Carabinieri in centro a Viterbo
Viterbo – (sil.co.) – Era accusato di violenza sessuale per aver cercato di baciare sulla bocca una giovane mamma che andava a prendere la figlia a scuola in via Cairoli e di minacce aggravate per aver brandito un coltello a serramanico minacciando di morte il marito accorso per difenderla.
L’imputato è il pregiudicato albanese 34enne difeso dall’avvocato Luigi Mancini che nell’agosto 2021 si è imbucato in maniera rocambolesca al rave party di Valentano, passando in macchina per le strade sterrate di campagna in modo da eludere le forze dell’ordine, che nel frattempo avevano blindato l’area bloccando gli ingressi. Non ha però pensato ai controlli in uscita, quando è stato fermato e denunciato per occupazione abusiva e violazione dell’obbligo di dimora a Viterbo cui era sottoposto. E’ l’unico delle migliaia di giovani identificati che subirà un processo.
In carcere a Frosinone per una vecchissima condanna passata in giudicato, stavolta se l’è cavata con quattro mesi di reclusione, dopo che il collegio presieduto dalla giudice Elisabetta Massini ha riqualificato la violenza sessuale in violenza privata e le minacce aggravate in minacce semplici, come sollecitato dallo stesso pubblico ministero Massimiliano Siddi. Tanto più che la presunta vittima, nel frattempo, si è separata dal marito, trasferendosi con la prole dal quartiere di San Faustino in Germania, da dove ieri ha fatto sapere di non essere interessata a tornare in Italia per testimoniare, motivo per cui sono state acquisite le sue dichiarazioni dell’epoca.
I fatti risalgono al 6 dicembre 2018. Il difensore Luigi Mancini ha sottolineato come la parte offesa abbia detto a suo tempo che l’imputato le si era parato davanti “come se volesse baciarmi, ma non mi ha mai toccato fisicamente” e come l’ex marito abbia testimoniato in aula che “mia moglie è passata al volo, lui da dietro l’ha annusata, ma lei non se ne è accorta”.
Il coltello a serramanico, inoltre, sarebbe stato un “coltellino nel mazzo delle chiavi” che tirava fuori e dentro dalla tasca: “L’unico testimone oltre al marito sentito al processo ha detto di non sapere cosa voglia dire in italiano coltello a serramanico, parlando genericamente di un coltellino. Nessun coltello è stato trovato dai carabinieri, ma sappiamo che l’imputato portava un coltellino nel mazzo delle chiavi”, ha sottolineato il legale.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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