Tarquinia – L’omicidio lo scorso 7 dicembre alle Saline
Tarquinia – Morte del professor Dario Angeletti, secondo l’accusa avrebbe puntato a pianificare il delitto perfetto l’assassino, che avrebbe fatto ripetute ricerche sui casi irrisolti di omìcidio.
Ieri la difesa ha chiesto l’abbreviato per l’ex tecnico dell’università di Pavia, Claudio Cesaris, che lo scorso 7 dicembre ha ucciso alle Saline il docente dell’Unitus. Il gup deciderà il 23 settembre.
La procura di Civitavecchia ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio aggravato da futili motivi e premeditazione, stalking e altri reati relativi al possesso di armi.
Il gup del tribunale di Civitavecchia si è riservato, accogliendo nel frattempo la costituzione di parte civile della vedova, dei figli e delle sorelle della vittima nonché quella della ricercatrice lombarda quarantenne per cui l’imputato avrebbe ucciso il biologo marino di Tarquinia, parte offesa con Angeletti dal reato di stalking. Parte civile con l’avvocato Paolo Pirani. uno dei legali del caso David Rossi, anche il comune di Tarquinia.
Informazioni sui casi irrisolti di omicidio
Cesaris è accusato di omicidio per la morte di Angeletti, attinto con due colpi di pistola alla parte posteriore destra del capo. Con l’aggravante di aver agito per futili motivi e con premeditazione, avendo commesso il fatto nei confronti di persona che frequentava la ex compagna, dopo aver assunto informazioni sul conto della vittima, effettuato pedinamenti e sopralluoghi, essersi informato sulla possibilità di localizzare un telefono spento e sulla percentuale dei casi irrisolti di omicidio, essersi procurato un’arma diversa da quelle denunciate e con essa aver atteso che la vittima uscisse dal lavoro.
L’arma mai trovata del delitto
Il 69enne deve inoltre rispondere di violazione della legge sulla armi perché, al fine di commettere l’omicidio, ha portato illegalmente in luogo pubblico una pistola di marca e calibro imprecisati.
Sempre in tema di pubblica sicurezza deve rispondere del trasferimento da Dresano a Viterbo frazione di San Martino al Cimino, omettendo di ripresentare la denuncia di detenzione relativa alla pistola Glock modello 44 calibro 22 Lr.
La spiava con il gps in macchina
Quindi lo stalking perché “con condotte reiterate, minacciava e molestava” la ricercatrice quarantenne con la quale aveva avuto una relazione sentimentale, “in modo da ingenerarle un fondato timore per la sua incolumità personale”.
Nei suoi confronti condotte di molestia e minaccia consistite in ripetuti pedinamenti (monitorandone gli spostamenti mediante apparato gps posto abusivamente sul veicolo da lei utilizzato) e “nell’inviarle numerosi messaggi telefonici ed e-mail, nei quali, oltre a rimproverarle in maniera ossessiva di non avere creduto nella loto relazione, le rivolgeva minacce”.
L’omicida – Claudio Cesaris
Chi è Claudio Cesaris
Cesaris sapeva. Il killer seguiva tutti gli spostamenti della donna con il gps, trovato a casa sua assieme a una pistola Glock regolarmente detenuta. Aveva preso in affitto un monolocale al primo piano del civico 112 di via Cadorna a San Martino al Cimino.
L’ex tecnico universitario, 69 anni il prossimo 5 novembre, una ex moglie e una figlia a Pavia, è lombardo, di Dresano, in provincia di Milano. In occasione della pensione l’università di Pavia lo aveva omaggiato con la medaglia Teresiana.
Diplomato al liceo scientifico “Gandini” di Lodi nel 1972, nel 1987 si è laureato in scienze biologiche con indirizzo zoologico a Pavia. Ha lavorato per anni nel laboratorio di eco-etologia dei vertebrati del dipartimento di scienze della terra e dell’ambiente all’università di Pavia. Un curriculum di tutto rispetto: funzionario per il ministero degli affari esteri in Kenya e nello Yemen, ha svolto consulenze scientifiche per diversi enti tra cui la Regione Lombardia. In occasione della pensione l’università di Pavia lo aveva omaggiato con la medaglia Teresiana.
Durante l’interrogatorio davanti al gip Savina Poli, che si è svolto venerdì 10 dicembre nel reparto detentivo di Belcolle, Cesaris ha confessato di aver sparato ma, allo stesso tempo, ha negato di aver pianificato l’uccisione del biologo marino professore dell’università della Tuscia.
La vittima – Dario Angeletti
Chi è Dario Angeletti
Dario Angeletti, 50 anni, sposato, due figli, di Tarquinia, era docente in ecologia e biologia marina dell’università di Viterbo. È stato ucciso con due colpi di pistola (l’arma non è stata trovata) mentre si trovava nella sua auto a pochi passi dal laboratorio di ecologia e centro ittiogenico sperimentale alle Saline dove era al lavoro con due assistenti. Coordinava l’unità di ricerca locale del Centro interuniversitario di ricerca sui cetacei (Circe).
Le telecamere di sicurezza dell’Oasi naturalistica riprendono la sua Volvo V4 grigia e la Subaru Forester di Cesaris parcheggiata sull’altro lato del piazzale. Il prof si ferma, apre la portiera, fa salire in macchina il 69enne.
Ci sono i filmati registrati dalla telecamera che punta sul parcheggio delle Saline che quel 7 dicembre vedono arrivare l’auto di Cesaris poco prima delle 9, poi riprendono il pensionato incamminarsi lungo la strada che va all’oasi. A metà mattinata lo riprendono ancora nel parcheggio. Faceva su è giù per quella strada dove sarebbe passato Angeletti.
Chi è la donna per cui il killer avrebbe ucciso
Originaria di Abbiategrasso, anche lei lombarda e della provincia di Milano, 40 anni, due figli, erpetologa esperta in rettili e anfibi, la donna per cui Cesaris avrebbe ucciso Angeletti è giunta a Viterbo a luglio 2020, come ricercatrice di zoologia all’Unitus, nel dipartimento di scienze biologiche, con un insegnamento. Dopo la laurea specialistica in scienze naturali a Parma, per otto anni, dal 2012, ha lavorato con un assegno di ricerca all’umiversità di Pavia, come funzionario tecnico del laboratorio del dipartimento di scienze della terra, proprio Cesaris.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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