A gambe aperte le donne sono tutte uguali”.
La vittima – Dario Angeletti
L’ex tecnico dell’università di Pavia, fino all’efferato assassinio del cinquantenne docente dell’Unitus, era noto come amante della natura, degli animali, della scrittura, della musica e anche della pittura.
Il pm Alessandro Gentile della procura di Civitavecchia, ne ha chiesto il rinvio a giudizio anche per stalking ai danni di Angeletti e della ricercatrice quarantenne, che lo ha denunciato e si è costituita parte civile davanti al gup. In particolare, Cesaris l’avrebbe tormentata con frasi piene di livore, rancore, desiderio di vendetta e soprattutto tante minacce, più o meno velate, più o meno pericolose, tramite telefono e posta elettronica nonché pedinata, in giro per la Tuscia e per l’Italia, dopo il trasfermento della donna dall’università di Pavia a quella di Viterbo, prendendo anche una casa in affitto a San Martino al Cimino nei pressi della sua abitazione.
Tarquinia – Il ritrovamento del cadavere della vittima alle Saline
Primo allarme non appena giunta a Viterbo
Il primo messaggio inquietante contestato risale al 25 luglio 2020, in concomitanza col trasferiemento a Viterbo della quarantenne: “Quando avrò finito di piangere avrò uno scopo preciso da raggiungere… ti ho augurato di provare il dolore che ho provato io oggi quando avrai la mia età e non vedrai davanti a te niente, nessun futuro con la persona che ami”.
“Se mi fanno una sberla, ne rendo quattro”
Nei successivi tre messaggi, risalenti al 26 ottobre, all’11 novembre e al 19 dicembre 2020, i toni si alzano ulteriormente. A ottobre: “Mi basta spedire una mail ai miei superiore e per conoscenza ai tuoi e sai di cosa parlo… e allora adesso vivi nell’angoscia che io possa farlo, vivi nel terrore che la tua vita sia distruttiva, prova questa ebrezza”. A novembre: “Ti auguro o forse no di non provare mai il dolore, la disperazione, l’angoscia, il vuoto, la solitudine in cui mi hai lasciato … buona fortuna a te Adriana, ne avrai bisogno perché la vita non ha finito di inculare anche te”. Prima di Natale di due anni fa: “Questa notte ho capito che non è servito a nulla cercare di migliorarmi … e allora tanto vale essere quel figlio di … che ero e se mi danno 1 sberla ne rendo 4…”.
“Chi semina dolore, raccoglie dolore”
L’anno nuovo non porta consiglio. Il 24 gennaio 2021: “Ricordati che chi semina vento raccoglie tempesta, io direi chi semina dolore (per nulla) raccoglie dolore. Io comunque non la smetto, dirò sempre quello che penso”.
“Quando hai una pistola puntata alla tempia”
E nemmeno la primavera successiva. Il 19 maggio 2021, durante un incontro a San Martino al Cimino, le avrebbe puntato un dito alla tempia, dicendole: “Quando hai una pistola puntata alla tempia o quando puntano una pistola alla tempia di chi ami fai quello che ti dicono di fare”, aggiungendo poi che le avrebbe sputato in faccia se avesse scoperto che aveva un’altra relazione.
Pedinata per mesi e mesi col gps
Monitorandone gli spostamenti mediante apparato Gps posto abusivamente sul veicolo da lei utilizzato, avrebbe pedinato per largo e per lungo la quarantenne.
Il 22 maggio 2021 a Bolsena, dal 14 al 17 ottobre 2021 a Bologna, Sendriano e Novara, il 12 novembre 2021 a Tarquinia e Civitavecchia, il 15 novembre 2021 a Viterbo, nei giorni 16 e 17 novembre 2021 a Tarquinia e Viterbo, il 19 novembre 2021 a Tarquinia), apprendendo delle sue frequentazioni con il collega di lavoro Dario Angeletti.
La minaccia peggiore, 17 giorni prima del delitto
Il 20 novembre 2021, durante un incontro a San Martino al Cimino analogo a quello del precedente 19 maggio, l’avrebbe minacciata con l’augurio di provare “il dolore che si prova quando ti portano via la persona che ami”, poi dicendole “vattene perché mi sto arrabbiando sul serio”, infine inviandole un messaggio in cui scriveva “… anch’io sono cambiato, anzi ero cambiato, ero riuscito a relegare in un angolo gli aspetti peggiori del mio carattere … sono tornato ad essere quello che ero, forse anche peggio, anzi sicuramente peggio”.
Silvana Cortignani
Civitavecchia – Il procuratore capo Andrea Vardaro, titolare del fascicolo il pm Alessandro Gentile
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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