Prostituzione – Controllo dei carabinieri
Viterbo – Parlano le baby squillo di 14 e 15 anni che si prostituivano per 50 euro con un settantenne e coi suoi amici. Gli appuntamenti fissati dall’anziano erano sempre al capolinea del Riello. I clienti passavano a prenderle in macchina e le riportavano alla fermata a cose fatte.
Nel corso dell’inchiesta sono state effettuate 13.800 intercettazioni, duemila delle quali usate dall’accusa e 254 trascritte dalla polizia giudiziaria.
“Attenzione che questi due sono sposati, è un segreto”, dice l’anziano, un 78enne originario di Montefiascone ma residente a Viterbo, alle ragazzine in una delle telefonate intercettate, fatte sentire ieri in tribunale dalla pm Paola Conti, che hanno incastrato l’uomo e le due minorenni, le quali solo al termine di un interrogatorio fiume, messe alle strette dalle loro stesse voci, hanno ammesso di avere avuto rapporti sessuali con l’imputato e anche con altri uomini con cui lui fissava loro gli appuntamenti.
In una delle intercettazioni fatte ascoltare in aula, una delle due spiega come è vestita, a beneficio del cliente che sta per passare a prenderla. “Ho una maglietta rosa e i pantaloncini corti”, dice al vecchio ruffiano.
Viterbo – Posto di controllo in località Riello
La più piccola delle vittime all’epoca frequentava la terza media in una scuola del capoluogo. Sono nate a cavallo del Duemila. Era l’estate del 2015. Quando il giro di baby prostitute è venuto a galla, l’indagine è passata per competenza alla Dda di Roma, per poi tornare a Viterbo per il processo.
Oltre alle due ventenni ascoltate ieri in aula, ci sarebbe anche una terza parte offesa, 16enne all’epoca dei fatti. C’è poi secondo imputato, un 38enne d’origine romena, a suo tempo residente a Grotte di Castro, connazionale delle ragazzine, che avrebbe gestito l’attività da un punto di vista logistico e cercato di reclutare le minori anche come ballerine per un night club della bassa Tuscia.
“Ci disse che avremmo dovuto intrattenere al tavolo i clienti e che, se avessimo voluto, avremmo potuto avere con loro rapporti sessuali a pagamento”, hanno ammesso ieri a fatica le due ex baby squillo, al termine di un’udienza durante la quale hanno lungamente cercato di negare perfino l’evidenza, fino a quando la presidente Elisabetta Massini non ha fatto loro un ammonimento sulla falsa testimonianza.
Due bambine con le voci da bambine nelle telefonate intercettate in cui si parla di appuntamenti e prestazioni. In una telefonata vengono richiesti anche rapporti sessuali a tre, un giorno che era disponibile soltanto una delle due. Quando lei gli dice no, l’ultrasettantenne non si arrende: “Allora facciamo che prima vai con uno e poi vai con l’altro”. Venivano anche ingaggiate a coppia: “Cento euro per fare l’amore con due miei amici, 50 euro ciascuna”.
L’allarme è scattato nella primavera del 2015, quando ai carabinieri della compagnia di Ronciglione è stata segnalata la presenza, a Blera, di ragazze minorenni romene che andavano con adulti.
Il 78enne e il 39enne sono imputati di sfruttamento e induzione alla prostituzione minorile. Le adolescenti, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si sarebbero prostituite in abitazioni del centro storico – zona piazza del Comune, Sacrario e San Faustino – dandosi appuntamento con i clienti, intercettati anche tramite social, al capolinea del Riello.
Le due ragazzine sarebbero apparse in atteggiamenti equivoci e ammiccanti sui rispettivi profili, utilizzati per agganciare clienti, che in questo modo sarebbero stati tratti in inganno dalle pose da adulte, ignari della minore età delle prostitute.
L’italiano, in particolare, difeso dall’avvocato Mirko Bandiera, avrebbe rivestito il ruolo di una sorta di “manager territoriale”, procurando alle due prostitute minorenni clienti italiani. Inizialmente sarebbe stato lui stesso un cliente, poi avrebbe fiutato l’affare e iniziato a spargere la voce tra gli amici, allargando pian piano il cerchio tra gli utenti della rete.
Silvana Cortignani
Articoli: Giro di baby squillo, centinaia di intercettazioni inchiodano un 35enne e un 75enne – Baby squillo, in due alla sbarra per induzione alla prostituzione minorile – Baby squillo incontravano i clienti al capolinea del Riello
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY